Brooklyn Nine-Nine: l’arte della risata pensata

ottobre 20th, 2017 | by Alice Lo Presti
Brooklyn Nine-Nine: l’arte della risata pensata
Birdmen

Ottobre è il mese più temuto e atteso da ogni appassionato di serie TV che si rispetti. Ci aspettano nuove proposte, nuovi inizi di stagione e, soprattutto, nuove e strazianti emozioni che si dimostrano particolarmente difficili da gestire in concomitanza con l’inizio delle lezioni e del lavoro. Quello che serve è una serie capace di concederci un attimo di serenità e spensieratezza, che funga da tregua dalla sfiancante routine, ma che non ci impedisca di conciliare gli impegni della vita reale con il desiderio di immergersi nelle vicende fittizie del piccolo schermo.

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È per questo motivo che oggi voglio consigliarvi una serie di genere comedy purtroppo ancora poco conosciuta nella cultura mainstream italiana: Brooklyn Nine-Nine. La serie, che ha debuttato negli States nel 2013 e che ora conta ben 5 stagioni, racconta le bizzarre vicende dei detective del 99° Distretto della Polizia di New York, frutto della fantasia degli autori Dan Goor e Michael Schur. Brooklyn Nine-Nine è capace di abbinare una comicità puramente esilarante ad una pungente critica ai pregiudizi che ancora oggi incombono sulle minoranze nel campo del lavoro in America- e non solo- toccando senza superficialità tematiche sociali molto delicate, quali sessismo, razzismo e omofobia.

Brooklyn Nine-Nine si presenta come una boccata di aria fresca nel panorama degli show a tema poliziesco: spicca tra queste per essere una delle pochissime serie comedy che riesce a rappresentare realisticamente le dinamiche della risoluzione dei casi, senza tralasciare le forti relazioni che i poliziotti sviluppano tra loro. I personaggi e il loro sviluppo, personale o nell’ambiente del distretto, sono tra i punti cardine della serie, nonché due degli elementi più apprezzabili. I protagonisti si presentano sin dal pilot come figure bizzarre e singolari, ma mai perdono credibilità nel corso delle stagioni, rivelandosi al pubblico come figure nelle quali tutti ci possiamo rispecchiare. Inoltre, la squadra di detective del distretto è uno tra i gruppi più etnicamente e culturalmente vari presenti nell’attuale panorama dell’intrattenimento: Brooklyn Nine-Nine ha il coraggio di trasmettere le vicende di due poliziotti di colore e due donne di origine latinoamericana in modo del tutto naturale.

Il detective Jake Peralta (interpretato da Andy Samberg), la punta di spicco della squadra, impersona quello che inizialmente sembra il classico, immaturo, giullare del distretto ma che, con il proseguire della serie, rivela la sua natura più sfaccettata, caratterizzata soprattutto dalle sue difficili condizioni familiari, delle quali non perde occasione per trarne comicità, dalla sua devozione alla sua professione, dal profondo rispetto ed affetto che prova per ogni singolo membro del team. Rosa Diaz (Stephanie Beatriz), è la più dura e spietata del gruppo di detective, con la giacca di pelle e il cuore glaciale, non riBrklyn_s4schia mai di cadere nel cliché della donna badass della serie, perché come tutti è soggetto vulnerabile alle emozioni, all’imbarazzo e alla vicinanza con i colleghi di lavoro. Assieme ad Amy Santiago (Melissa Fumero), è simbolo della lotta contro le discriminazioni che le donne, o soprattutto le donne di origine latina, affrontano ogni giorno nell’ambito lavorativo delle forze dell’ordine. Amy è infatti la più competitiva e diligente, indipendente e solidale con le altre donne del gruppo. Un’altra figura femminile di spicco è Gina Linetti (Chelsea Peretti) che, anche se è una semplice segretaria, si dimostra più che capace di farsi rispettare dall’intero distretto. Viene rappresentato il genere femminile fiero di essere tale, pronto a combattere con costanza ed impegno il tetto di cristallo nel mondo professionale, non sempre visibile ma ancora presente. Il migliore amico di Jake, Charles Boyle (Joe Lo Truglio), nel suo piccolo, rivoluziona il ruolo del poliziotto uomo bianco medio americano, mostrandosi come una persona fin troppo gentile, ingenua e sbadata, che non vanta la propria mascolinità come troppo spesso si vede in show affini a Brooklyn Nine-Nine. Ultimi, ma non per importanza, il Sergente Terry Jeffords (Terry Crews) e il Capitano Raymond Holt (Andre Braugher) sono entrambi poliziotti di colore che, anche dopo aver raggiunto gradi d’onore nella polizia, combattono quotidianamente contro i luoghi comuni e le discriminazioni. Il Capitano Holt è inoltre apertamente omosessuale, aspetto che gli ha reso l’ascesa in carriera ancora più ardua e, talvolta, degradante.

Le relazioni di varia natura che i personaggi instaurano tra di loro sono il fulcro di Brooklyn Nine-Nine. Raramente capita di imbattersi in una serie in cui le relazioni di amicizia non sembrano avere meno peso ed importanza rispetto a quelle amorose. Le coppie sono presenti e hanno un ruolo di spicco nella serie, ma i personaggi della coppia non si mostrano mai in simbiosi. La relazione è ritratta come qualcosa di ordinario, talvolta difettoso, ma sempre basato su dialogo e comprensione. Le battute e gli espedienti comici non sono mai costruiti per prendersi gioco del genere, ruolo o orientamento sessuale dei personaggi, anzi, sovente sono pretesti per prendersi gioco delle ragioni che portano alla discriminazione e all’odio verso le minoranze. Brooklyn Nine-Nine dimostra come l’inclusione di personaggi appartenenti a minoranze e di tematiche sociali non è prerogativa di uno show estremamente serio, non accessibile ad un pubblico che vuole divertirsi: la serie si approccia al problema della giustizia sociale con piglio comico, intelligente ma soprattutto innovativo.