Che “counseling” mi dai?

luglio 11th, 2017 | by Raffaella Pasciutti
Che “counseling” mi dai?
Attualità

In una società come quella attuale che impone i tempi di una corsa continua, lasciando poco spazio all’attenzione verso ciò che ci circonda, può nascere la necessità di fermarsi a riflettere su noi stessi e su ciò che ci sta accadendo. Raccontare la propria vita e le proprie esperienze, perplessità, gioie a qualcuno di cui ci fidiamo è fondamentale per snellire l’entità dei pensieri che ci affliggono tutti i giorni.

Intorno alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, anche se in realtà in forma concettuale già esisteva all’inizio del ‘900, nasce una figura professionale apposita per l’ascolto di problematiche personali e aziendali: il counselor. In Italia, ancora, non in molti sono a conoscenza dell’esistenza di questo mestiere e della presenza di persone qualificate che lo svolgono. Per questo, la gentilissima Diana Aurelia Gerea, praticante nel territorio pavese, si è resa disponibile ad illustrarci quest’attività , che, oltre ad arricchire il proprio curriculum, può offrire molto anche a livello personale.


Buongiorno Diana. Innanzitutto, la ringrazio per la sua disponibilità nel rispondere a qualche curiosità su una professione di recente sviluppo: il counseling. Di cosa si tratta?

Il counseling professionale è un processo di interazione il cui scopo è aiutare il cliente, che liberamente ne faccia richiesta, a prendere una o più decisioni riguardo a scelte di carattere personale o difficoltà specifiche edattuali che lo riguardano direttamente.
Per offrire una definizione ancora più dettagliata, il counseling come relazione d’aiuto è un’attività che si pone l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Esso offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare le difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi, e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. È un intervento che utilizza varie metodologie mutuate da diversi orientamenti teorici e si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni, infatti può essere erogato in vari ambiti, quali: privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale.

Quando ha sentito parlare per la prima volta di counseling e come si è avvicinata alla professione?

Ho iniziato ad avvicinarmi ad essa in prima persona nel 2014, quando ho scelto di frequentare la scuola di Counseling Filosofico Autogeno, che ha sede a Pavia. Ritengo che oggi quest’attività risulti molto utile nell’ ambito di una società che debba far fronte a cambiamenti come la crisi economica e l’integrazione di persone che arrivano da altri paesi del mondo. La figura del counselor mi ha attratto per la sua impostazione professionale: occuparsi di difficoltà contingenti, di problematiche di sviluppo individuale e di gruppo aiuta a promuovere le quattro dimensioni della personalità umana: libertà, indipendenza, integrazione sociale e dimensione spirituale.

Infatti il mondo di oggi è sempre più complesso e più complessi sono i problemi delle persone. Quale approccio adotta?

Affidare la propria storia, i vissuti, gli stati d’animo, i pensieri ad un’altra persona è difficoltoso. Come counselor mi devo avvicinare con grande rispetto a quello che la persona racconta, con sguardo positivo, incondizionato e privo di pregiudizi. E’ necessario che mi ricordi di essere “soltanto” un’estranea nei confronti del cliente, una persona che incontra in un particolare momento. Formulare giudizi, etichettare, fornire spiegazioni inutili, dare consigli, proporre soluzioni, sono azioni che un professionista nelle relazioni d’aiuto non deve fare, proprio nel rispetto dell’unicità dell’altro.

Indubbiamente l’attività di counselor ha un valore a livello professionale, ma lo ritiene anche utile alla comprensione di se stessi?

Per rispondere a questa domanda mi devo rifare assolutamente al percorso di studio che ho frequentato. Durante i tre anni previsti, insieme a teoria, ore di esercitazioni in classe, incontri di tirocinio, agli studenti viene richiesto un percorso di supervisione per testare in prima persona le teorie e le tecniche imparate, con lo scopo della conoscenza di sé stessi al fine di riuscire a valutare le proprie attitudini, capacità, conoscenze, requisiti che possono favorire oppure inficiare l’esercitazione della professione. Un altro aspetto importante è quello di comprendere se si abbia la capacità del non giudizio in tutte le aree della vita del cliente per poterlo aiutare a seguire la propria modalità di agire, pensare, essere, in quell’obiettivo o in quella difficoltà che lo portano al counselor, senza il rischio di indirizzarlo su una strada che non gli appartenga.


