Una band italiana tornata da Londra: l’intervista ai KEEMOSABE

gennaio 30th, 2018 | by Ilaria Marciano
Una band italiana tornata da Londra: l’intervista ai KEEMOSABE
Musica
I KEEMOSABE sono una band emergente experimental-pop-rock nata in Italia, sul Lago Maggiore, composta da Sebastiano Vecchio (batterista), Alberto Curtis (chitarrista e cantante) entrambi formatisi al Collective di New York , Andrea Guarinoni (tastierista e detentore di un master in sound engineering and production presso l’Abbey Road Institute di Londra) e Pino Muscatelli, al basso, con un back-groud da bassista in numerose band di medio-alto livello. Il progetto nasce, in origine, a New York, con la composizione e la scrittura dei primi brani da parte di Alberto e Sebastiano, si sviluppa sul Lago Maggiore, con l’aggiunta di Pino ed Andrea, per poi arrivare a Londra, ed oggi a Milano. I KEEMOSABE erano già stati video-intervistati da «Inchiostro» nell’estate del 2017, quando ancora erano in Gran Bretagna. Ora la band  è tornata in Italia.
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Il vostro primo disco sarà un concept-album  sul rapporto Uomo-Natura: quando uscirà? Avete già idee per i prossimi lavori?

Le registrazioni del primo album inizieranno nel mese di maggio 2018. Prima di entrare in studio ci dedicheremo però alla promozione dei nostri primi tre singoli registrati negli studi di Abbey Road a Londra. Abbiamo costantemente il cervello in moto e stiamo già pianificando il nostro percorso artistico nei prossimi anni. In generale la nostra intenzione è di creare un tipo di musica non necessariamente definibile con un preciso genere, ma che rimanga accessibile a chiunque e soprattutto che porti con sé un messaggio più profondo, che spinga l’ascoltatore ad esplorare il proprio io interiore. Non tutti possono permettersi di fare musica; c’è chi la mattina si alza e può solo pensare a come lavorare per arrivare a fine mese e sfamare i propri figli. Riteniamo che fare musica perciò sia un grande privilegio, che comporta delle responsabilità: la nostra è quella di ricordare l’importanza di conoscersi a fondo, per imparare ad apprezzare maggiormente le piccole cose, le persone che amiamo e la Natura che ci accoglie.

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Avete parlato di All is one  come di un singolo molto particolare: di che cosa parla? Quando verrà rilasciato il singolo?

All is one  è un brano che invita alla riflessione, al pensare fuori dalle imposizioni della società in cui viviamo. All is one  è nato come inno di rivolta contro la spersonalizzazione dell’individuo del 2018, che si ritrova a dover inseguire canoni di perfezione irrealizzabili. Bisogna credere in se stessi e nel potere che è rinchiuso in ognuno di noi di seguire ciò che desideriamo di più nella vita; bisogna lasciare spazio alla ricerca di noi stessi e alla condivisione con le persone care: è di questo che parla la canzone; la cui uscita è prevista per la fine di febbraio.

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Attraverso la musica si ha la possibilità di esprimere e diffondere una propria opinione od idea a riguardo di temi talvolta anche molto sensibili, oltre che attuali: qual è la vostra visione a tal proposito? Avete una particolare visione artistico-musicale per l’approccio a tematiche sensibili?

Certamente. Come già affermato in precedenza abbiamo una “missione” che tentiamo di veicolare attraverso le nostre canzoni, esplorandone diversi aspetti. Ad esempio, nel video di All is one, realizzato dal regista Andrea Lazzari, abbiamo voluto rappresentare una guerra immaginaria tra delle statuine danzanti e il temibile Kim Jong-un. Pur utilizzando la tematica della minaccia nucleare che incombe su di noi proprio in questi mesi, il nostro non è un messaggio politico. Non ci vogliamo schierare, ma con questa “guerra” abbiamo voluto rappresentare i sentimenti positivi (amore, unione, condivisione) e negativi (odio, cupidigia, voglia di calpestare il prossimo) che coesistono in ognuno di noi. Solo apprezzando noi stessi e chi ci sta accanto, lasciando spazio all’amore, proveremo un senso di unione verso il mondo.

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Quando siete stati intervistati da «Inchiostro» nell’estate del 2017, eravate agli albori di un’ambiziosa campagna di crowd-funding: come s’è conclusa quest’esperienza?

La campagna di crowd-funding si è conclusa meravigliosamente. Ci eravamo dati un tempo massimo di 45 giorni per la raccolta dei fondi, ma abbiamo raggiunto il 100% del nostro obiettivo in soli 17 giorni. Grazie a donazioni da tutta Europa, Gran Bretagna ed America, abbiamo raccolto il budget necessario per registrare nei leggendari studi di Abbey Road a Londra, e per l’acquisto di attrezzatura live  che migliorerà sensibilmente la qualità dei nostri concerti dal vivo.

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Vi siete lasciati Londra alle spalle, ed ora siete tornati in Italia: come prosegue il “viaggio” dei KEEMOSABE? Avete in programma degli eventi live? S’è conclusa definitivamente la vostra esperienza all’estero?

Non sappiamo ancora dove ci porterà il futuro, vogliamo portare la nostra musica in ogni angolo del Mondo. Il viaggio dei KEEMOSABE prosegue più forte che mai. Dal giorno del nostro ritorno in patria, non ci siamo mai fermati, perché siamo determinati verso il raggiungimento dei nostri sogni. Il primo grande evento live sarà giovedì primo marzo all’Apollo Club di Milano (zona Navigli), dove celebreremo l’uscita del nostro primo singolo con un concerto molto speciale. L’evento vedrà anche la première della mostra fotografica “bloominG”, di Francesca Turrin, per una serata che affronterà i temi della ricerca interiore attraverso la Natura. Biglietti gratuiti possono essere riservati sul nostro sito www.keemosabeband.com.

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