Inchiostro a volontà 2017- “Celerità d’una truppa di formiche”

febbraio 16th, 2018 | by Redazione Online
Inchiostro a volontà 2017- “Celerità d’una truppa di formiche”
Concorsi

di Matteo Trono

 

Nasciamo attrezzati di un senso dell’altro, una sorta di alone che confina quell’io irrefrenabile che difficilmente concediamo di invadere.

Quelle poche volte che trascuravo l’ozio, mi prodigavo interamente a intralciare, come un vigile urbano, le truppe pronte alle escursioni in superficie. Solo una volta feci parte della falange, quando decidemmo di scalare un’invalicabile matita, ma tornammo con le pive nel sacco perché i militi si erano infervorati per il freddo, rintuzzandomi e sollecitandomi a tornare indietro, reo del fatto di essere l’unico nella zona temperata. C’erano provviste di sicuro fino all’equinozio seguente. Tuttavia, ubi maior, svicolammo.

Era una mattina nata col vento e perciò dovevano far presto. Il mio amico Lab, anche lui formica dell’Ordine Scelto, deputato e console delle vettovaglie, si era impomatato e tirato a lucido come suo solito. L’immancabile gilet noisette che gli lambiva alla perfezione il tronco, gli conferiva una bizzarra notorietà. Aveva quelle nomine perché detiene a tutt’oggi il record della più grande provvista mai ottenuta: un farcitissimo, nonché unto e bisunto, panino al prosciutto. Aveva sgominato nemici a iosa per averlo. Ci fossero altre grandi conquiste come quella! Tra l’altro si sa che ben presto il primo successo, una volta alzata l’asticella, si tramuta parossisticamente in pretesa più stringente da parte della comunità. Per questa ragione Lab si era data la zappa sui piedi dato che da allora, non era più stato in grado di incettare un bottino altrettanto cospicuo.

Quella mattina si destreggiava con più difficoltà del previsto tra la miriade di corpi neri e corazzati, più eccitati che mai. “Largo, fate largo!”, disse con pretenziosa autorevolezza, simile a quella che voi umani esigete con esecrabile disprezzo, quando, sulla pista ciclabile volete galoppare indomiti, ignari dei riluttanti pedoni. Peraltro Lab amava farsi rispettare e osannare e ciò dimostrava agli occhi di chi lo conosceva da tempo, un’impercettibile goduria. Sorbite le pedanti raccomandazioni e consultati gli aruspici – preti, a mio dire, improvvisati che incitavano allo sterminio di massa pur di tornare carichi – c’era ancora chi centellinava febbrilmente le rimanenze di un tetrapak al mirtillo per colazione. No, quello non è frutto del nostro operato, ma vostro, cari umani. Un giovincello screanzato, un mucchio di ossicini con occhi da lince, terminato di buon gusto il succo, l’ha scalciato proprio vicino al nostro formicaio, proprio dinanzi alla sala conferenze, per essere precisi. L’ha fatto sotto i nostri occhi!

Ancora non si partiva. Or, capo della truppa, superstizioso e fedele ai convenevoli di rito, non si perdeva una singola sillaba delle parole del prete Io, il quale cercava di rassettare spiritualmente l’esercito – spiritualmente poiché l’avanzamento del personale militare non era di certo deciso da lui –, ma questa mattina si attardava perché raccontava di aver avuto una visione: salvo qualche mutilato, quella escursione non avrebbe riportato feriti.

Il silenzio fu subito spezzato da un concitato vociferare generale. “Bene!” – ebbe il coraggio di dire qualcuno. Ma erano stati ottimisti, dal momento che il reverendo sottintendeva che tutto l’esercito sarebbe stato messo al tappeto.

“Suvvia!” – smorzò l’incredulo Or. “Ebbene è così. Devi sapere che sarà un eccidio rapido e indolore”. “Ma smettila!” – replicò qualcuno stizzito. Or aveva elevate capacità persuasive sul capitano e vi dirò che molto spesso il prete l’ha soggiogato sfruttando la sua benemerenza. Il capitano si strinse in brulicanti silenzi, allocchito. Al formicaio oramai stuzzicato, a brulicare era lo stomaco. “Allora?!”

Ora, caro lettor-umano – ti abbrevierò chiamandoti lettumano, in senso poco aggraziato, perché ti dico con formichevole franchezza che non mi stai molto simpatico – visto che ti consideri l’essere vivente al vertice dell’ecosistema, finto ignaro di una necessaria interazione tra i partecipanti, dotato di un’intelligenza superba e rilevante, avrai sicuramente inteso che sei tu l’artefice della débâcle.

