La legge giuridica e la legge morale: “Filumena Marturano”

febbraio 22nd, 2018 | by Francesco Melchiorri
La legge giuridica e la legge morale: “Filumena Marturano”
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Nelle serate del 16 e 17 febbraio e nel pomeriggio del 18 è andato in scena al Teatro Fraschini di Pavia lo spettacolo Filumena Marturano, un classico di Eduardo De Filippo per la regia di Liliana Cavani, la quale dopo le numerose e spesso controverse opere cinematografiche si cimenta per la prima volta nella regia di un’opera teatrale, con una rappresentazione canonica e apprezzatissima del dramma eduardiano.

La vicenda narra delle conseguenze scaturite dallo stratagemma messo in atto dalla protagonista, Filumena, che per costringere il suo compagno di vita a sposarla dopo venticinque anni di turbolenta vita insieme, decide di fingersi morente. L’uomo, Domenico Soriano, convinto che le sia rimasto ormai poco da vivere, decide di accontentarla, di modo da poter successivamente (appena dopo il decesso imminente della donna) convolare nuovamente a nozze, stavolta con colei che nella sua vita ricopre il ruolo di amante. Quando l’inganno è scoperto, però, Domenico dapprima minaccia ed insulta Filumena, successivamente ricorre alla consulenza di un avvocato per annullare il contratto matrimoniale. Filumena in realtà, aveva escogitato il tutto al fine di poter dare un cognome, e quindi una fonte di mantenimento fissa, ai suoi tre figli illegittimi, nati durante i lunghi anni di assenze e viaggi di Domenico. Questi in un primo momento deride Filumena, ma quando viene a sapere che uno dei tre (senza sapere quale esattamente) sia realmente suo figlio, rivaluta la sua posizione: Filumena si rifiuta di comunicargli quale ragazzo sia effettivamente del suo stesso sangue, contemporaneamente convoca i tre ignari ragazzi e comunica loro di essere la loro madre, per poi lasciare casa Soriano. Domenico, dopo dieci mesi di difficoltosa riappacificazione, sposa Filumena e accoglie finalmente l’invito della sposa a trattare ognuno dei tre ragazzi come figlio proprio, condividendo l’ideale della donna secondo cui «i figli non si pagano».

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La messa in scena diretta da Liliana Cavani, rimanendo fedelmente aderente al testo originale, da una parte conquista senza sforzo il pubblico fin dalle prime battute, dall’altra mette in luce tanto i pregi quanto i difetti della rappresentazione, ponendo davanti agli occhi dello spettatore un’opera trasparente. E così avviene, ad esempio, nel caso della resa attoriale: Geppy Gleijeses nei panni di Domenico Soriano e Nunzia Schiano in quelli della fedele domestica danno vita alle interpretazioni più intense del cast, mentre Elisabetta Mirra e Ylenia Oliviero mostrano un ritmo decisamente sotto la media. Seppure nemmeno Mariangela D’Abbraccio nei panni della protagonista sforni un’interpretazione delle più convincenti, il lavoro conquista meritatamente il pubblico del Fraschini, anche grazie ad una brillante ed efficace scenografia condita al suo interno da dei costumi raffinati (entrambe ad opera di Raimonda Gaetani). Interessanti anche gli intermezzi musicali, composizioni originali di Teho Teardo.

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