Inchiostro a volontà 2017- “S4ve2337 “

febbraio 16th, 2018 | by Redazione Online
Inchiostro a volontà 2017- “S4ve2337 “
Concorsi

di Roberto Gallotta

 

L’aria dell’ufficio, mantenuta a temperatura regolare e resa viziata dai grossi condizionatori a muro, mischiata con le forti luci al neon bianche stava iniziando a dare colpi di martello sulle tempie di Paolo. Distolse gli occhi un secondo dallo schermo aperto su un foglio di Excel e cercò di distrarsi da quel lavoro d’ufficio monotono dove non succedeva mai niente.

Dagli auricolari sentì la campanellina di notifica della posta elettronica: una mail in pieno pomeriggio? Il fatto che qualcosa stesse succedendo lo fece diventare quasi come un bambino alla mattina del Natale: s’ingobbì di colpo mentre con gli occhi cercava l’icona del browser Web sul desktop.

Strano, la mail non era indirizzata al suo profilo di lavoro, ma a quello personale.

Insospettito, controllò il mittente e l’oggetto della lettera: un vago “s4ve2337 @mail.com” ed un ancor più misterioso ‟leggimi”.

“Sarà spam”, pensò Paolo un po’ deluso, e cancellò la mail. Riaprì il foglio di lavoro e riprese a digitare numeri e formule.

Un altro *ding* dalla mail. Ed un altro. Ed un altro ancora. Paolo sentì il proprio cuore battere più rapidamente: un attacco informatico alla sua casella di posta?

Controllò rapidamente le tre lettere: tutte dallo stesso indirizzo di prima, l’oggetto ora però riportava, complessivamente, ‟Leggimi – Ti – Prego”. La curiosità ebbe la meglio su Paolo e, mordendosi il labbro, ne aprì una. Lesse il contenuto trattenendo il fiato dalla paura di aver combinato una stupidata sul computer del lavoro, collegato alla rete aziendale, ma la mail diceva soltanto ‟Tocca a te ora”.

Probabilmente uno stupido scherzo di uno dei suoi colleghi, pensò. Cancellò le mail e si rimise al lavoro, ma con uno strano peso sullo stomaco che non si sapeva chiaramente spiegare.

Due ore di monotono lavoro al computer dopo, Paolo uscì dall’ufficio, attraversò il parcheggio sotterraneo, salì in moto e si diresse a casa. Arrivò più tardi del previsto, cenò con un panino e si mise a guardare il notiziario notturno prima di cadere addormentato.

Si svegliò di soprassalto in quello che non era il suo soggiorno, bensì una stanza fredda, il tipico freddo metallico,  completamente al buio. Si guardò attorno ma non riusciva a vedere altro: nessuna porta o finestra dalla quale poter uscire. Impaurito, mosse la mano in avanti per cercare di capire dove fosse e si ritrovò ad impugnare una cordicella con una grossa perlina di plastica attaccata all’estremità inferiore.  La tirò con forza senza pensarci troppo: in fin dei conti, cosa poteva succedere di peggio? La forte luce bianca lo accecò per un paio di secondi, procurandogli una fitta alla testa ed un senso generale di disorientamento. Pian piano, mentre gli occhi si abituavano alla nuova fonte di luce, Paolo notò che sul tavolino basso di fronte a lui c’era appoggiato un foglio piegato su se stesso. Incuriosito, lo raccolse e lo lesse tutto d’un fiato: era una descrizione dettagliata della giornata di qualcuno, completa di riferimenti temporali e spaziali e note sulle emozioni che aveva provato in ogni situazione, con cerchiato, in rosso, alle otto e mezza di sera, un incidente frontale contro un camion e, pochi secondi dopo, la sua morte. A fondo pagina, in un corsivo raffinato, c’era scritto “Puoi salvarlo”.

Non capiva: se era uno scherzo, allora era di pessimo gusto. Se era una cosa seria, non capiva come poteva salvare qualcuno che, secondo quanto scritto, era già morto. Inoltre, non c‟era nessuno che gli potesse quantomeno spiegare in che razza di situazione si trovasse. Si abbandonò sul divano quando, improvvisamente, una voce distorta, robotica, uscì da un altoparlante a muro alle sue spalle che non aveva visto.

“Ha letto il messaggio, signor Remi?”.

Paolo, si girò di scatto, spaventato, insicuro se rispondere o meno: la voce che aveva parlato, anche se alterata, non ispirava fiducia. “Signor Remi?”, ripeté la voce.

