#PFF17 • Touch

dicembre 12th, 2017 | by Luca Carotenuto
#PFF17 • Touch
Birdmen

Per quest’edizione, Birdmen è media-partner del Pentedattilo film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 7 all’11 dicembre. Ecco le nostre recensioni in anteprima. La Redazione, inoltre, assegnerà il Premio speciale Birdmen al miglior cortometraggio d’animazione e al miglior cortometraggio live action.

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Se consideriamo che il Cinema fa leva principalmente su due sensi, vista e udito, chiamare un film “Touch” è già di per sé una scelta azzardata e coraggiosa. Eppure nei suoi abbondanti 15 minuti di durata Noel Harris riesce a confezionare una storia tanto semplice quanto sorprendente che grazie alle brillanti intuizioni di regia e scrittura riesce a trasmettere allo spettatore qualcosa di più della semplice audiovisione.

È un Canada inedito e atipico quello che il film sceglie di raccontare, lontano dai paesaggi spettacolari e dalle scenografie naturali che documentari e riviste ci hanno abituato. Stretta dalla morsa della povertà una famiglia si vede costretta a compiere delle scelte drastiche e dei sacrifici importanti, ma sarà proprio a causa di queste condizioni precarie che Connie (un’intensa Krystin Pellerin) e Paul (un Darryl Hopkins mono espressivo eppure mai monotono) riscopriranno l’importanza della fiducia reciproca e dei legami famigliari. Ne risulta una storia sorprendentemente prevedibile nel suo svolgimento e prevedibilmente sorprendente nel finale. Il grande merito di Touch infatti non è quello di raccontare una realtà sconosciuta ai più ma quella di sfruttare gli snodi tipici di queste vicende per trasmettere anche allo spettatore più smaliziato l’importanza dei piccoli gesti e delle grandi scelte.

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Grazie al sapiente uso dei silenzi e all’accuratezza della regia, Touch riesce nel suo intento di raccontare l’essenziale, focalizzandosi sul particolare e celebrando l’universale. Dire che “Touch” è toccante non è solo un gioco di parole a buon mercato ma anche un efficace modo di definire il filo rosso che lega molte scene tra loro. Touch è difatti un gioco di mani e allo stesso tempo (probabilmente neanche intenzionalmente) una potente riflessione sull’uso e il non-uso di esse. Non sempre gli aspetti più intimi e riflessivi della storia riescono efficacemente a varcare le naturali barriere tra schermo e pubblico ma quando lo fanno non è mai l’udito o la vista dello spettatore a risentirne ma un leggero brivido sulla pelle che solo determinati e famigliari contatti sanno trasmettere.

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For this edition, Birdmen is the media-partner of the Pentedattilo film Festival, the international short-film festival that will take place in Pentedattilo (Reggio Calabria) from 7th to 11th of December. Here is a preview of our reviews. Furthermore, we will assign a special Birdmen award to the best animation short-film and to the best live action short-film.

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If we consider that cinema mainly relies on two senses, sight and hearing, titling a film “Touch” is a risky and courageous choice. Yet in its abundant 15 minutes of duration Noel Harris manages to pack a story both simple and surprising which thanks to the brilliant intuitions of directing and script manages to convey to the viewer something more than just audio-vision.

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It is an unusual and atypical Canada the one the film chooses to tell, away from the spectacular landscapes and natural scenery to whom documentaries and magazines have accustomed us to. Tightened by poverty, a family is forced to make drastic choices and important sacrifices. But precisely because of these precarious conditions Connie (an intense Krystin Pellerin) and Paul (a mono-expressive yet never monotonous Darryl Hopkins) will rediscover the importance of mutual trust and family ties. The result is a surprisingly predictable story in its development and predictably surprising in the finale. The great merit of Touch in fact is not to tell a reality unknown to the most but to exploit the typical junctions of these events to transmit even to the most disenchanted viewer the importance of small gestures and great choices.

Thanks to the skilful use of silences and the accuracy of directing, Touch succeeds in its intent to tell the essential, focusing on particularity and celebrating universality. To say that “Touch” is touching is not only a cheap word game but also an effective way of defining the red line that links many scenes to each other. Touch is in fact a game of hands and at the same time (probably not even intentionally) a powerful reflection about the use and non-use of them. Not always the most intimate and introspective aspects of the story effectively cross the natural barriers between screen and audience but when they do it is never the hearing or the sight of the viewer to be affected but a slight shiver on the skin that only certain and familiar contacts can transmit.

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#PFF17