Andrea Vitali a Binasco: “Racconto per fatti non per teorie”

novembre 12th, 2017 | by Redazione Online
Andrea Vitali a Binasco: “Racconto per fatti non per teorie”
Attualità

di Stella Civardi, Chiara Sabbioni e Luca Carotenuto

Si è svolto all’interno del Castello Visconteo di Binasco l’incontro tra Andrea Vitali e i suoi lettori, in una cornice da tipico paese lombardo come il suo Bellano, protagonista di molti suoi libri. Vitali ha invitato al confronto i presenti per una sana chiacchierata sui temi e luoghi ricorrenti dei suoi racconti, partendo chiaramente dalla sua ultima fatica, pubblicata da Garzanti Bello, elegante e con la fede al dito. «Il titolo in questo caso l’ho scelto perché è un endecasillabo, è poetico quasi dantesco» scherza l’autore mentre spiega i perché dei suoi titoli. La protagonista, Rosa, è una atipica ragazza degli anni ’60, zitella, risoluta e indipendente che sceglie di vivere un’avventura con un uomo, Adalberto, che invece ha sempre avuto un’esistenza monotona e piatta. L’incontro tra i due darà vita a una storia d’amore dai risvolti imprevedibili e sorprendenti, sempre accompagnata dalla tipica ironia che contraddistingue l’autore in tutte le sue opere. Ironia che spesso, quando non sempre trae ispirazione da fatti di vita vissuta come bellanese e come medico. «Trovo sia buffo – ha raccontato l’autore – che i miei lettori bellanesi riconoscano gli altri personaggi nei propri concittadini ma non loro stessi. Senza contare che ognuno di loro è convinto che ogni evento che io narro sia realmente accaduto in paese e quindi cominciano a congetturare le peggio teorie». Ma l’autore ci tiene comunque a sottolineare la peculiarità del suo stile e della sua narrativa, rispondendo a una domanda di una lettrice che gli chiedeva perché i suoi capitoli fossero sempre così corti. «Mi concentro molto sugli avvenimenti da raccontare e lascio che siano loro a creare l’atmosfera giusta. Io racconto per fatti non per teorie».

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C’è tempo anche e soprattutto per degli aneddoti divertenti: «anni fa stavo parlando con una mia paziente ottuagenaria della lingerie usata in Italia negli anni ’30, detta a “pelle d’uovo”, perché mi servivano dettagli per un mio romanzo. Mi disse di possederne un paio che mi avrebbe volentieri portato da mostrare. Ma quando la volta successiva venne non le portò e esclamò davanti a tutto l’ambulatorio “dottore non ho trovato le mutande!”. La mattinata successiva fu tutto un andare e venire di pazienti che mi chiesero delle mutande». Vitali intraprese gli studi di medicina da giovane per volere del padre e risponde così a chi gli chiede cosa sarebbe diventato se non avesse scelto la strada del medico: « Probabilmente vivrei in un camper ma sono profondamente grato al mio lavoro perché nei miei 25 anni di vita professionale ho avuto modo di arricchirmi con rapporti interpersonali unici».

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Nei suoi romanzi non mancano inflessioni e stilemi dialettali ma quando si parla di dialetti Vitali è molto chiaro: «il dialetto scritto non si può vedere, fa venire l’eritema. Certo Camilleri l’ha fatto ma ha al contempo creato un’altra lingua per i suoi romanzi, io mi limito al massimo a qualche espressione ma sempre mutuata dalla lingua italiana». Un’altra caratteristica che lo distanzia da Camilleri è il rifiuto di una narrazione seriale o di personaggi ricorrenti: «il vero protagonista è Bellano. Non riuscirei a fare una serie di romanzi con lo stesso personaggio al di fuori del mio paese. Ogni volta mi piace inventare storie e personaggi nuovi». Una lettrice curiosa poi gli chiede da dove provengano i suoi peculiari nomi come Ficcadenti o Mangiagalli: «sono debitore al calendario di Frate Indovino. È una miniera per i nomi più strambi e divertenti e nel suo genere è un’istituzione. Di fatto è stato il primo libro che abbia letto perché in casa ce l’avevamo da sempre».  Interrogato su come si immagina il suo lettore ideale Vitali ha risposto: “Non mi immagino un lettore ideale. E forse sarebbe sbagliato farlo per non sconfessare tutti quelli che mi hanno seguito finora. Scrivo solo per divertire, far riflettere e magari a volte commuovere un pochino». Conclude aggiungendo «ma se mai uno dei miei libri dovesse farvi piangere ditemelo che smetto subito!».