“Razziali tutti, Ragnar!”: intervista al doppiatore Mosè Singh

gennaio 20th, 2018 | by Davide Cioffrese
“Razziali tutti, Ragnar!”: intervista al doppiatore Mosè Singh
Birdmen

Amiche e amici di Birdmen, oggi con noi c’è un ospite d’onore. Siamo lieti di presentarvi Mosè Singh, giovane ma già affermato doppiatore attivo nell’ambito televisivo, cinematografico e d’animazione, nonché voce italiana di Ivar il Senz’ossa di Vikings (Alexander Høgh Andersen) e Silver dell’anime Pokémon Generazioni (forse più noto alla nostra, di generazione, nella compianta versione oro/argento per Game Boy).

Benvenuto, Mosé, e grazie per essere qui – metaforicamente parlando – con noi di Birdmen!

Mosè: Grazie a voi per il gentile invito e l’ospitalità. Avete un ottimo gusto dell’orrido per arrivare a definirmi “ospite d’onore”. Mi hai fatto scendere una lacrima quando hai ricordato le compiante versioni oro/argento: adoravo Silver!

Mosè Singh-3Tu sei doppiatore, dialoghista e traduttore, ma alle spalle hai qualche anno di formazione teatrale. Quanto influisce il tuo apprendistato da palcoscenico su un lavoro la cui resa finale è solamente vocale? Gesticoli o mimi l’azione in corso, doppiando?

Mosè: Credo che la formazione teatrale sia in qualche modo determinante nel doppiaggio. Sarebbe insensato mentire e cadere nel luogo comune del “Basta avere una bella voce, il resto si impara poi”. Saper recitare è fondamentale, si imparano tante cose sul palco, ma soprattutto si è attori a tutto tondo. Nonostante ciò il doppiaggio richiede la recitazione dal punto di vista vocale,  ma capita di tanto in tanto che mi aiuti gesticolando un po’, di modo da potermi “agevolare” riproducendo un po’ anche i movimenti (laddove possibile) dell’attore che ho davanti. Detto questo è doveroso specificare che non tutti gli attori teatrali possono essere bravi doppiatori e viceversa.

La scuola di doppiaggio italiana è una delle più rinomate e onnicomprensive. All’estero, la tendenza vigente in molti Paesi è quella della lingua originale sottotitolata.

Cosa pensi di questa situazione? Da traduttore, quanto credi vada perso del senso originale nel passaggio all’italiano? E, da traduttore come da esperto della voce, quanto c’è di creativo e autonomamente artistico in un copione tradotto?

Mosè: Parto dal presupposto che mi occupo maggiormente dell’adattamento dei dialoghi che non delle traduzioni, ma la questione che mi hai posto in analisi è ben più ampia e complessa di quel che può sembrare. Spesso e volentieri il divario creatosi tra “versione originale” e “versione italiana” non è generato unicamente da quanto perso per motivi linguistici in traduzione, ma ci sono diverse figure che richiedono dei cambi anche per adattare meglio il prodotto al pubblico a cui viene posto, quindi a spettatori di un paese differente e, a volte, con culture differenti (pensiamo alla censura degli anime negli anni ’80-’90 operata da Mediaset). Questa è una delle principali motivazioni che mi possono venire in mente se devo parlare di “perdita” dalla versione madre a quella doppiata. È poi normale pensare che non tutto ciò che è stato detto in lingua originale può avere lo stesso senso se trasposto in una lingua differente: pensiamo ai giochi di parole. Anche in questo caso c’è una vera e propria necessità di cambiamento. Altre volte invece, laddove la traduzione può essere fedele fin nel minimo dettaglio, si arriva a dover cambiare o rigirare alcune frasi per necessità di adattamento: alcune battute tradotte hanno lunghezze differenti in italiano, quindi questo renderebbe tutta la frase incongruente con il sincrono labiale del personaggio, portando il dialoghista a operare dei cambi per lasciarne immutato il senso, ma facendo in modo che il tutto stia “in bocca”. Specifico questo perché spesso e volentieri sul web leggo commenti in disaccordo con quanto adattato in alcune scene, specificando che nei sottotitoli la frase era scritta in un altro modo, questo perché, appunto, è impossibile incastonare il tutto perfettamente. Naturalmente ci sono anche i casi in cui si cade in errore, ma non sono la maggioranza. Tradurre è sicuramente arte, ma bisogna tener conto del lavoro di chi quel copione lo ha scritto, delle sue idee e del messaggio che voleva comunicare, ci si può quindi divertire ad utilizzare un linguaggio leggermente differente e in più in linea alla propria persona, ma non bisogna mai anteporre la propria creatività a quella di chi ha creato il prodotto.

Mosè Singh-2

Una delle “accuse” mosse al nostro doppiaggio è quella di smussare le punte espressive più evidentemente gergali delle opere di riferimento, finendo per aulicizzare anche personaggi “bassi” (vengono in mente le frasi roboanti dei Cavalieri dello Zodiaco, che potrebbero quasi scoprirsi a loro agio nella Commedia).

