Un ricordo di Pierluigi Cappello

ottobre 3rd, 2017 | by Beatrice Poletti
Un ricordo di Pierluigi Cappello
Cultura

In queste ore la Poesia è chiamata al suo compito più complesso: custodire con cura e continuare a diffondere le parole di un uomo che a lei ha dedicato gran parte della sua breve esistenza. Il primo ottobre 2017 muore Pierluigi Cappello, classe 1967, poeta e scrittore friulano dalla grande produzione creativa, costellata di numerosi premi. Tra di essi il riconoscimento Vittorio De Sica 2012 consegnatogli da Giorgio Napolitano al Quirinale e la laurea magistrale honoris causa in Scienze della formazione presso l’Università degli Studi di Udine, il 27 settembre 2013, che gli fece conquistare il primato del letterato più giovane ad aver ricevuto tale onore.                                                                                                                                                                                                                                                              La vita di Cappello si condensa nei suoi versi; versi che riflettono cinquant’anni di battaglia e di riflessione profonda. Un letto, una sedia a rotelle, una libreria personale, hanno rappresentato per diversi anni gli oggetti essenziali della sua quotidianità da quando un terribile incidente in moto lo rese infermo a soli sedici anni.

“Mentre ero in ospedale , tanti anni fa, con lo sguardo ostruito dalle sponde di un letto, il dolore stava accucciato in attesa di un nuovo sforzo, pronto ad aggredire. E tuttavia, col tempo, il letto si è trasformato in un tappeto volante […]. Da lassù gli anni scorrono via dalle nostre vene, si concede una tregua al corpo e il pensiero si libera del superfluo che ingombra la giornata.” (da Questa libertà, Rizzoli, 2013)

La scrittura diventa così il suo amato rifugio, o meglio un luogo di evasione in cui perdersi per superare le difficoltà. Le parole si trasformano in ali per il suo spirito che tende sempre alla libertà per contrastare l’immobilità corporea. Il friulano indaga la realtà e ne coglie l’aspetto più sottile, quello nascosto ed ombroso. Ogni dettaglio, anche il più insignificante, svela qualcosa di quel mistero che aleggia sulla vita. Cappello accosta “[…]parole fatte di suono e di silenzi” e crea poesia.
Quando i versi si fondono con una voce e le note di un pianoforte nasce Amors, raccolta poetica in friulano, musicata da Renato Miani, intonata da Elsa Martin e accompagnata dalle melodie di Matteo Andri, pubblicata da Campanotto nel 2016.

Cappello scrive per se stesso e per l’intera umanità. Scrivere è un gesto senza pretese che ha il sapore di una “missione civile”.  L’apparente semplicità dei sui componimenti deriva dalla linearità del dettato, ma nasconde un qualcosa di non detto, di non scritto, che di tanto in tanto emerge quasi a scuotere il lettore dalla sua superficialità. Esseri animati ed inanimati vengono arricchiti di significato, accostati e armonizzati, trasmettendo così una sensazione di pace e serenità. Ecco che Pierluigi riesce a vincere l’infermità del corpo e inizia a correre con il pensiero, seguendo il ritmo della penna, che  riempie i fogli bianchi di bellissime immagini.

Lo vogliamo ricordare infine con le sue stesse parole:

Dal mio giardino si vedono così e

non si possono spiegare

l’accordo dell’azzurro rarefatto e

quello del verde

che sale e si fa spazio in certe

mattine di maggio

quando il calore viene sulle

braccia scoperte

e tocca il tendine di verde

che credevamo spenti, nella

nostra testa di oggi,

tanti anni fa. In mattine così, la

terra si piega

e si anima in cose inanimate come

i sassi

nel brulichio nascosto dalle foglie,

nel nostro

essere muti e felici di non avere

un nome.

 

Forse daremo un nome a questa

luce sugli occhi,

alla rondine scolpita dall’aria

mentre passa,

all’ombra durata un battito sulle

nostre mani;

forse saremo infanzia e

chiuderemo il pericolo

nel nome del pericolo e

allontaneremo le nostre spalle

dalla città abbagliata e

splenderanno amate dal caso

e dal vento le nostre impronte

quando qualcuno chiuderà

il cancello dietro a noi, e ci

guarderà partire.

(Nel mese di maggio, da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010)