#PFF17 • Homecoming

dicembre 5th, 2017 | by Daniele Fusetto
#PFF17 • Homecoming
Birdmen

Per quest’edizione, Birdmen è media-partner del Pentedattilo film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 7 all’11 dicembre. Ecco le nostre recensioni in anteprima. La Redazione, inoltre, assegnerà il Premio speciale Birdmen al miglior cortometraggio d’animazione e al miglior cortometraggio live action. 

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Homecoming è un cortometraggio che sviluppa, con un’ottima fattura, la storia di due persone e quanto siano connesse dall’origine comune e al contempo siano lontane. Con i luoghi di un’infanzia ormai svanita, inghiottita dalla terra, e la (quasi) totalità di esterne tra le scene girate, la regista vuole comunicarci un peso, una sensazione d’inadeguatezza, una conseguenza di certe dinamiche del passato. La presenza costante della natura è sicuramente dovuta alla terra ospite del cortometraggio: l’Irlanda. La natura dà, la natura toglie, non solo il futuro, ma anche il possibile presente – una sorta di mondo alternativo che per qualche istante esiste anche solo nel dialogo di due vecchi amici e che sembra un vero homecoming, rincuorante e famigliare.

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Le altre sole presenze vive oltre a questi due giovani irlandesi sono emblematiche nella loro scelta. La promessa di una vita futura, che apre a nuovi mondi e ne chiude altri. Voci al telefono, simbolo di una vita in differita, che cresce parallela al nostro andirivieni quotidiano. Gli animali, cani e pecore, che segnalano il ritorno alla vita semplice fatta di azioni ripetitive. I campi verdi e le luci distanti di una casa abbandonata che ora si riaccendono – e che subito, come da buon contesto paesano-bucolico, destano curiosità.

Il limite del cortometraggio non è sicuramente nelle risoluzioni tecniche della regista Sinéad O’Loughlin (anche sceneggiatrice), sempre impeccabili, o del direttore della fotografia (di Daniel Keane), che riesce nel piccolo del cortometraggio a calibrare sia le scene a campo lungo che quelle a mezzo busto, i primi piani e i dettagli.

I personaggi sono tipici, quasi dei topos: coloro che ritornano, coloro che rivedono, che si ritrovano – e che ri-scoprono in loro stessi vecchie e nuove ombre, alcune terribili. Gli attori sono convincenti, e molto, considerando che tutto è loro dovuto: ogni battuta, ogni dialogo, ogni espressione (anche minima e calibrata), perché sono gli unici personaggi. Un plauso agli interpretati, David Greene e Johanna O’Brien.

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Eppure, per quanto ci si possa immedesimare in questi due protagonisti e nella loro storia, noi che viviamo fuori dal contesto culturale irlandese non possiamo capire appieno. Sebbene alcuni scorci ricordino le mie terre a sud di Pavia, o alcune dinamiche siano un dejavu della mia adolescenza ed età adulta, i riferimenti ad eventi e dinamiche di quella società locale si perdono senza che il retroterra culturale sia reso esplicito, sia comprensibile. Anche l’ipotetica tenerezza che c’era, ci sarebbe stata, forse c’è tra i personaggi non può essere colta appieno. Manca una una guida che a noi, così fuori da quel mondo, sia un ponte che spieghi il peso che hanno certi eventi che apprendiamo durante il corto. Non è che non ci possa calare nei loro panni: è che qualsiasi interpretazione dei fatti mancherebbe di rispetto ai personaggi stessi senza gli adeguati punti di riferimento.

Per questo non faccio deduzioni, solo interpretazioni di ciò che quelle immagini mi suggeriscono - un ritorno a casa che è una sorta di idillio e al contempo di addio. Un momento di possibile cambiamento. Una sorta di abbandono dei miliardi di possibili mondi che sarebbero potuti esistere se certe cose fossero andate diversamente. Spero di aver colto anche solo in parte il messaggio che l’autrice voleva inviarci.

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For this edition, Birdmen is the media-partner of the Pentedattilo film Festival, the international short-film festival that will take place in Pentedattilo (Reggio Calabria) from 7th to 11th of December. Here is a preview of our reviews. Furthermore, we will assign a special Birdmen award to the best animation short-film and to the best live action short-film.

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With an excellent workmanship, the short movie ‘Homecoming’ develops the history of two people and how they are connected from their common origins and at the same time so far away from each other. With places of their childhood now vanished, swallowed up by the earth, the two characters are brought to life in (almost) totality of external scenes.  The feeling that I think the director wants to communicate is the weight of inadequacy and of consequences of the past. The constant presence of nature is certainly to be attributed to the homeland of this short film, Ireland. But nature is more: she gives, she takes away, she choose. Nature is the mother not only of the future, but also of a possible present – of alternative world that for a few moments exists, even if only in the dialogue of two old friends. That alternative world looks like a real homecoming, heartening and familiar.

The only other presences of life, from the two young people, are emblematic in their choice. The announce of a future life, which opens up new worlds and closes other ones. Voices on the phone, symbol of a deferred life, which grows parallel to our daily coming and going. The animals, dogs and sheeps, which signal the return to the simple life of repetitive actions. The green fields and the distant light of an abandoned house that are now relighten – and that immediately, as expected from a good country-bucolic context, arouse curiosity.

Therefore, the limit of this short film is not in the technical resolutions of the director Sinéad O’Loughlin (also screenwriter), always adeguated, or of the director of photography (by Daniel Keane), who succeeds to calibrate both the long shots and the close ups or details. The characters are typical, almost ‘topos': those who return, those who meet again, those who find themselves – and who re-discover in theirselves old and new shadows, some of which probably awful. The actors make a wonderful job, even considering that the whole story depend on them. Applause to the actors, David Greene and Johanna O’Brien.

The true limit of ‘Homecoming’ is elsewhere, on the cultural level. We, as not-irish citizen, can identify with these two protagonists and their history, but we cannot can not fully understand it. What we lack is the Irish context. Some passages of the short recall my lands, south of Pavia; some dynamics are a dejavu of my adolescence and adulthood. But references to events and dynamics of that society are lost without the right cultural background. Even the hypothetical tenderness that there was (maybe there is, maybe will be) between the characters can’t be fully understand. What is missing is a guide, someone that can act as a ‘bridge’ from our world to their world and that can translate for us the real weight of events we learn about during the short movie.

I don’t wont to be mistaken. It is easy to fall into the protagonists’ shoes, but every interpretation of the facts I could provide, it would lack respect to the short without correct cultural references. For this reason I do not make any deduction, only interpretations of what the images suggest to me – i.e. a return home that is a sort of idyll and at the same time a goodbye. A moment of possible change. A sort of farewell to the thousend and thousend of possibile worlds thath could have existed if certain things had gone differently. I hope I have caught – even in part – the message that the author wanted to send us.

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#PFF17