Paola Turroni – Le Bestie siamo noi

ottobre 24th, 2017 | by Tommaso Romano
Paola Turroni – Le Bestie siamo noi
Attualità

Ricorrenza molto importante cade quest’anno: il centenario della pubblicazione di Bestie di Federigo Tozzi. Occasione importante che Synodeia – L’arte del contatto sfrutta a suo vantaggio per presentare non solo l’opera dello scrittore senese, ma anche la poesia di autori contemporanei.

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Presentata dal poeta, nonché amico, Davide Ferrari, il 13 ottobre 2017 tocca a Paola Turroni, la quale, oltre che ripercorrere il suo cammino poetico leggendo liriche tratte da sue precedenti opere, presenta componimenti inediti che faranno parte della raccolta Nel volto delle bestie, di prossima pubblicazione.

Quel che colpisce a prima vista è l’emozione con cui si muove la Turroni, rileggendo quelli che affettuosamente vengono definiti dalla stessa “i suoi vecchi libri”. Animale (Fara Editore, 2000) segnò il suo esordio. Gli animali visti nei vari ambienti in cui si trovano a vivere, dal loro habitat naturale, allo zoo, al laboratorio, sono la metafora di un’umanità che si sposta continuamente tra i mille stati della mente. Così l’animale libero nel suo luogo d’origine andrebbe a significare lo stato selvaggio della vita umana, mentre quello in laboratorio il momento più razionale. Ma per Paola l’animale è più di una metafora trita e ritrita: nel suo comportamento sta l’intima essenza dell’uomo che pure è animale. Si esplicita l’influenza di uno scrittore che la poetessa sente come fonte feconda, John Berger, con la sua opera Perché guardiamo gli animali? (Il Saggiatore, 2016).

COPERTINA_PAOLA_fronte  Non mancano nemmeno liriche tratte da Il vincolo del volo (Raffaelli Editore, 2003) e da Il mondo è vedovo (Carta Bianca, 2010). Se nella prima di queste due raccolte emerge un fecondissimo confronto con la realtà, per cui l’io arriva a dire Lascio aperta una mano sul tavolo / […] / mi hanno lasciata a sistemare i pezzi dispersi del puzzle, nella seconda emerge un confronto/scontro con un mondo in cui Sembra davvero sempre l’ultima cena. Queste due raccolte sono così diverse eppure tra loro molto vicine nel continuo dialogo con il mondo esterno che acquista (o riacquista) la sua fisionomia animale.205

Negli undici inediti che il pubblico ha avuto modo di ascoltare, ricompaiono le presenze animali forti delle prime liriche, in verità mai scomparse, ma talvolta silenti nel testo poetico, a tratti evanescenti, eppure sempre vive nel dialogo intertestuale in cui sono inserite le liriche di Paola. É naturale che Davide, in vece del pubblico, le chieda come nasca la sua poesia. La Turroni fornisce una spiegazione che non può non far cenno ai modelli da lei scelti. In prima posizione Rainer Maria Rilke, l’autore di Lettere a un giovane poeta (Adelphi Edizioni, 1980), figlio di teutonica stirpe che predicava la poesia come prodotto dell’assoluta ricerca nel proprio io, in solitudine, grande intima solitudine. Ma Paola non è autoreferenziale (in verità non lo è nemmeno Rilke), bensì si rivolge al suo pubblico che, nella sua eterogeneità, diventa (forse) presenza ferma per la poesia. A un “tu” ella si rivolge, presenza costante. Quindi non c’è da stupirsi che la sua lirica risenta dell’attività teatrale da lei svolta. Passa quindi a ricordare la sua esperienza nella Comuna Baires. La rievoca come momento formativo intenso, bellissimo, ma terribile al tempo stesso per il carattere estremo che contraddistingue questa attività culturale.

Figlie di uno scavo nel proprio animo e di un continuo dialogo teatrale per un pubblico, le sue parole si vestono di carne e di sangue (Davide Ferrari) per una poesia che prima che intellettualizzazione è sensazione, gesto, impatto fisico. Pensiero e corpo, sottolinea Paola, non si dissociano mai. Sarà questa tensione che, riversandosi sulla pagina, produce inattesi quanto forti accostamenti per cui di luce e di fiele è l’alba, la fame è paragonata ad un vestito (stare con la fame come un vestito elegante) e ci si riconosce non dal sorriso ma dal ghigno dei volti (Guardarsi da lontano / riconoscersi dal ghigno). Da notare ancora come simili accostamenti nascano da un lessico semplice e popolare che non si compiace del ricercato ma di ciò che presenta al meglio la fisicità del reale riletto nel suo essere animale prima che umano e razionale. Nota scherzosamente Ferrari che poeti e animali sono accomunati entrambi dall’emettere versi.

La serata trascorre piacevolmente, concludendosi con una promessa da parte dei due protagonisti: uno spettacolo teatrale di loro produzione, un monologo teatrale che vedrà per protagonisti Maddalena e Gesù, spettacolo che debutterà a Lucca nel 2018. Vi invitiamo in loro vece numerosi.