Tu hai percepito una simile “normatizzazione”, nel corso del tuo lavoro? L’hai messa in atto?

Mosè: Al momento non mi è mai capitato di dover utilizzare un linguaggio più o meno aulico, pur se, ammetto, non mi spiacerebbe affatto farne uso. Non perché io sia nostalgico di un linguaggio caduto in disuso, ma perché sono a favore della ricchezza che la nostra lingua può offrirci, dando la possibilità agli spettatori di potersi “arricchire” di termini insoliti. Insomma, far sì che l’intrattenimento diventi un po’ più culturale, ma ahimè viviamo in una società in cui c’è gente che segue il Grande Fratello e altre amenità simili, quindi che speranze dobbiamo nutrire sulla funzione educativa della TV?

Conosco e ricordo molto bene l’adattamento storico dei Cavalieri dello Zodiaco: forse un po’ lontano dai contenuti dei testi giapponesi, ma sicuramente iconico e valido. L’ho considerato un valore aggiunto, ecco.

Vorrei farti una domanda relativa al tuo personaggio più celebre, Ivar. In quanto vichingo medievale interpretato da un attore danese, Ivar ha una voce molto particolare, una cadenza che mi è sempre parsa ritmica e quasi provocatoria: non dissimile, del resto, da quella caratteristica di suo padre Ragnar (Travis Fimmel, doppiato da Maurizio Merluzzo). Come suo doppiatore, hai preso qualche accorgimento per rendere un simile tratto in italiano? E com’è stato fare quell’urlo terrificante della quinta stagione che, presso i fan della serie, ha ormai eguagliato per fama quello di Munch?

Mosè: L’accostamento dell’urlo di Ivar e quello di Munch è da me molto gradito! Partendo da questo punto vorrei precisare che nella versione italiana si è scelto di mantenere l’audio originale, ed io concordo con questa scelta. Il mio compito è quello di mettere al servizio di Ivar/Alex la mia voce, ma mai di cancellare o sovrastare ciò che fa lui. Scegliere di mantenere quest’urlo è stato un bel modo per gratificare l’impegno di Alex anche da noi, senza naturalmente rendere incomprensibile la scena al pubblico italiano. Un discorso differente andrebbe fatto se si fosse trattato di un monologo, chiaramente, ma essendo stato un urlo, per giunta con frasi in norreno, allora le carte in tavola cambiano. Riguardo il suo tratto in termini di cadenza, ho cercato di fare il possibile, ma non è possibile “giocare” come ha fatto lui, poiché non avrebbe avuto senso nella versione italiana. Noto che, dal poco che ho potuto vedere in fase di doppiaggio, Ivar ha diversi punti comuni a Ragnar, ma di certo non mi paragono al bravissimo collega Merluzzo, che ha dato un’interpretazione davvero eccelsa a Ragnar. Cercherò pian piano di migliorarmi sul personaggio: so che il pubblico non sempre ha apprezzato il mio lavoro, ma non sono qui per difendermi o biasimarli: è giusto avere gusti differenti, mi basta sapere di poter fare di più e meglio, così magari un giorno saranno maggiormente soddisfatti. Un ringraziamento al direttore del doppiaggio è d’obbligo, senza di lui non avrei assolutamente avuto questa meravigliosa possibilità e non avrei avuto modo di migliorarmi. Ha la mia totale gratitudine.

Domanda a bruciapelo: potendo scegliere, quale/i personaggio/i ti piacerebbe doppiare in Breaking Bad (e/o Better Call Saul)? E in Star Wars (o nel Signore degli Anelli, a seconda delle tue preferenze in fatto di blockbuster tripartiti)? E in One Piece?

Mosè: Parto subito da Breaking Bad: Jesse Pinkman sarebbe stato un personaggio davvero interessante da doppiare! Grazie al cielo ha avuto la voce di Francesco Pezzulli e non la mia! Parlando invece di Star Wars… Beh, “Ragazzi… io sono vostro padre”! Non serve aggiungere altro o fare presentazioni! In One Piece avrei sempre voluto dar voce a diversi personaggi: Arlong, Caesar Clown, Donquijote Rocinante, Hody Jones, Trafalgar Law, Sabo, ma la mia voce non permette!

Dov’era Gondor quando cadde l’Ovestfalda?

Mosè: Volevi dire “Westfalda”? Così siamo più coerenti all’originale.

Touché. Noi tutti di Birdmen ti ringraziamo per la grandissima disponibilità, la simpatia e la professionalità di cui hai dato prova, e speriamo le nostre strade possano incrociarsi ancora!

Mosè: Sono io a ringraziare nuovamente voi di Birdmen per tutto! Sono sicuro che le nostre strade si incroceranno ancora, su queste pagine o su altre! Vi auguro il meglio!

Mosè Singh-4