Qualche parola chiave per capire il Rosatellum bis

febbraio 13th, 2018 | by Antonio Elio Caroli
Qualche parola chiave per capire il Rosatellum bis
Politica

Tutto iniziò col Mattarellum nel 1993, da lì in poi dare nomi latineggianti, con il classico suffisso “-um”, alle leggi elettorali è diventata una consuetudine: Porcellum (la celebre legge Calderoli, definita dal suo stesso promotore Roberto Calderoli una “porcata”), Consultellum, Italicum, Democratellum, Verdinellum, Speranzellum, Grechellum, Provincellum, Legalicum, fino all’ultimo nato, il Rosatellum.
Anche se probabilmente, di fronte alla complessità dei sistemi elettorali, e anche a causa di una disinformazione generale, spesso sono proprio i cittadini Italiani a emettere l’onomatopea uuuum...” (nel senso di “che significa?”), in uno stato di confusione e incomprensione.
Motivo per cui, in vista delle imminenti elezioni, suggeriremo qualche parola chiave per riuscire a comprendere meglio l’attuale legge elettorale Rosatellum bis (dal nome di Ettore Rosato, capogruppo PD alla Camera), per capire cosa prevede.

Partiamo dal presupposto che l’attuale legge elettorale è un ibrido tra sistema proporzionale e maggioritario, e prevede il 36% di parlamentari eletti in collegi uninominali con formula maggioritaria, e il restante 64% in collegi plurinominali con metodo proporzionale.
Andiamo ora ad esaminare le nostre key-words.

COLLEGI
Ciascuna delle parti in cui è suddiviso uno Stato; in Italia ci sono 27 circoscrizioni: una per regione quindi 14, e le restanti corrispondono a una o più province delle regioni più popolose. Quindi per quanto riguarda il metodo maggioritario, vedremo cambiare i nomi dei candidati in corsa nei collegi uninominali a seconda della regione in cui si vota.

COLLEGI  MAGGIORITARI

Il sistema maggioritario è basato sul presupposto che ogni collegio o distretto elettorale uninominale, esprima un solo seggio elettivo. Il principio di fondo è quello anglosassone: chi vince prende tutto. Quindi sarà solo il candidato che prenderà più voti a essere eletto. Verranno dunque assegnati 231 seggi a Montecitorio (sede della camera dei Deputati) e 109 a Palazzo Madama ( sede della camera del Senato), ma i partiti potranno coalizzarsi per sostenere un comune candidato.

PROPORZIONALE

I restanti 399 deputati sono eletti in collegi plurinominali con metodo proporzionale a livello nazionale, e non esclusivamente collegiale (regionale) come per la parte del maggioritario. Ciò vuol dire che le circoscrizioni eleggono più parlamentari, sulla base del numero di voti ottenuti da ciascun partito e da ciascun candidato. 12 deputati continueranno ad essere eletti con le circoscrizioni estere (6 senatori eletti all’estero) con metodo proporzionale e preferenze. In Italia un deputato verrà eletto in Valle d’Aosta in un collegio uninominale; i restanti 386 deputati saranno eletti con metodo proporzionale in listini bloccati di 2-4 nomi. Saranno dunque i nomi dei candidati in cima alla lista, quelli con più probabilità di entrare in parlamento perché verranno distribuiti proporzionalmente al numero di voti ottenuti dal partito.

SOGLIA DI SBARRAMENTO

Per soglia di sbarramento si intende un livello minimo di voti necessari per accedere alla ripartizione dei seggi. Nella parte proporzionale la soglia sarà al 3%, sia alla Camera che al Senato, e 10 % alle coalizioni.

UNA SCHEDA VOTO UNICO
Ci sarà una scheda unica. Il nome del candidato nel collegio maggioritario sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono, con i nomi dei candidati dei listini. Barrando il simbolo del partito, il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale.

NO VOTO DISGIUNTO

Tra le cose da non fare, oltre a non disegnare forme falliche sulla scheda che tanto non va più di moda dagli anni ’80, è importante non barrare il nome di un candidato del collegio uninominale appartenente a un dato partito, e poi barrare sul simbolo di un partito diverso. Questo è uno dei principali cambiamenti apportati con questa legge elettorale, perché nella precedente legge, il Mattarellum,  l’elettore aveva due schede: una per l’uninominale e una seconda per la parte proporzionale.

