The Post, bello e hollywoodiano

febbraio 4th, 2018 | by Valerio Ciferri
The Post, bello e hollywoodiano
Birdmen

The Post di Steven Spielberg racconta la vicenda dei Pentagon Papers, documenti che rivelarono l’ipocrisia delle istituzioni americane durante la guerra del Vietnam, dal punto di vista dei giornalisti del Washington Post che lottarono per la libertà di stampa, minacciata dalla censura presidenziale. Il film inizia con una scena di guerra nel Vietnam, quasi a paragonare quegli uomini coraggiosi ai giornalisti che combattono per i diritti degli americani, perché per il regista il compito dei giornali è rappresentare i cittadini e difendere la Verità, anche se risulta scomoda.

The Post 1

Lo stile è quello classico hollywoodiano che trova in Spielberg il suo massimo rappresentante, ma il regista statunitense riesce sempre ad arricchire i suoi lavori con una tecnica indescrivibile, i movimenti di macchina più complessi sembrano così fluidi e naturali. Ne è un esempio una delle scene iniziali all’interno dell’aereo presidenziale, la cinepresa con un unico movimento riesce a mostrare i personaggi e tutte le sfaccettature dell’ambiente che li circonda. Bellissime anche le scene in cui si mostra il processo della stampa, un vero e proprio atto d’amore verso una delle arti che rischia di scomparire: il buon giornalismo cartaceo.

Nel suo film Steven Spielberg affronta una tematica fortemente sociale, solo che a differenza di altri suoi film, analizza sul grande schermo uno dei momenti storici più bui della storia americana, infatti il regista descrive perfettamente quel senso di sfiducia provato dai cittadini nei confronti dell’istituzione presidenziale, il legame crolla e forse la causa di questa totale fiducia era proprio la perdita di imparzialità delle grandi testate giornalistiche. Katherine Graham e Ben Bradlee rappresentano proprio questo, gli intrecci tra politici e giornalisti nella vita mondana dell’alta società americana, un cordone che viene tagliato di netto con le scoperte fatte tramite i Pentagon Papers. Tutto il cast del film è formato da attori di alto calibro come Tom Hanks e Meryl Streep, anche se l’attrice pluripremiata è stata superba, il suo personaggio caratterizzato dal buon cuore e dall’indecisione non poteva trovare interprete migliore. Grande prova d’attore anche per Bob Odenkirk (Ben Bagdikian), l’attore che in Breaking Bad interpreta Saul Goodman, è riuscito a ritagliarsi un ruolo non indifferente sgomitando tra i due giganti di Hollywood.

The Post 4

Il ritmo della pellicola riesce sempre a tenere lo spettatore incollato alla poltrona, specialmente nella prima parte ricca di tensione durante le ricerche dei famosi documenti top secret, parte investigativa del film che riprende molto lo stile de Tutti gli uomini del presidente (di Alan J. Pakula, 1976), al quale lo stesso Spielberg si ricollegherà citandolo alla fine e indicando The Post come suo prequel. L’intero lavoro, dalle forti tematiche sociali, è una chiara condanna della censura e dei comportamenti antidemocratici attutati dalle istituzioni, la pellicola vuole trasmettere un messaggio ancora attuale imparando dagli errori commessi nel passato.

Purtroppo l’ultima pellicola di Steven Spielberg non è perfetta e come in altri suoi film si perde nella retorica dei suoi discorsi, il cinema hollywoodiano non può farne a meno, anche se la maggior parte delle volte questo aspetto risulta superfluo e ridondante. Fortunatamente però ciò viene relegato verso la fine del film, le musiche composte da John Williams enfatizzano bene la tensione palpabile della parte iniziale, ma segue anche lui la scia retorica della sceneggiatura nell’ultima parte sembrando un po’ smielato. Verso la fine del film prende una leggera cantonata anche il direttore della fotografia Janusz Kaminski, infatti in un’inquadratura Tom Hanks viene circondato da una quantità eccessiva di luce artificiale, che rende i contorni delle persone e delle immagini sfuocati (si potrebbe dire che ha smarmellato, come faceva Duccio nella serie italiana Boris). A parte questa scivolata i colori e le immagini nel resto della pellicola sono gestiti molto bene dal direttore della fotografia polacco.

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Nonostante questi piccoli difetti l’obiettivo al quale puntava il regista viene centrato perfettamente, The Post è l’ennesima prova della bravura di Spielberg dietro la cinepresa, la stessa qualità in tutti questi anni, a volte anche gli stessi piccoli difetti, ma il prodotto finale rimane lo stesso un bel film che cattura l’attenzione di chi lo guarda e combatte per dei valori autentici da non dimenticare mai.

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