Un mese dalla scomparsa di Chester Bennington

agosto 21st, 2017 | by Luca Valtulina
Un mese dalla scomparsa di Chester Bennington
Attualità

Il cantante del gruppo nu metal Linkin Park, Chester Bennington, si è tolto la vita nella sua casa a sud di Los Angeles il 20 luglio 2017.
Ad un mese dalla scomparsa la voce graffiante del frontman è ancora la colonna sonora delle pagine social di fan e giornali.
La depressione ha accompagnato la sua vita come la sua musica. La rabbia degli abusi subiti da bambino era convertita nella foga con cui Chester ha infiammato i palchi di tutto il mondo, per l’ultima volta proprio in Italia, a Monza, di fronte ad 80.000 persone.
Il padre, poliziotto, separandosi dalla madre lascia al giovane Chester un ennesimo dolore da esorcizzare, come purtroppo spesso succede, con droga ed alcol. Le dipendenze sono infatti secondo gli inquirenti il motivo principale del suicidio del cantante, avvenuto poche ore dopo la messa on line dell’ultimo video della sua band, il singolo Talkin to Myself.

One more light è l’ultimo album della band di Los Angeles, più melodico e intimista dei precedenti e anche per questo accolto impietosamente da critica e pubblico. I Linkin Park però sono sempre stati tra le band più odiate della nostra generazione ad esclusione dei primi due lavori in studio. Correva l’anno 2000, Hybrid Theory, il primo album ufficiale, certificato disco d’oro in due paesi, disco di platino in altri diciassette e disco di diamante negli Stati Uniti, per un totale di 27 milioni di copie vendute, oltre ad un successo discografico indiscutibile ha portato la band sotto gli occhi del grande pubblico con una delle canzoni tuttora più celebri del gruppo, In The End. Triste ironia come un testo che rispecchiava il disagio sociale post Generazione X sia diventato la colonna sonora del disagio personale di Chester Bennington nei mille tributi dedicatigli dai fan.

Era il 2003 ed era il turno di Meteora, primo album registrato con il bassista Phoenix che entrerà come titolare nella formazione ufficiale del complesso. Oltre a sfiorare le venti milioni di copie vendute il disco porta la band su 320 palchi solo nei primi 365 giorni dal rilascio. La varietà multigenere dei Linkin Park si fa vedere proprio con questo album che alterna rock, metal, hip hop, elettronica ed addirittura un brano strumentale dal titolo Session che verrà inserito nella colonna sonora di uno dei film culto di quel periodo, Matrix Reloaded. Il successo della hit del disco, Numb, porta alla band un riconoscimento molto importante nella scena hip hop. L’anno successivo all’uscita di Meteora, la traccia viene remixata da Jay-Z. Numb/Encore vince addirittura un Grammy Award come la collaborazione migliore con un artista rap. Ne segue un progetto, Collision Course, che diventerà il secondo EP della storia a raggiungere la prima posizione nella classifica Billboard 200.

Dopo questi primi progetti esce Minutes to Midnight, l’album della maturità artistica. Dopo mille vicissitudini con la casa discografica Warner, che ne bloccherà l’uscita fino al 2007, l’album esordisce bene ma a livello di numeri siamo molto lontani dai primi successi. La band con quest’album, a detta del rapper Mike Shinoda, voleva distaccarsi da tutto quello che si pensava fossero i Linkin Park. Il nu metal che li aveva così tanto caratterizzati viene confinato a pochi episodi (i singoli più di successo del disco) come What I’ve Done, che verrà selezionato come tema principale del film Transformers.

Gli LP successivi del gruppo sono un insuccesso crescente di critica e pubblico, ad eccezione del loro quarto lavoro, Thousand Suns (2010) che, a detta del bassista Phoenix, segnò però la divisione dei fan, chi troppo affezionato ai primi lavori chi appassionato ai pezzi più pop dei dischi successivi.

I Linkin Park diventeranno gradualmente una delle band più detestate sia nel mondo hip-hop sia nel mondo della musica rock. I social network sono colmi di pagine dedicate all’odio verso il gruppo di Chester Bennington, su Youtube c’è addirittura un video di un ragazzo che si prende a schiaffi da solo intitolato Reazione all’ultimo singolo dei Linkin Park. Nonostante questa immotivata mole d’odio la scomparsa del cantante ha suscitato un’enorme mobilitazione sul web da parte di famosi e non. Uno dei tweet più significativi viene da una delle pop star più importanti in circolazione, Rihanna, che definisce Chester come il talento vocale più incredibile degli ultimi anni.

Nel frattempo su internet nasce una bella iniziativa per mano del gruppo che ha accompagnato Chester dal 96 fino a poche settimane fa. #RIPCHESTER è una pagina creata per raccogliere tutti i tweet che ricordano il cantante e soprattutto per sponsorizzare il numero della prevenzione suicidi negli Stati Uniti e nel mondo.

L’importanza della band di Los Angeles, nonostante le malelingue, è evidente nel calore che ha accompagnato i giorni successivi alla morte del cantante. Una delle iniziative più di successo è stata quella di alcuni ragazzi di Mosca. Mille fans hanno cantato e suonato insieme What I’ve Done, Numb e le altre canzoni più importanti del gruppo durante un evento chiamato Rockn Mob. Il video è diventato subito virale e rende giustizia all’impatto distruttivo della musica dei Linkin Park, all’energia specchio di una generazione che ha osannato e destituito con la stessa rapidità una delle band crossover più importanti dell’ultimo mezzo secolo.