Suburra – La serie Netflix

ottobre 6th, 2017 | by Gabriele Citro
Suburra – La serie Netflix
Birdmen

Suburra, diretta da Michele Placido, debutterà questa sera in esclusiva su Netflix. Si tratta della prima serie televisiva tutta italiana offerta sul colosso mondiale di streaming, a due anni dall’uscita dell’omonima pellicola diretta da Stefano Sollima, basata sull’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini.  A fronte di un’analisi precedente dei primi due episodi (proposti in anteprima alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia), senza alcuno spoiler, procedo con l’offrirvi un giudizio sulla serie nel suo complesso.

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La vicenda intera ruota su tre personaggi principali: Aureliano Adami (Numero 8 nella pellicola del 2015, non riconosciuto ancora come tale nella serie prequel) interpretato da Alessandro Borghi; Spadino (fratello minore del boss Sinti Manfredi Anacleti, magistralmente interpretato da Adamo Dionisi), impersonato da Giacomo Ferrara in un’interpretazione spettacolare, sorretta da una caratterizzazione tanto complessa da renderla pilastro portante di tutta la serie; e Lele, interpretato dal debuttante Eduardo Valdarnini (forse l’unica nota dolente rispetto alle magnifiche interpretazioni degli attori protagonisti).

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La vicenda è complessa, fin troppo forse, risultando in alcuni punti alquanto dispersiva. Il tema è di tremenda attualità, e per chi avesse seguito i tristi fatti che dal 2011, ancora una volta, insozzano il “Bel” Paese, rivedranno, in una trasposizione abbastanza coerente, tutte le macchinazioni e gli intrighi apparentemente essenziali nella vita politica e imprenditoriale Capitolina. Il personaggio del Samurai, poi, interpretato nel film da Amendola e nella serie da Francesco Acquaioli (la sua interpretazione non raggiunge forse quella di Amendola nel film, ma rimane certamente di ottima qualità), vuole forse rappresentare quella figura così misteriosa, Massimo Carminati, che dagli anni ’70 si trova protagonista nella scena criminale italiana: condannato, qualche mese fa, a 21 anni di reclusione per svariati reati gravissimi, era figura reggente di un sistema che, seppur agisca in simbiosi con un numero cospicuo di soggetti atti a svolgere attività criminale per un obiettivo comune, non è stato definito “mafioso”, delegittimando il lavoro del “super” procuratore Giuseppe Pignatone, con un perentorio (già sentito 50 anni fa) “la Mafia (a Roma) non esiste”.

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Insomma, la serie, come detto, ripercorre fatti reali ancora in svolgimento, e tali fungono da cornice e da espediente, nella caratterizzazione delle figure protagoniste, e della storia, quasi di amicizia, di amore e odio, dei protagonisti. E’ innegabile che una serie di questo tipo sia di “successo”, poiché rimane a livello tecnico di ottima fattura (vista la grande regia di un maestro del genere) e l’interesse morboso che comunque suscitano storie così sporche, personaggi così potenti e attuali, in un sistema sempre più marcio e corrotto.

Va detto quindi che, a fronte di qualche difetto, soprattutto nella lentezza di alcuni (seppur pochi) episodi centrali, presumo che, per chi di voi apprezza il genere azione\gangster, questa serie possa essere un piacevole passatempo, tenendovi attaccati allo schermo per tutto il corso delle puntate, per tutto il corso della stagione.