Kazuo Ishiguro: Nobel per la letteratura 2017

ottobre 6th, 2017 | by Davide Spinelli
Kazuo Ishiguro: Nobel per la letteratura 2017
Cultura

Stoccolma, 5 ottobre 2017, ore 13.00. La Swedish Academy ha deciso: il premio Nobel per la letteratura 2017 è Kazuo Ishiguro - scrittore giapponese nato a Nagasaki l’8 novembre 1954 e poi naturalizzato inglese, dopo essersi trasferito a Londra all’età di sei anni, dove nel 1978 si è laureato in lettere e filosofia.

Ancora una volta, per il secondo anno consecutivo, l’assegnazione del Nobel per la letteratura – indubbiamente il più importante riconoscimento letterario al mondo – stupisce. O meglio, non rispetta le previsioni delle settimane precedenti, che davano autori come Haruki Murakami, Philip Roth, Amos Oz, Delillo, Marias – solo per citarne alcuni – come probabili vincitori del premio.

Ishiguro raggiunge la fama internazionale nel 2005 grazie al suo romanzo più fortunato Non lasciarmi (Never let me go- vincitore del premio Alex - e alla sua omonima trasposizione cinematografica qualche anno dopo. Ma l’attività letteraria dello scrittore inglese inizia ben prima: il suo primo romanzo, Un pallido orizzonte di colline, è del 1982.

Quattro anni dopo, con il romanzo Un artista del mondo fluttuante (An Artist of the Floating World)una delicata ricostruzione del clima in Giappone nel primissimo dopoguerra -, si impone all’attenzione della critica vincendo il primo Withbread, seguito, nel 1989, dal prestigioso riconoscimento del Booker Prizer grazie al romanzo Quel che resta del giorno (The Remains of the Day), anch’esso adattato per il grande schermo nel 1993. Romanzo, quest’ultimo, che racconta la storia di Mr. Stevens, un maggiordomo inglese che ripercorre a ritroso la sua vita per risolverne i conflitti insoluti dal tempo.

Sono altresì romanzi di inteso impatto emotivo anche Gli inconsolabili, Quando eravamo orfani, La musica più triste del mondo, la contessa Bianca, Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo. Tutti pubblicati nell’arco temporale che va dal 1995 al 2009.

Il gigante sepolto è invece l’ultimo romanzo di Ishiguro, edito nel 2015. Un testo che scardina i classici temi narrativi dell’autore, addentrandosi nelle peculiarità del testo mitologico e ai lavori di Tolkien.

Ishiguro è sicuramente uno degli autori anglofoni che ha contribuito maggiormente ad una profonda e strutturale innovazione della letteratura inglese contemporanea, anche riscoprendo atmosfere desuete ma tutt’altro che inattuali, come le tinte distopiche che conserva Never let me go, rifacendosi chiaramente al celebre romanzo di Aldous Huxley Brave New World.

E quanto mai prima d’ora, l’Accademia Svedese dei Nobel sembra aver centrato il cuore del motore narrativao di Ishiguro nella motivazione all’attribuzione del premio: per avere rivelato l’abisso al di sotto del nostro senso illusorio di connessione col mondo, in romanzi di grande forza emotiva. 3282480_1316_nobel_prize_literature

Abisso in cui l’autore inglese appone domande rivelatrici del senso intimo della natura umana, sullo sfondo di struggenti storie d’amore, come in Non lasciarmi. Romanzo cardine della produzione letteraria di Ishiguro, in cui l’autore mette in scena un’utopia ribaltata, che nessuno vorrebbe mai vedere realizzata, all’interno di una dimensione onirico-visionaria che innova finanche quella dispotica del Mondo nuovo di Huxley. Come dice Paola Novarese, traduttrice italiana dell’autore giapponese, «Non lasciarmi è uno di quei rari libri che agiscono sul lettore come lenti d’ingrandimento: facendogli percepire in modo dolorosamente intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita».

Ishiguro racconta in un’intervista per la BCC subito dopo l’uscita del film Non lasciarmi basato sull’omonimo romanzo, che fin da piccolo il suo sogno era quella di diventare un musicista. Ma che all’improvviso, verso i vent’anni, ha smesso di scrivere canzoni e ha cominciato a scrivere libri, perché le parole suonavo di più nel secondo modo a suo dire. Ed è esattamente così: leggendo i romanzi di Ishiguro si ha la disarmante sensazione che ogni parola sia esattamente quella giusta.