#PFF17 • Indián

dicembre 8th, 2017 | by Samuele Badino
#PFF17 • Indián
Birdmen

Per quest’edizione, Birdmen è media-partner del Pentedattilo film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 7 all’11 dicembre. Ecco le nostre recensioni in anteprima. La Redazione, inoltre, assegnerà il Premio speciale Birdmen al miglior cortometraggio d’animazione e al miglior cortometraggio live action.

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Tra i cortometraggi più affascinanti di questo Pentedattilo Film Festival si può senza dubbio annoverare Indian, di produzione Franco-ungherese. Il soggetto affonda le sue radici nell’innegabile fascino che la cultura degli Indiani d’America, diffusasi in europa principalmente per mezzo di letteratura e Cinema (e.g. i romanzi poi film Balla coi lupiL’ultimo dei Mohicani, solo per citare qualche titolo), esercita sui bambini; immense praterie, cacce al bisonte, arco e frecce. Fascino che qui però assume una declinazione anche politica. La storia si svolge nel blocco sovietico degli anni ’70, dove Galambos, un ragazzino in colonia, sogna di fuggire dalla sua cupa e opprimente realtà per vivere come i beniamini delle storie che legge; sogno lasciatogli in eredità dal padre dissidente, fuggito verso il West. Galambos si rammarica della sua fisionomia troppo europea, corre come cavalcasse, subisce in silenzio le punizioni dei superiori e le angherie dei coetanei, nella speranza di un ritorno del padre e della vita indiana che potrà avere con lui. Ben lungi dall’essere una critica al sistema educativo o al sistema sovietico in generale, Indian racconta con profondità e delicatezza un dramma. Se l’impianto narrativo del giovane abbandonato dai genitori che si rifugia nella fantasia è piuttosto convenzionale, Balazs Simonyi riesce ad affrontarlo con grande originalità, presentando un prodotto di qualità notevole.

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La fotografia, curatissima, riesce a distinguere ed enfatizzare il netto contrasto tra la realtà, distorta da un leggero fisheye e caratterizzata da un chiaroscuro poco netto e da tinte seppia, e la dimensione luminosa, nitida e satura di colore del sogno (nativo) americano di Galambos. Riuscitissima la chiara citazione presa in prestito dal Cinema western in cui il giovane protagonista viene legato ad un albero ed abbandonato. La realtà e il sogno mai come qui sono vicini, si fondono, fino a compenetrarsi e a veder comparire nel deserto texano anche i compagni-aguzzini. E, come in un western che si rispetti, quest’onta poterà ad una, del tutto involontaria, vendetta.

Il sonoro è ottimo e, nonostante la lingua mi del tutto estranea possa di certo essere uno scoglio nella valutazione, anche la recitazione. Per ciò che riguarda le musiche, davvero azzeccate e ben disposte, a sottolineare con un tratto leggero i momenti salienti del corto, caricandoli di pathos senza mai risultare opprimenti. Qualche reminescenza western torna a farsi sentire nel finale.

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For this edition, Birdmen is the media-partner of the Pentedattilo film Festival, the international short-film festival that will take place in Pentedattilo (Reggio Calabria) from 7th to 11th of December. Here is a preview of our reviews. Furthermore, we will assign a special Birdmen award to the best animation short-film and to the best live action short-film.

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A french-hungarian production, Indian, is certainly one of the most capitvating short movies among the ones seen this year in Pentedattilo Film Festival. The script roots in the indeniable charm Native American culture – that mainly novels and movies such as Dances with Wolves or The Last of the Mohicans spread in Europe – lays on childrens; huge meadows, bison hunts, bow and arrows. Here this fascination is redefined also by much more political and cultural connotation. The plot takes place in the ’70s Soviet Union where the young Galambos, a kid in a pioneer camp, dreams about running away from his somber and oppressive existence to live like the heroes of the books he reads; dream inherited from his father, a dissident who ran to the West. Galambos regrets his own caucasian appearance, runs pretending to ride a horse, quietly endures his trainer penalties and his peers vexation, hoping for his father return and the indian life they may have together. Indian, far from being just a mere disapproval of soviet school system or soviet society in general, narrates a deep, intense drama in its own peculiar and tactful way. Even if the story about an abandoned child who finds a shelter from the difficulties of reality in his own dreams and imagination is a bit conventional, Balazs Simonyi manages to deal with it in a new, fresh and original way, filming and showing a high quality product.

A smart and accurate fotography identifies and emphasizes the clear contrast between reality, clouded by sepia shades and slightly warped by a light fisheye midly visible along the edges, and the bright, vivid and colorful (native) american dream of Galambos. An excellent sequence clearly quotes western Cinema: Galambos is tied up to a tree and abandoned. Here the border between reality and fantasy wears thin and other characters, the kid-jailors, appear in the dream, setted in a texas-like desert. Later, like in a good western movie, this injury leads to an (accidental) venegance.

A very good sound contributes to this short movie fulfillment along with excellent actors – even if I can’t fully appreciate cause the language is totally unknown to me. The score fits perfectly and some western-style echoes make their return in the final.

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