VOTO DISPERSO
I voti degli elettori che avranno barrato solo il  nome del candidato nel collegio uninominale saranno distribuiti proporzionalmente ai partiti che sostengono il candidato del collegio. Questo sistema ovviamente favorisce le coalizioni; precisando, le coalizioni presenti in queste elezioni sono quella del centro-destra e quella del centro-sinistra. Quindi per esempio barrare il nome del candidato del collegio uninominale che fa parte della Lega Nord, di Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia o Forza Italia in corsa per il famoso 36%, significa allo stesso tempo favorire i partiti dell’intera coalizione per la parte proporzionale.

TRENTINO ALTO ADIGE EMENDAMENTO  Fraccaro-Biancofior

Il testo è stato modificato dall’emendamento Fraccaro-Biancofior e poi votato a scrutinio segreto l’8 giugno, dunque prevede 6 collegi uninominali e 5 proporzionali.

CAPO POLITICO
Al momento della presentazione delle liste, i partiti, ma non le coalizioni, devono indicare il proprio programma e il proprio capo. Il testo precisa anche che ciò è indipendente dai poteri del Presidente della Repubblica, secondo l‘art. 92 della Costituzione, di nominare il Presidente del Consiglio.

TRASPARENZA

Sul sito del Viminale i partiti non solo pubblicano le liste, il programma e il nome del capo, ma anche il titolare del simbolo e lo Statuto.

QUOTE ROSA

Per equilibrare la presenza dei due sessi, sia alla Camera che al Senato il Rosatellum prevede che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei candidati di un listino bloccato e che ciascuno dei due sessi non possa rappresentare più del 60% dei capilista nei listini di un singolo partito.

L’APPELLO DI  MATTARELLA

L’appello per un’ampia partecipazione alle elezioni del 4 marzo, il Presidente della Repubblica  Sergio Mattarella, lo aveva già lanciato la sera di San Silvestro, nel messaggio di fine anno.
«Tutti, nessun escluso» , ora ribadisce il Presidente, giunti ormai alle tanto attese elezioni, caricando di valore morale le parole rivolte «verso la comunità nazionale» .
Un nuovo calo delle partecipazioni alle urne, denuncia, «costituirebbe il sintomo di un indebolimento della fiducia nelle istituzioni comuni e quindi uno stato di salute meno florido della nostra democrazia”. Di fronte a questo dovere, spiega, non si possono creare alibi sui quali oggi prolifera l’antipolitica. Per lui: «Non si può configurare una contrapposizione tra istituzioni mal frequentate e una mitizzata e ideale società civile: sappiamo che non è così».

Sembra essere passato ormai troppo tempo, da quando il popolo, si limita a “giudicare sommariamente le scelte politiche», invece di “comprenderle ed eventualmente criticarle» .
Se la politica è davvero lo specchio della società, allora bisognerà forse iniziare a chiedersi a chi appartiene il riflesso di quel  tanto bistratto volto.

«Nessuno può chiamarsi fuori, o limitarsi a guardare”, queste sono le parole, forse un po condizionate dall’ansia, con cui il presidente si rivolge agli Italiani. Ansia per il futuro ormai prossimo, che si aprirà con la scadenza di marzo, quando gli italiani saranno chiamati a votare.  Ansia per i recenti episodi di violenza giustificati a volte da schieramenti politici, e per quegli elementi di disgregazione presenti nella società e qualificati come «pericolosi», spesso condivisi« in quel grande contenitore che è il Web» . Ma che vengono bilanciati da tutti quegli altri italiani che s’ impegnano nel lavoro e magari aiutano gli altri, consentendoci di «affrontare con fiducia il futuro».

FIDUCIA

Ecco qui l’ultima, ma forse la più importante delle nostre parole chiave, evocata proprio dal presidente Mattarella: fiducia nel futuro, quel requisito imprescindibile che dobbiamo avere per affrontare certi problemi eterni, in testa ai quali resta la disoccupazione. Ma la fiducia è anche un ingrediente per fare la differenza a Bruxelles, sopratutto nei mesi che ci separano dal voto europeo del 2019.  Altro fattore che sottolinea l’importanza adesso, nel presente, di  eleggere un Parlamento che rappresenti una cassetta degli attrezzi per il futuro.