L’eclettismo linguistico di Rino Gaetano

gennaio 30th, 2018 | by Luca Bertoloni
L’eclettismo linguistico di Rino Gaetano
Cultura

A partire dalla fine degli anni ’70, e poi massicciamente nel corso degli anni ’80, nella canzone italiana prende piede un filone post-moderno in cui il significante prevale sul significato: onomatopee, linguaggi giovanili e, più generalmente, una commistione linguistica piuttosto originale, che allontana i testi dal canone tradizionale ormai codificato dai cantautori, sono i principali ingredienti di questa nuova corrente.

Anticipata nel periodo circoscritto tra fine anni ’70 ed inizio anni ’80 dal movimento del rock demenziale, di area soprattutto emiliana, questa tendenza generica viene condivisa prima da grandi artisti, che la rendono individuale grazie soprattutto a marche stilistiche decisamente personali (tra tutti Paolo Conte e Franco Battiato, in cui la componente più strettamente “demenziale” è azzerata), poi raggiunge il grande pubblico negli anni ’90  grazie al successo di Elio e le storie tese, arrivando a influenzare anche i linguaggi dei cantautori più tradizionali (emblematico è il caso di Claudio Baglioni, che negli anni ’90 vive una parentesi sperimentale decisamente poco nota al grande pubblico). La tendenza post-moderna raggiunge il punto espressivo più alto soprattutto nei linguaggi dei nuovi cantautori, come Francesco Baccini e Capossela; sarà però Francesco Gabbani, nel 2017, a scuotere il linguaggio tradizionale del Festival, portando al successo alcuni di quelli stilemi, ormai vecchi di oltre trentanni, ma dotati della nuova carica contemporanea e immersi in un’atmosfera pop.

Alle rassegne dei linguisti manca però troppo spesso un grande anticipatore di tutto questo, il romano Rino Gaetano, difficilmente ascrivibile in una corrente cantautoriale chiara, sia per la sua precisa scelta apolitica, che per il suo essere figura poliedrica, che rende impossibile una qualsiasi catalogazione. La notorietà di Rino Gaetano resta legata principalmente al successo sanremese di Gianna, grazie al quale viene etichettato come cantante del nonsense, ma anche autore di melodie fresche e orecchiabili (il brano in questione è uno dei più trasmessi nelle discoteche dopo la sua uscita). Viene invece poco considerata la componente linguistica, che invece resta, insieme al personale stile performativo, un elemento distintivo della sua figura.

Se il suo linguaggio appare decisamente semplice, delicato e quasi fiabesco («Mentre la notte scendeva stellata stellata / lei affusolata nel buio sognava incantata», Sei ottavi; «io scriverò / se vuoi, perché cerco un mondo diverso», Io scriverò), sono presenti nei suoi brani tantissimi nonsense, realizzati attraverso la commistione linguistica. Il suo esordio discografico, il brano I love you Marianna, è costruito proprio sulla commistione tra inglese («I love you Marianna»), francese («sur le rivee de la Seine»), spagnolo e portoghese («Tu esperas la ciguena / ma porque relatas eso a mi»), tedesco («hast du ein swagenspann») e italiano. Dietro questo proliferare di nonsense linguistici, accumulati in una sintassi completamente irrelata e slegata, che non narra e non evoca, si celano diversi significati nascosti, che vanno dall’omaggio alla propria bisnonna, di nome Marianna, ad un più generico omaggio alla Francia, esemplificata metonimicamente dalle rive della Senna, o addirittura può contenere, secondo alcune interpretazioni, un richiamo alla marijuana, evocata anche in altri brani. Il testo quindi rappresenta un vero e proprio esempio di eclettismo linguistico, carico di rimandi intertestuali: solo un corretto approccio di carattere filologico e semiotico, che permetta di scavare a fondo il pensiero dell’autore grazie anche ad uno spoglio delle sue dichiarazioni (è prematuramente scomparso nel 1981) e delle sue opere, si può cercare di risalire all’interpretazione del testo, poiché il testo da solo non basta. Con uno stile simile (con una commistione di contenuti, più che di lingue) è costruita Ma il cielo è sempre più blu, uno dei suoi brani più celebri, tutto giocato su contrasti chiari o allusi.

L’attenzione alla commistione riguarda anche l’aspetto fonetico: il brano Fiorivi, sfiorivano le viole presenta già nel titolo una paronomasia molto forte dal punto di vista sia fonetico che semantico, e prelude ancora una volta ad una struttura ad elenco in cui vicende personali e vicende storiche europee si intersecano, creando un flusso costruito su un tessuto fortemente nominale. Dietro i giochi fonici si nascono però i significati, da scovare grazie alla lettura semiotica: il brano Scusa Mary, tratto dal suo ultimo album del 1980, intreccia ancora una volta vicende personali con la storia del mondo («c’era il dopo guerra e c’era anche il boom / c’era Praga, la Cia, la Nato, il Vietnam»), enumerate con la caratteristica semplicità nominale, che però tende a cedere come di consueto ad una dolcezza, sia fonetica che semantica («c’era dell’altro ma c’eri anche tu»). Ad essere decisamente originale però è proprio l’idea che sta alla base della canzone: si tratta di una cronaca della storia d’amore, in cui le vicende del mondo vengono raccontate come notizie dette alla radio, con linguaggio e stile di impianto cronachistico. L’ispirazione è proprio la celeberrima trasmissione di radiocronache calcistiche Tutto il calcio minuto per minuto: il titolo si rifà al radiocronista Enrico Ameri, che veniva introdotto dai colleghi con la frase «Scusa Ameri», da cui il calco fonetico che, con una diversa segmentazione fono-sintattica, diventa «Scusa Mary».

Dietro la semplicità del linguaggio di Rino Gaetano, che prosegue quella rivoluzione ellittica e nominale che ha il suo punto formale più equilibrato nella coppia Battisti-Mogol, si innestano tendenze innovative di contaminazione, in grosso anticipo sul resto della canzone tout court, che non potevano assolutamente trovare spazio nei brani battistiani: non si tratta di tendenze esclusivamente nonsense, ma nascondono tutte una forte carica semantica, da scovare all’interno dei testi. Siamo di fronte ad uno di quei casi in cui un corretto approccio semiotico insieme ad una necessaria attenzione linguistica, potrebbe permettere di scovare significati che, al semplice ascolto, potrebbero decisamente sfuggire.