“Fidati poco delle visioni della gente, si può vivere avendo la paura come orizzonte? È la paura che quotidianamente ci attende, che soverchia le nostre mancanti scelte, e le sotterra ogni qualvolta non usiamo un sasso per edificare un ponte”. Cita così Sa, filosofo del gruppo recalcitrante alla corruttibilità della vita, mai preso in considerazione perché appunto ritenuto troppo filosofo. In questo ci somigliamo, visto lettumano? Per me persone come lui sono una risorsa inestimabile.

Di nuovo, ma con toni più accessi: “Allora? Andiamo sì o no?” Quel vociferare era diventato una fanfara e i soldati cominciarono a spazientirsi. Nella nostra etica, dunque, l’indecisione di una formica – ciò non vale solo per la regina – viene rinfrancata dalla solerzia di chi è uno stacanovista operante. Infatti, la propensione del capitano a rimanere immobili fu sferzata all’unanimità da chi non voleva campare d’aria fritta. Forse era questo che mobilitava il coraggio. Il capitano ha voce in capitolo quanto chi lo obbedisce, uno a uno, in questo non ci facciamo azionare con fili come marionette. Tuttavia a Or gli si deve rispetto. Né più e né meno di quello che deve a noi, o in questo caso, alla “sua” truppa. Si parte! Rien ne va plus.

Giacché c’erano, non si erano preoccupati di ricevere il benestare del console Lab, forse neppure l’avevano consultato, perché si era già perso troppo tempo o magari per i motivi che vi ho già citato.

Le fragorose sollecitazioni del povero parroco venivano facilmente assordate dalla massa che defluiva inarrestabile, avventandosi su chiunque, soprattutto sulle schifezze che voi disseminate alla cieca, e sia che ciò allungava loro il percorso. Vi confesso che calpestare indomite i vostri rifiuti è stato per noi sempre motivo di rivolta. A volte ci consideriamo come il sale su Cartagine. Erano agguerrite. Oramai neppure il vento le fermava!

Qualcuno sogghignava: “La predica non è bastata, povero vecchio! Che pena mi fa”. Si continuava così e gli sghignazzi non rallentavano il ritmo di marcia.

Come non detto: un fragoroso “AAAAAAALT!” ammutolì la truppa in un istante. Pareva che qualcuno, avendoli visti, avesse ordinato a terzi di fermarsi fino a quando non avrebbero avuto nuovamente la strada libera. Nessuno dei nostri, questo era assodato. Di sottofondo, altrettanti sghignazzi spensero i nostri che avevano appena visto un vello d’oro portato in spalla da un’impavida milizia che marciava a passo scandito. Brusio generale, c’era stata una soffiata. Disfatta. “Il mattino ha l’oro in bocca fino al mezzogiorno della chiacchiera” – soggiunse Ipso Facto un tipetto vispo e mingherlino del gruppo.  “Se ci fossimo messe presto d’accordo, avremmo spostato un elefante” – disse qualcun’altra, parafrasando un noto proverbio.

Gli sconosciuti intanto festeggiavano come matti e proseguivano processionalmente incuranti, con la stessa pateticità che contraddistingue i trenini di Capodanno. Fu allora che un amaro singulto rinsecchì ancora di più la bocca di Or, facendogli riaffiorare la frugale ma ingesta cena della sera precedente.

Erano stati fregati sul tempo, quello che si perde solitamente per paura di fare cose campate in aria e dovevano farsene tutti una ragione. Tornarono nella padrematria – sì, questa è un’altra differenza rispetto a voi strambi lettumani – con le pive nel sacco per l’ennesima volta anzi, stavolta neanche con quelle.

Dimenticavo, non andate a dire in giro che siamo sgobbone, i nomi Lab, Or, Io e Sa non vi facciano pensare questo; vi dirò che abbiamo saputo dello studio dei vostri scienziati: Behavioural Ecology and Sociobiology, Arizona 2015: “Solo il tre percento delle formiche lavora senza sosta”. Anche noi ci informiamo con i giornali che maleducatamente gettate per terra. Detto questo, il ritorno fu più straziante dello sterminio massivo predetto. Punto.

E a capo.

Quanto a me, mi preparo a intralciare nuovamente la truppa col prossimo reportage.