Con Philippe Daverio alla scoperta di Pavia, crocevia d’Europa

settembre 24th, 2017 | by Inchiostro
Con Philippe Daverio alla scoperta di Pavia, crocevia d’Europa
Attualità

Di Stella Civardi e Chiara Sabbioni

La basilica di San Michele Maggiore, nella serata di mercoledì 13 settembre, ha ospitato la Lectio Magistralis, dal titolo “La Francigena tra oche grasse e vino”, tenuta dal noto critico d’arte Philippe Daverio in occasione degli Stati Generali dei Cammini Religiosi e Culturali, un’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio per ricordare l’importanza delle Vie storiche e religiose che attraversano Pavia e la provincia. Infatti, come afferma il presidente della Camera di Commercio Franco Bosi, “l’obiettivo è quello di rafforzare l’identità di Pavia quale Crocevia d’Europa, per giungere alla costruzione di un sistema integrato di offerta economica, turistica e culturale che tenga conto dell’eccellenza enogastronomica locale”.

Il professore ha svelato ai molti presenti alcuni curiosi segreti del “medium tempus” e li ha condotti verso un nuovo modo di concepire l’Europa di oggi. Ci ha mostrato un medioevo in continuo movimento e trasformazione, dove uno degli elementi chiave è la comunicazione. Il tutto seguendo l’iter della via Francigena che si snoda tra Canterbury, Roma e la Puglia. Insieme alle più trafficate strade medievali (quali la Via di San Colombano, i Cammini di San Martino di Tours e di Sant’Agostino, la Via Micaelica) collega luoghi ricchi di storia, simbolo della cristianità, contribuendo a rendere Pavia importante patrimonio culturale.

Daverio spiega che in questa occasione il parametro utilizzato per analizzare questo periodo “che tutti conoscono o nessuno sa” è quello degli spostamenti, dei percorsi lungo i quali i protagonisti dell’epoca si muovevano. Su queste strade, se si presta attenzione, sono ancora impresse le impronte dell’Impero Romano con la sua gloria e il suo declino: le orme dei messaggeri e dei legionari a cavallo prima; dei chierici e dei viandanti in pellegrinaggio, in seguito.

Nel 476 dalle sponde del Reno un popolo guidato da Odoacre si affaccia sul confine Imperiale e depone Romolo Augustolo. Passa un secolo e nella pianura padana i Longobardi di Alboino fondano un nuovo regno scegliendo Pavia come capitale. Questo Medioevo da molti osteggiato si mostra in realtà ricco di cambiamenti, pieno di colori, volti, lingue e sapori differenti. “A segnare il suo inizio”, aggiunge Daverio, “sono tutti coloro che credono in una nuova forma”. I monaci benedettini rispondono alla crescente disaffezione sociale dovuta al disgregamento dell’Impero d’Occidente con la Regola, innalzando nuovi valori e parametri di convivenza, e scoprendo nuove tecniche di lavorazione del terreno e di conservazione del cibo. “Dovete pensare che prima erano diffusi gli stessi prodotti sia qui che in Alsazia” spiega Daverio “ora è plausibile che non ci fosse più vino per la Messa così i monaci di San Colombano e San Gallo, reduci dall’opera di cristianizzazione del nord Europa, hanno portato nel nord Italia la tecnica di coltivazione della vite propria della loro Terra: un vino leggero diventa il prodotto tipico dei nuovi centri di potere, Pavia e Aquileia”.

La seconda verità la si trova nell’oca grassa che insieme a burro, olio, e strutto forma la “Europa dei grassi”. Il fegato grasso d’oca, o foie gras, veniva prodotto dai romani che cucinavano le oche ingrassate con i fichi. Il foie gras è tutt’oggi piatto tipico delle regioni francesi dell’Alsazia e della Dordogna, ma rinomato è anche il salame d’oca di Mortara, cittadina della Lomellina. Daverio considera anche le numerose personalità intellettuali che hanno percorso la Francigena: da Tommaso D’Aquino a Guglielmo da Ockham, ai nuovi ordini monastici, Francescani e Domenicani, che hanno contribuito a diffondere la sapienza in tutta Europa.

Per concludere risulta evidente l’importanza della Via Francigena quale mezzo di comunicazione di culture e tradizioni europee. Sfatato il mito del Medioevo minaccioso e buio, senza interazioni e privo di cultura agli occhi degli umanisti, grazie all’originale intervento di Philippe Daverio abbiamo scoperto che “il collante dell’Europa – penisola occidentale dell’Asia – è la Francigena e il vino”.