Marta Fana: “Quello che manca in Italia è un alfabetizzazione sul lavoro”

novembre 28th, 2017 | by Luca Carotenuto
Marta Fana: “Quello che manca in Italia è un alfabetizzazione sul lavoro”
Attualità

Alberto Prunetti lo ha definito “un libro senza retorica” ma Luca, giurista e moderatore della serata a Radio Aut, non è d’accordo; per lui si tratta di un libro ricolmo di retorica o meglio dialettica che porta, a suo dire, il lettore alle conclusioni volute dall’autrice. In qualunque modo la si pensi entrambi sembrano concordare sul fatto che “Non è lavoro, è sfruttamento”, libro di Marta Fana pubblicato lo scorso 5 ottobre da Laterza, riempie quel vuoto di narrativa working class che in Italia fa fatica ad avere successo, probabilmente perché si tratta di una realtà che non si comprende più.

“In Inghilterra, in Francia, in Germania ma soprattutto in Cina la letteratura working class ha molto più successo che in Italia” – spiega Luca durante l’introduzione al libro – “quello dei lavoratori è un mondo che non si comprende più, forse per vergogna o per disinteresse o perché la letteratura delle imprese e la relativa narrativa hanno soppiantato quasi totalmente quella dei lavoratori. Marta Fana ha il merito di aver scritto un libro a metà tra il pamphlet e il reportage che punta i riflettori sull’imbarbarimento delle condizioni e dei contratti di lavoro nel nostro paese”.

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Per i più Marta Fana è quella che lo scorso 20 giugno in diretta nazionale a Cartabianca su Rai 3 ha ricevuto una minaccia di querela da parte di Oscar Farinetti rea, secondo questi, di aver raccontato bugie sul conto dell’azienda gastronomica da lui fondata, Eataly. La Fana infatti aveva ricordato le precarie condizioni di lavoro di molti dipendenti con contratti a termine e di aver vinto l’appalto per l’Expo in modalità decisamente poco chiare. Ma Marta Fana è anche molto di più: è prima di tutto un’economista e ricercatrice di alto livello a Sciences Po (Parigi) e collaboratrice dell’Internazionale. “Questo libro è stato scritto per strada, frequentando le lotte e le proteste in Italia ma anche all’estero. Cerco altresì di spiegare che per cambiare lo stato delle cose correnti c’è bisogno di un ribaltamento rivoluzionario delle stesse e di un ritorno ai valori fondamentali della Costituzione.” Parla poi di lavoro o meglio, del modo in cui in Italia si parla di lavoro, ovvero senza riportare correttamente i dati o, quando lo si fa, strumentalizzandoli per questa o quella bandiera politica. Non che la Fana sia super-partes, come lei stessa ammette raccontando i dettagli della sua esperienza televisiva: “In Italia non appena cominci a parlare di proletariato, di operai e in generale delle condizioni di lavoro dal punto di vista dei lavoratori ti accusano subito di essere ideologizzata. Sarà vero ma forse lo siamo un po’ tutti, per primi quelli che ti accusano di far parte di una certa ideologia senza rispondere chiaramente ai tuoi punti”.

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Quello che manca in Italia, secondo la Fana, è una generale alfabetizzazione sul lavoro e sui propri diritti: “Dobbiamo insegnare cose semplici. a cominciare dalla lettura della busta paga e dalla conoscenza del contratto di lavoro e il relativo lessico. I lavoratori extra-comunitari che vengono in Europa imparano presto queste cose”. Sono cose semplici, essenziali, quasi banali ma come dice la stessa Fana: “oggigiorno in Italia dire cose banali è rivoluzionario”. L’autrice riporta esempi dell’attualità più impellente, dalle proteste di Castelfrigo in provincia di Modena fino all’eclatante caso di Almaviva dove solo di recente il giudice del lavoro di Roma ha dato ragione a 153 impiegati che rischiavano di perdere il posto. “È un fatto positivo – commenta Marta – ma permane il fatto che in Italia le varie realtà lavorative siano sempre più povere di democrazia. Basterebbe impegnarsi ad applicare la Costituzione, in particolare gli Articoli 36 e 42. Laddove questi diritti non siano rispettati e il dirigente d’impresa non ristabilizzi i normali equilibri tra profitto e retribuzione, esiste solo una soluzione percorribile: l’esproprio. E invece in Italia si continua ad assistere a dirigenti con liquidazione da capogiro e a licenziamenti di massa in realtà lavorative dove la malattia compromette l’eventuale premio di produzione”.

Secondo l’economista i sintomi di un sistema malato sono evidenti, dalla privatizzazione delle pensioni all’eccessiva tassazione sugli straordinari. “Da un lato sicuramente c’è un imbarbarimento costante della borghesia, sempre più disinteressata alle condizioni dei lavoratori. Ma dall’altro manca una cosa fondamentale: la costruzione critica di un nemico per compattare la classe lavoratrice e riconoscere le responsabilità della classe dirigente”. Parlando poi più specificatamente dei contenuti del libro la Fana ha criticato aspramente la proposta del governo di Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) puntando il dito contro la mancanza di retribuzione e il vero e proprio sfruttamento legalizzato di migliaia di giovani al quale si andrebbe incontro. Uno sfruttamento che segnerebbe il definitivo declino dello stato di diritto nel nostro paese e delegittimerebbe tutto ciò che nella nostra Costituzione vi è di più sacro e cioè non il lavoro ma il fondamento su di esso.