Jean Cocteau: “La difficoltà di essere”

ottobre 10th, 2017 | by Giulia Balossino
Jean Cocteau: “La difficoltà di essere”
Letteratura

Mi metterei a piangere. Per aver detto troppo delle cose da dire e non abbastanza di quelle da non dire. In fin dei conti, tutto si aggiusta, salvo la difficoltà di essere, che non si aggiusta mai.”

Jean Cocteau, artista eclettico e punto di riferimento di un’intera generazione del dopoguerra, è stato poeta, disegnatore, sceneggiatore, drammaturgo, regista e attore. In La difficoltà di essere, scritto nel 1947, Cocteau dialoga con il lettore, aprendo le porte della sua vita e della sua esperienza di artista.

Il libro si presenta come un “manuale” diviso in sezioni tematiche, un testamento spirituale la cui sincerità risulta attuale ancora oggi. Dalle considerazioni più difficili sulla morte, sul dolore, sull’anima e sull’amore, che si presentano come riflessioni personali e filosofiche, Cocteau passa a raccontare la sua infanzia, il suo incontro con l’arte, a delineare la sua quotidianità.

Nascono così ritratti speciali e aneddoti su Proust, Stravinskij, Apollinaire e Satie, per noi colossi della cultura e dell’arte, per lui amici, conoscenti e collaboratori.

Viene difeso il cinema, una musa ancora giovanissima all’epoca, veicolo del meraviglioso: “Il cinema è un’arte. Si libererà della schiavitù industriale la cui piattezza non lo mette sotto accusa più di quanto i cattivi quadri e i cattivi libri discreditino la pittura e le lettere”. Tra le pagine del libro scopriamo cosa fosse il teatro, per Cocteau, come spettatore e come autore che cede agli attori la sua opera. Lo chiama “il morbo rosso e oro” da cui non si guarisce mai, “la fornace”, “una tortura squisita”. Del rapporto tra scrittura e lettura ci racconta la stretta interdipendenza: “Scrivere vuol dire combattere con l’inchiostro per cercare di farsi capire”. Si tratta dunque di una testimonianza artistica e intellettuale preziosa di un periodo storico ricchissimo di cambiamenti nei modi di concepire l’arte e di esprimere la propria creatività.

Oltre alla curiosità ispirata dal suo stile critico e provocatorio e dalla sua ironia, questo è un libro di cui ci si può innamorare, che riesce a penetrare nelle domande esistenziali e personali di qualsiasi generazione. Convinzione e speranza dell’autore stesso è proprio quella di poter rendere infinito ciò in cui crede e che ha guidato il suo percorso.

Scrive: “…attorcigliando la mia linea con la vostra, a tal punto che si produca uno scambio dei nostri colori. Ecco la differenza tra un libro che non è un libro e questo libro, che è una persona cambiata in libro. Cambiata in libro e urlante, per chiedere aiuto affinché si rompa l’incanto e lei possa reincarnarsi nella persona del lettore.”

Per chi oggi si avvicina o vive il mondo dell’arte e dello spettacolo, l’apertura e l’originalità dell’approccio di Cocteau rappresentano una testimonianza che risponde ai dubbi di chi sente di voler esprimere la propria creatività o di chi dell’arte è un appassionato fruitore. L’ottica è di un autore che sente la responsabilità sociale della propria opera per i contemporanei e per i posteri.

…Il grande metodo, quello di dimenticare che si è poeti e lasciare che il fenomeno si compia a nostra insaputa. […] L’arte esiste solamente se prolunga un grido, un riso, un lamento. “