Perché “Black Panther” è così importante

febbraio 19th, 2018 | by Luca Carotenuto
Perché “Black Panther” è così importante
Birdmen

Un film non è mai “solo” un film. Un film, anche quello più autoriale è sempre un’opera collettiva di artisti e impresari in un dato momento storico. Un discorso questo che calza a pennello con la realtà dei Marvel Studios (che a maggio spegnerà dieci candeline) vera e propria corporation cinematografica la quale, proprio come i fumetti di provenienza, ambienta storie e saghe nella realtà attuale, ponendosi non raramente in polemica con essa. Bollare i suoi film o altri simili come mero intrattenimento è una tentazione troppo forte per i detrattori e i non conoscitori del genere e ancora più grave sarebbe farlo con Black Panther, nelle sale italiane dal 14 febbraio. Ebbene leggendo le recensioni d’oltreoceano ho notato una sensibile discrepanza con quelle di casa nostra. Se le prime infatti si concentrano (a volte decisamente troppo) sugli aspetti etnici e culturali del film di Ryan Coogler, le seconde generalmente hanno tenuto a snobbare questi elementi in favore di una valutazione principalmente estetica. Ma Black Panther è un film troppo importante per ricevere una valutazione sbilanciata solo su un lato. Ecco perché in questa mia recensione desidero analizzare i due aspetti (im)portanti del film, l’identità culturale e la realizzazione artistica, rispondendo per punti tematici alla domanda: “perché Black Panther è così importante?”

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È un film africo-centrico

Il genere epico ha sempre svolto una funzione pedagogico-propagandistica nella storia dell’umanità. Sia che parliate di Gilgamesh, di Achille, di Enea o di Beowulf gli eroi fanno questo: offrire alle popolazioni un’idea per la quale diventare popolo. Non che l’Africa manchi di una o più mitologie di fondazione ma certamente nella cultura popolare e di consumo sono molto poco conosciute. Se per esempio avete familiarità con Anansi e la sua saga vuol dire o che siete appassionati o studiosi di culture esotiche oppure che siete lettori accaniti dei fumetti di Spider-Man (certo una cosa non esclude l’altra). Ora Black Panther fa proprio questo: offre al continente africano un’idea culturale in cui potersi identificare. Nel film infatti grandissima importanza hanno i riti di iniziazione, i balli, i vestiti e ancora di più la lingua, da sempre vero collante tra i popoli, in questo caso lo swahili . Ma non solo: la contrapposizione tra protagonista (un Chadwick Boseman perfetto come Pantera Nera) e antagonista (Micheal B. Jordan si fa perdonare alla grande per la sua Torcia Umana) racchiude in sé la natura conflittuale del continente africano e dei suoi contrasti. Tutti elementi questi che contribuiscono alla realizzazione di un prodotto di grande valore artistico e culturale. Non male per un film di supereroi.

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Il nero è protagonista

No, Black Panther non è il primo film di supereroi con un protagonista di colore. Il primo protagonista nero in un film di supereroi fu Micheal Jai White in Spawn (Mark A.Z. Dippé, 1997), film dimenticabilissimo e imbarazzante. Nel 1998 uscì Blade di Stephen Norrington con protagonista Wesley Snipes, primo capitolo di una fortunata trilogia che per molti versi diede il via alla fortuna della Marvel al cinema. Nell’ordine seguirono l’orribile Catwoman (Pitof, 2004) con protagonista Halle Berry e il più che discreto Hancock (Peter Berg, 2008). Allora perché questo film è così importante per la black culture? Perché è un film che parla proprio di black culture affrontando tematiche di grande attualità storica e politica. È il superamento definitivo della blaxploitation. Definire Black Panther “politicamente corretto” non è solo odioso ma sbagliato. Politicamente corretto è semmai un Deadshot interpretato da Will Smith, una Torcia Umana afroamericana o uno Shocker col volto di Bokeem Woodbine. Ciò non vuol dire che non siano interpretazioni convincenti o di qualità ma non si può che rimanere almeno leggermente scettici di fronte a un cambio di etnia ingiustificato. Black Panther invece lancia un messaggio meta-cinematografico quantomai attuale. Invece che “colorare” personaggi iconici crea nuove icone diversificate e multi-etniche. E per fare questo il nero non può essere protagonista solo davanti la telecamera ma sopratutto dietro come ha dimostrato Ryan Coogler (già regista dell’ottimo Creed del 2015). La sua è una regia dinamica e bilanciata allo stesso tempo e alterna sapientemente i momenti più riflessivi e di dialogo alle mirabolanti scene di combattimenti e inseguimenti.

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Iconografie e rappresentazioni

Per stessa ammissione del regista, Black Panther si ispira almeno in parte ai film di James Bond. La scena del casinò in Corea del Sud, per citarne una è palesemente ripresa da quella di Skyfall ambientata in Cina. Il personaggio di Shuri (una sfolgorante Letitia Wright) è la controparte Wakandiana di “Q” e un nutrito e eccezionale cast femminile (Danai Gurira, Angela Bassett e Lupita Nyong’o) non teme confronti con le storiche Bond-Girl. Le dora millaje, le guardie del corpo del re sono molto più che “semplici” donne forti e indipendenti; sono delle presenze scultoree per tutto il film e delle vere e proprie guide tanto per il protagonista quanto per gli spettatori all’interno della società Wakandiana. Tutto questo unito a un Wakanda splendido alla vista, anche se solo costruito al computer, contribuisce a quello che forse è il merito maggiore del film: la costruzione di un inedito sistema di icone narrative, tanto negli elementi umani quanto in quelli scenici, basato sulla cultura africana. Iconografia che è alla base della rappresentazione di sé nel pubblico di consumo di massa.

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Perché alla fine è un bel film

Black Panther il film più bello dei Marvel Studios? No, non lo è. E certamente non mancano criticità da segnalare. Il personaggio di Daniel Kaluuya ad esempio, pur essendo uno dei più importanti per la trama, non è sviluppato a sufficienza. Danai Gurira, nonostante il suo innegabile carisma, scade troppo spesso in una recitazione esagerata e ostentata e Nakia, la spia col cuore da missionario interpretata da Lupita Nyong’o, risulta poco credibile in un mondo di assassini a sangue freddo. Ma criticità a parte, Black Panther è senza dubbio il film più importante degli Studios oltre che uno dei meglio riusciti. Dalle musiche ai costumi, dalla narrazione alle tematiche affrontate (di scottante attualità politica e sociale) Black Panther è un film completo e magnificamente realizzato. Un nuovo esempio di cinema d’intrattenimento di alta qualità che non mancherà di far felici i fan del fumetto e gli spettatori occasionali ovvero quelli che cercano “solo” un buon film.