L’Orsa Maggiore diagnostica l’astigmatismo.

settembre 22nd, 2017 | by Denis Sina
L’Orsa Maggiore diagnostica l’astigmatismo.
Scienza

La costellazione dell’Orsa Maggiore è, forse, una delle più importanti tra quelle che si possono osservare nell’emisfero boreale. Grazie alla sua presenza assidua nel cielo notturno in tutte le stagioni, non tramontando mai a nord del 41° N (al di sopra, per intenderci, della linea immaginaria che unisce Napoli, Madrid e New York), ha permesso agli antichi navigatori di orientarsi con relativa facilità in mare aperto. In effetti, prolungando esattamente cinque volte il lato più estremo del famoso carro, è possibile rintracciare la Stella Polare, astro che punta sempre verso il Nord, considerato da sempre punto di riferimento durante le escursioni notturne dei più audaci (e non). 

orsa-maggioreLe stelle principali che compongono la costellazione sono:

  • Alioth: è la stella più brillante della costellazione e presenta un raggio quattro volte maggiore di quello solare , la sua massa è circa il triplo e la luminosità è 108 quella del Sole;

  • Dubhe: a causa della successione degli equinozi era la stella polare approssimativamente nel 5100 a.C. e lo sarà nuovamente nel 20500.;

  • Alkaid: è una giovane stella bianco- bluastra, una delle più calde visibili ad occhio nudo (si parla di una temperatura di 17.000 K);

  • Mizar: forma una delle doppie visuali più famose del cielo;

  • Merak;

  • Phecda: il suo nome deriva dalla parola araba coscia;

  • Megrez: è la meno luminosa della costellazione e il suo nome significa inizio.

Tra queste, Mizar e Dubhe meritano un particolare approfondimento in quanto da sempre apprezzate non solo da astronomi di tutto il mondo ma anche da medici di un tempo specializzati in tecniche mirate ad alleviare problematiche oculari.

stella binariaQuesti oggetti celesti non sono semplici stelle ma sono sistemi binari; i sistemi binari sono sistemi stellari formati da due corpi che orbitano intorno al loro centro di massa comune. Generalmente non è facile accorgersi della loro presenza nel cielo notturno né ad occhio nudo né con semplici strumenti ottici. In effetti, la grande distanza che separa un sistema di questo tipo e la Terra, insieme alla poca luminosità che noi stessi percepiamo, possono far sembrare che la luce provenga da un unico oggetto. Il nostro occhio, inoltre, non ha un grande potere risolutivo: due sorgenti puntiformi posti a una distanza di 25 cm dal nostro occhio, affinché vengano apprezzati come oggetti distinti, è necessario che stiano a una distanza massima di 0,1 mm. Questo ci porta alla logica conseguenza che fino all’invenzione dei telescopi l’osservazione ad occhio nudo di tali corpi celesti non era affatto pensabile.           

Dicevamo quindi che anche i medici del passato hanno potuto giovarsi delle due stelle per capire quali problematiche potessero affliggere la vista dei pazienti. In particolare, chi riusciva a risolvere (ovvero visualizzare nello stesso istante) ad occhio nudo sia Mizar che Alcor, allora godeva di ottima salute oculare; in particolare, si poteva affermare con sicurezza che il soggetto non presentasse il disturbo dell’astigmatismo, difetto della vista per cui l’immagine di un punto appare più o meno allungata. Recentemente si è anche avuto modo di scoprire che un test simile veniva utilizzato anche dai militari arabi per selezionare chi tra loro sarebbe poi diventato una perfetta guardia dell’imperatore.

Soltanto Giovanni Battista Riccioli nel 1650 scoprì che effettivamente si trattava di due oggetti distinti (Galileo Galilei utilizzò per la prima volta il telescopio in data 25 Agosto del 1609, a Venezia).