Il reggiseno: amico o nemico delle donne?

novembre 28th, 2017 | by Hnia Dahou
Il reggiseno: amico o nemico delle donne?
Cultura

Ci sono donne pronte ad abbandonarlo per sempre nel cassetto, altre che non uscirebbero mai senza! Eppure è fondamentale, non solo per un discorso prettamente estetico, ma anche per la salvaguardia della nostra salute.

Prima di vedere in che modo influisce sul benessere fisico, mi piacerebbe ripercorrere brevemente la storia e l’evoluzione di questo straordinario indumento con la quale abbiamo instaurato un inscindibile rapporto d’amore e d’odio.

Dunque vediamo comparire i primi reggiseni già nella Grecia Classica. Venivano chiamati Apodesmos, Mastodesmos o Mastodenton letteralmente queste espressioni significano “fascia da seno”. Consisteva in un lembo di tessuto che poteva essere lana o lino, avvolgeva il seno e veniva annodato sulla schiena. Le donne greche erano solite allacciare una cintura sopra il loro abbigliamento intimo, così che il seno potesse risaltare maggiormente. La fascia di cuoio veniva indicata con i nome di Strophion. Una sorta di Strophion più grande, chiamato Mammillare, era utilizzato dalle donne romane, ma non per esaltare il proprio seno, bensì per contenerlo. Infatti, secondo il gusto romano, il seno grosso era considerato brutto, poco attraente e una peculiarità propria delle donne in età avanzata.

Stessa metodologia la ritroviamo nell’Europa del Medioevo, quando le donne trattenevano il petto in una stringa di tessuto. Il “prototipo” di donna in questo periodo storico si presentava con un seno piccolo e il corpo prosperoso. Il ventre grande era simbolo di fertilità e abbondanza.

È solo nell’epoca rinascimentale che il seno vuole essere bello, grande e in vista; nasce l’immagine decisamente molto sensuale di decoltè. Viene così introdotto il corsetto. Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II di Francia, ne è stata una fervida sostenitrice, tanto da imporne l’uso obbligatorio alle dame di corte.

I primi modelli erano realizzati in tela irrigidita con la colla e avevano la chiusura frontale. Successivamente vennero aggiunti sostegni metallici sui fianchi e sulla schiena. Cambia anche il tipo ideale di forma femminile che doveva avere il busto piatto contrapposto ad un seno alto e spinto all’esterno. Il corsetto venne utilizzato fino agli ultimi anni dell’ottocento. Subì molteplici modifiche nelle dimensioni e nei materiali nel corso degli anni, ma l’evoluzione che più lo avvicina all’odierno reggiseno è quella datata 1889.

hcLa francese Herminie Cadolle separò il corsetto in due pezzi. Una parte inferiore che tratteneva l’addome e una superiore, a cui applicò delle spalline, che sosteneva il seno. Lo brevettò sotto il nome di Bien-être (benessere)Questa sua invenzione la innalzò a salvatrice del genere femminile liberato dal corsetto tradizionale. Nei primi anni del ‘900 la parte superiore iniziò ad essere venduta singolarmente e nello stesso periodo, dalla stessa Herminie, venne introdotto l’uso del “filo di gomma”, oggi conosciuto come elastico.

Tuttavia fino al 1913 circa il corsetto era ancora di uso comune. Ma con l’avvento della prima guerra mondiale i metalli cominciarono a scarseggiare e i corsetti iniziarono ad essere prodotti sempre più di rado. Alla fine del grande conflitto le donne europee erano ormai solite indossare solo il reggiseno e ci volle ben poco perché fosse adottato anche dalle donne in Asia, Africa e America.

regDagli anni trenta in poi i reggiseni divennero un industria importante. Le innovazioni più significative furono le spalline regolabili e l’introduzione della coppa imbottita, quella che noi conosciamo come push-up.

Il mercato rimase in forte crescita fino agli anni sessanta, quando gli avvenimenti sociali ne sfavorirono l’uso. Il movimento femminista condannava oggetti come reggiseni, bigodini, ciglia finte e altri dispositivi di bellezza definendoli oppressivi e patriarcali poiché riducevano le donne a meri oggetti sessuali. In quegli anni vennero bruciati centinaia di reggiseni nelle grandi piazze europee e americane in segno di protesta. Negli anni settanta i progettisti di reggiseni pensarono a una linea innovativa che risultasse più naturale possibile, così da riottenere la fiducia persa delle donne.

Negli anni ottanta lo spettacolo e la TV proponevano l’immagine di celebrità che vestivano reggiseni alla moda e molto eccentrici da mettere in mostra. Gli anni 2000 portarono invece due grandi cambiamenti. Il primo era la coppa imbottita senza cuciture realizzata in fibra sintetica e modellata a caldo. Arrivarono quindi le stampe, i disegni geometrici e floreali, svariate fantasie reperibili in tutti i colori esistenti.

Oggi la maggior parte delle donne indossa il reggiseno abitualmente e l’offerta è davvero ampia: modelli a balconcino, totalmente coprenti oburn sportivi, da portare underwear o come capo esterno. Insomma, ce ne sono per tutti i gusti. A noi non resta che scegliere quale acquistare.

Ma questa non è affatto una cosa semplice; trovare la giusta taglia che calzi alla perfezione, e che ci piaccia anche nel tessuto e nelle stampe è quasi impossibile! Tuttavia è alquanto importante per il nostro benessere fisico. Fisiatri e osteopati sostengono che il reggiseno sbagliato possa provocare danni alla salute come dolori al collo, mal di spalle, mal di testa e l’antiestetico cedimento del seno.

Le bretelle ad esempio, se troppo strette, possono alterare il flusso sanguigno e causare cefalee e insopportabili dolori al collo, mentre se troppo larghe alla lunga possono irritare la pelle con conseguenti eruzioni cutanee.

stampeLa fascia del reggiseno sorregge gran parte del peso (circa il 90%), per questo motivo deve essere giusta. Una misura sbagliata può provocare dolori alla schiena, specie per coloro che hanno un seno di dimensioni significative. Inoltre esistono due movimenti di pensiero circa il portare il reggiseno durante la notte. Alcune di noi lo indossano mentre dormono, convinte del fatto che possa aiutare ad avere un seno sodo e alto, altre invece evitano dal momento che si sente dire che può facilitare la formazione di tumori.

In realtà non si può provare che nessuna delle due scuole di pensiero sia vera o meno. Dormire con il reggiseno non evita la ptosi, o cedimento del seno, e nemmeno esistono studi che confermano l’ipotesi secondo la quale dormire con il reggiseno aumenti il rischio di formazioni di tumori.

Un altro mito sul reggiseno riguarda la sua durata; se è di una buona marca può durare una vita! Di fatto la durata media del reggiseno si aggira intorno a sei/nove mesi, dopodiché è consigliabile cambiarli. Questo perchè il seno è la parte del corpo femminile che più subisce cambiamenti dovuti a circostanze come ciclo mestruale, gravidanza, allattamento o, più semplicemente, per la forza di gravità.

In conclusione; il reggiseno fa parte della nostra quotidianità da secoli, possiamo considerarlo un complice-amico, oppure uno strumento di tortura, l’importante è sceglierlo bene!