“The New World” (2005), di Terrence Malick

settembre 2nd, 2017 | by Manuel Capra
“The New World” (2005), di Terrence Malick
Birdmen

Nel corso di The New World fluiscono due storie l’una accanto all’altra, arrivando ad intrecciarsi nel momento topico della battaglia tra indigeni e coloni britannici:

- le dinamiche amorose di Pocahontas (Q’orianka Kilcher) con il capitano Smith (Colin Farrell) e John Rolfe (Christian Bale);

- il tentativo dei coloni di stabilire un insediamento, Jamestown, primo avamposto occidentale nel Nuovo Mondo.

Malick si serve della vicenda per indagare ed affrontare due delle tematiche da lui predilette: l’Amore, le insicurezze ed i mutamenti dell’animo ad esso legati, ed il rapporto tra l’Uomo e la Natura. I personaggi del regista originario dell’Illinois sono sempre alla ricerca di un significato profondo a partire dalle loro esperienze quotidiane, si pongono domande su ciò che li tormenta e smuove; mezzo fondamentale per farci arrivare queste riflessioni altamente introspettive è l’uso frequente del voice-over, uno degli elementi più caratterizzanti del cinema malickiano.

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Pocahontas scopre l’amore quando conosce il capitano John Smith durante la sua prigionia presso gli indigeni; il loro è un rapporto che nasce dalla curiosità per l’estraneo, il diverso, dall’incontro-scontro tra due diverse culture e modi di vivere. Arrivano a toccarsi, sfiorarsi – splendido in tal senso il modo in cui Malick ritrae la loro ricerca di contatto, facendo spesso cadere l’occhio della telecamera sulle loro mani che si intrecciano e sulle carezze che si scambiano – ma tra loro permane sempre una certa diffidenza, minima ma tangibile. Questa si tramuta nei dubbi, nelle domande che Pocahontas si pone durante alcune delle sequenza in voice-over (“È questo l’uomo che amo? Un fantasma. L’amore può ingannare?”). “Tu scorri attraverso di me come un fiume”, dice l’indigena al capitano Smith; questo paragone esprime le caratteristiche del loro amore: l’imprevedibilità, l’essere sfuggevole e la continua mutevolezza.

Dopo essere stata abbandonata dal capitano Smith, Pocahontas incontra il colone John Rolfe. Il rapporto che sboccia tra i due è di natura differente rispetto a quello tra la ragazza ed il capitano Smith: è un amore fatto di protezione, armonia e stabilità, che si accompagna all’integrazione progressiva di Pocahontas – che ora verrà battezzata col nome di Rebecca, quasi a segnare un punto di svolta per il personaggio – ai costumi occidentali. Anche qui è molto incisivo il paragone che viene dipinto: Rebecca stessa paragona Rolfe ad un albero che la protegge e le permette di sdraiarsi alla sua ombra. Tra le ultime immagini che scorrono sullo schermo, quasi a suggellare i due diversi amori vissuti da Pocahontas/Rebecca, compaiono – prima – un fiume che scorre seguendo il suo naturale percorso, e – poi – un albero rigoglioso, ritratto con la tipica sacralità di Malick.

Il capitano John Smith è diviso tra l’amore per Pocahontas e l’ambizione, il desiderio di realizzarsi, di essere un pioniere alla ricerca di nuove terre per sé e per il suo popolo. Il suo amore per l’indigena è probabilmente sincero, ma non abbastanza forte da fargli mettere da parte l’offerta che gli viene fatta di condurre una spedizione verso nuovi territori più a nord, lasciando così sedotta e abbandonata Pocahontas.  New-World_CC-6-thumb-860xauto-62233

L’esperienza da prigioniero di Smith accanto ai pellerossa gli permette di comprendere il loro diverso approccio nel rapportarsi all’esistenza e alla Natura. Malick, rifacendosi al Mito del buon selvaggio, ritrae gli indigeni immersi nell’armonia della Natura, spensierati e privi dei sentimenti negativi frutto della corruzione della società. Pur nella loro primitività essi prosperano, Natura e Uomo contraggono un rapporto di reciproco vantaggio. Particolarmente rilevante è la loro visione panteistica della Natura, vista come un’entità comprensiva del Tutto, sacra e non senziente; questa concezione emerge con costanza anche nelle altre produzioni del regista, basti pensare a La sottile linea rossa (1998) o a The Tree of Life (2011), solo per citare gli esempi più chiari, o agli innumerevoli scorci di natura presenti in tutti i suoi film, sempre volti ad esaltare il bello intrinsecamente presente in essa. Di tutt’altra fattura è l’approccio tendente allo sfruttamento e al degrado dell’ambiente, cercando un’imposizione forzata sulla Natura, perpetrato dai coloni britannici. A tal proposito, il capitano Smith afferma: “Mentre muoiono di fame, scavano per trovare l’oro. Non si parla, non c’è speranza, lavoro, se non questo”.

The New World, inoltre, sancisce l’inizio della collaborazione cinematografica tra Terrence Malick e il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki, che si potrarrà fino alle ultime produzioni del regista. La capacità dell’artista messicano di ritrarre in maniera limpida e suggestiva soprattutto gli elementi naturali, dando quasi una sensazione di purezza e sacralità al soggetto, si sposa alla perfezione con la poetica di Malick.

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L’essenza di quest’opera va cercata e scovata tra l’armonia e l’incanto delle immagini, più che nelle parole; quello che Malick e Lubezki fanno è un invito ad immergerci e farci trascinare e cullare dalla musica di Wagner e Mozart, che accompagna le effusioni tra gli amanti, dalla luce che filtra tra le fronde degli alberi, dai colori dei tramonti che si riflettono sull’acqua in ogni loro calda sfumatura.

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