La supervisione individuale è un tassello importante nella formazione in quanto comprendendo sé stessi si riesce meglio a comprendere gli altri, nello specifico i clienti. Dal punto di vista funzionale a livello neurobiologico, psicologico, sociale e spirituale l’uomo ha tratti identificabili comuni e differenti, pertanto essere seduti al posto del cliente aggiunge un ulteriore valore esperienziale.

Ascoltare e farsi ascoltare. Suppongo che per svolgere quest’attività occorra essere molto empatici, è d’accordo?

L’empatia è la traduzione del tedesco Einfuhlung che letteralmente significa ‘sentire dentro’ e deriva dal greco Pathos. Rollo May la definisce “uno stato di identificazione fra personalità molto profondo, in cui una persona si sente una dentro l’altra, tanto da perdere temporaneamente la propria identità”. E’ un modo di essere e di porsi in relazione con il cliente, non è una tecnica, ma una sensibilità intellettiva ed emotiva che il counselor focalizza sul cliente. A mio parere occorre conoscere a fondo il significato della parola, ormai abusata. Non va confusa con la simpatia oppure con l’ipercoinvolgimento. Inoltre, è possibile considerare una “scala dell’empatia” che progredisce per i cosiddetti “gradi di accuratezza empatica”. In questa scala, al livello 0 si trovano i sentimenti del cliente che non vengono compresi; al livello successivo (detto “sottrattivo”) i sentimenti vengono percepiti solo parzialmente; al livello due l’empatia diventa più accurata, comprendendo e accettando i sentimenti del cliente; infine al livello tre (detto “insight”) si va oltre la comprensione del cliente, riuscendo a rispecchiarvisi in profondità.

Sta praticando la sua prima esperienza lavorativa presso “Sportello Donna “, sede dove ha svolto l’attività prevista di tirocinio. Ci vuole raccontare di cosa si occupa questa associazione?

Sportello Donna Pavia è l’associazione nella quale ho svolto il tirocinio di counseling tra ottobre 2016 e maggio 2017 e la cui presidente è la signora Isa Maggi. La struttura si occupa dell’apertura di nuove attività imprenditoriali, orientamento professionale e ricerca di lavoro, incontri di counseling individuali e di gruppo, incontri di vari orientamenti olistici, baby pit stop per le madri che passano nel centro della città e hanno bisogno di un posto in cui fermarsi con il loro bambino.
Dall’ottobre 2016, ‘Sportello Donna’ ha aperto uno “Sportello di Ascolto Counseling” per offrire uno spazio di ascolto a chiunque senza discriminazione. Considero un successo per l’associazione essere sempre a disposizione di chi ha bisogno. Lo sportello è aperto il sabato mattina e, su appuntamento, in tutti gli altri giorni lavorativi, sempre al mattino. La Presidente ha pensato di offrire questo servizio ai cittadini di Pavia e non solo. Al termine delle vacanze estive già si avvieranno incontri di gruppo counseling su varie tematiche e incontri olistici riguardo al life-style e all’incremento del benessere.

Sportello Donna” mira a rinnovarsi e aggiornarsi in modo continuo per mantenersi un punto di riferimento per tutte le persone che incontrano delle difficoltà nel quotidiano e che sono disposte a conoscere sé stesse, i loro pregi e i loro limiti, per affrontare con coraggio la propria vita.

Ammiro da sempre chi si mette al servizio di altri, quindi, cara Diana, le rinnovo i miei complimenti. Grazie ancora per averci illustrato questo ruolo non ancora noto a tutti, ma così importante che merita di essere conosciuto.
Buon proseguimento!