Tentennò; “Sì, sì”, rispose infine, “Ho letto il foglio, ma non capisco…”, la voce lo interruppe, “Non importa, non deve capire, memorizzi il contenuto del foglio e poi tiri la corda quando è pronto”. “Pronto per cosa?”, urlò di risposta Paolo, visibilmente spaventato ora, “Non so nemmeno cosa sta succedendo, per Dio!”. Cercò di calmarsi, ma il ricordo di essere in una stanza senza porte né finestre non lo aiutava. “Cosa…”, disse a denti stretti, “Cosa sta succedendo?”.

La voce rispose dopo qualche secondo di silenzio assoluto: “Le viene offerta un’esperienza unica, signor Remi: lei può salvare una persona altrimenti destinata a morire e, in futuro, qualcuno farà lo stesso per lei”. Paolo faceva fatica a comprendere il peso di quelle parole: a lui, un agnostico sin dalla giovane età, gli era stata fatta un’offerta del genere. “La pensi come un club elitario, signor Remi”, continuò la voce, “dove tutti i membri si aiutano a vicenda a spuntare qualche altro anno alla morte. Lei salva questa persona, questa vive un po’ più a lungo, lei si guadagna il nostro appoggio ed un posticino riservato in paradiso; niente male, non trova?”. “Esiste il paradiso?”, chiese Paolo, incredulo anche solo di porre quella domanda. “Certo che esiste”, gli rispose la voce, “Ma di questo parleremo in futuro; per il momento si concentri a fare ciò che le è stato chiesto”. Paolo si ritrovò a studiare il contenuto del foglio il più attentamente possibile, come se ne andasse della sua vita— e, in un certo senso, era effettivamente così.

Quando si sentì abbastanza pronto, appoggiò il foglio sul tavolino, nello stesso modo in cui l’aveva trovato, espirò profondamente e tirò la cordicella: la luce si spense, sentì come se la stanza si piegasse su se stessa e su di lui.

Quando riaprì gli occhi, era in un letto estraneo, in un corpo estraneo, in piena mattina: era letteralmente nei panni di un altro uomo. A sua sorpresa, però, il corpo si muoveva in autonomia: era come se Paolo fosse in un angolino della testa di quell’individuo e, probabilmente, sarebbe riuscito ad assumere il controllo solo poco prima dell’incidente.

La giornata dell’uomo trascorse tranquilla, ogni cosa scritta nel foglio avveniva con impeccabile precisione.

Arrivò il momento in cui l‟uomo iniziò a guidare per tornare verso casa; Paolo si preparò mentalmente a come agire: il camion sarebbe arrivato dalla sua sinistra, avrebbe dovuto frenare prima o sterzare evitandolo, a seconda di quanto tempo avrebbe avuto per agire. Vide l’intersezione avvicinarsi e sentì il proprio cuore iniziare a battere più forte e l’adrenalina fluire nelle vene,  anche se era nella mente di quell’uomo e non aveva un corpo.

Vide il camion arrivare dall’altro lato dell’incrocio  ed il corpo che lo ospitava che, ignaro, iniziava  a girare verso sinistra senza notare il veicolo in arrivo, mentre controllava che il navigatore gps stesse segnando la giusta strada verso casa: doveva ottenere controllo sul corpo in fretta per poter risolvere la situazione e salvare se stesso e l’uomo.

La presa di controllo sul corpo fu istantanea e dolorosa: con un lampo bianco passò dal trovarsi nella mente dell’individuo a sedersi sul sedile ed impugnare il volante. Il camion era già praticamente davanti a lui, non aveva altra scelta se non sterzare.

Girò il volante e la macchina sfiorò appena il camion che non sembrava si fosse nemmeno accorto della sua presenza. Sorrise: ce l’aveva fatta. Guardò dietro di sé, incredulo, il camion che proseguiva dritto: aveva salvato un uomo. Aveva salvato se stesso.

Rigirò la testa verso la strada appena in tempo per vedere la targa di una moto: la sua moto. Non riuscì a frenare in tempo e investì se stesso, il vero se stesso.

Si ritrovò di colpo nella stanza metallica: era sudato, spaventato e sotto shock per quello che era appena successo. Davanti a lui si accese lo schermo di un computer. “Sai cosa fare”, disse la stessa voce dall’altoparlante. Paolo annuì.

Compilò la mail nello stesso modo di quella che aveva ricevuto al lavoro, premette il tasto ‟Invia” ed attese che qualcuno lo salvasse da quella stanza di metallo, da quel piccolo inferno.