The Leftovers 3, o l’Apocalisse secondo Damon Lindelof

luglio 8th, 2017 | by Fabio Bazzano
The Leftovers 3, o l’Apocalisse secondo Damon Lindelof
Birdmen

The Leftovers chiude i battenti con una terza stagione memorabile che la conferma come uno degli eventi televisivi più originali e interessanti degli ultimi anni. Basata sull’omonimo romanzo del 2011 firmato da Tom Perrotta (qui in veste di co-autore), la serie HBO ideata da Damon Lindelof ha regalato un universo affascinante e una galleria di personaggi indimenticabili a coloro che hanno avuto la pazienza di seguirla in questi tre anni (cosa non scontata: ad una prima stagione cupissima e non sempre convincente era seguita una seconda spiazzante a più livelli), andando in parte ad appagare quella fetta di pubblico rimasta orfana dei miseri di Lost. Anche perché la premessa di base, ovvero l’improvvisa e inspiegabile sparizione del 2% della popolazione mondiale – chiara metafora di tutto ciò che di imprevedibile e inspiegabile c’è nella nostra vita – si è dimostrata l’ideale per raccogliere la pesante eredità della celebre Isola.

norasarah the leftovers season three premiere episode 1La terza stagione è ambientata tre anni dopo la fine della movimentata seconda. La situazione ora è tornata alla tranquillità, o almeno così sembra, perché se c’è una costante in The Leftovers è il perenne senso di tragedia e minaccia incombente. Kevin Garvey (Justin Theroux) è tornato ad essere il capo della polizia, ma forse la sua psicosi non gli permette ancora di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Come se non bastasse, molti iniziano addirittura a considerarlo il prossimo messia dopo averlo visto più volte scampare alla morte in circostanze a dir poco miracolose. Per questo il predicatore Matt (Christopher Eccleston) ha scritto in gran segreto un libro sulla sua vita, presentato come il sequel della Bibbia (The Book of Kevin è appunto il titolo della première). Ma sarà così? È davvero lui il Salvatore? Il dubbio si insinua in tutti tranne che in Nora (Carrie Coon), la quale ha ripreso il suo lavoro presso il Department of Sudden Departure. Dietro alla sua serenità di facciata si nasconde però un dolore lancinante per la perdita dell’affidamento della figlia adottiva Lily, che ha fatto riaffiorare i traumi del passato. Deciderà allora di recarsi in Australia, dove una misteriosa organizzazione sostiene di avere un “dispositivo” in grado di trasportare le persone nel luogo dove si troverebbero i dipartiti. Nel frattempo alcuni misteriosi segnali annunciano l’imminente apocalisse e forse solo Kevin, che ha accompagnato Nora in Australia, può impedirla. Toccherà a Laurie (Amy Brenneman) e al resto dei personaggi seguirli ancora una volta mentre un inesorabile conto alla rovescia annuncia la fine del mondo, e della serie stessa.

the-leftovers-season-3-episode-5Chi da questa terza stagione si attendeva una risoluzione degli enigmi della serie rimarrà deluso. La narrazione si conferma anzi più che mai criptica e mescola presente, passato e forse futuro, realtà e allucinazione, simbologie e rimandi, che come da tradizione mantengono la trama in un equilibrio a dir poco precario tra ordine e caos. Sono comunque loro – l’irrazionale Kevin e la razionale Nora – i due principali motori della storia, gli opposti destinati a scontrarsi ma, alla fine, ad attrarsi. Sarà l’ultima ora della serie a rivelarlo definitivamente, dove ogni mistero viene lasciato sullo sfondo per riportarci alla loro intima vicenda umana, tra vite vissute, vite immaginate e vite ancora possibili. Nonostante la breve durata (solo otto puntate) The Leftovers non rinuncia a nessuna delle sue peculiarità, tra cui l’abitudine di dedicare degli interi episodi all’approfondimento del percorso personale di alcuni dei personaggi principali, che in questo finale più che mai assumono quasi la veste di parabole bibliche. Ecco allora che Don’t Be Ridicolous diventa il manifesto della straordinaria bravura di Carrie Coon, capace di regalare una performance dolente mostrando tutte le sfaccettature di Nora; Crazy Whitefella Thinking segue le disavventure di Kevin Garvey Sr. (Scott Glenn) nella sua delirante missione di salvare il mondo; It’s a Matt, Matt, Matt, Matt World completa – insieme a Two Boats and a Helicopter della prima stagione e No Room at the Inn della seconda – un’ideale trilogia dedicata a Matt e alla sua instancabile ricerca di (un) Dio, mentre Certified chiude (?) la parabola di uno dei personaggi più tragici e sfuggenti, Laurie. Il penultimo episodio – The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother – è addirittura un specie di Bond movie fruediano ambientato nell’aldilà mentale di Kevin, un’allucinazione post-mortem di un’ora proprio ad un passo dalla conclusione della serie, a conferma del coraggio e dell’assoluta libertà creativa del duo Lindelof-Perrotta.

post-air-tl_301_bk_0116Dal punto di vista tecnico The Leftovers si conferma un prodotto di eccellente qualità, forte di un cast principale in autentico stato di grazia (senza dimenticare alcune folgoranti guest star: si veda lo straziante monologo di Lindsay Duncan nella terza puntata), di una colonna sonora strepitosa che spazia da Take On Me degli A-ah ad una azzeccatissima versione jazz di Personal Jesus firmata da Richard Cheese, e di una spettacolare location come l’Australia, che con i suoi paesaggi sconfinati e cieli annuvolati che prefigurano il diluvio (universale?) si presenta come lo scenario perfetto per l’apocalittica conclusione. Il finale di stagione, onirico e struggente, intitolato significativamente The Book of Nora, chiude circolarmente il racconto suggerendo un inquietante ribaltamento di prospettiva, ma regalando anche nell’ultimo confronto tra i suoi protagonisti un improvviso e forse imprevisto squarcio di speranza nonché un autentico atto di fede nella forza salvifica dell’amore, facendo così affiorare il vero tema della serie: non tanto la paura della morte (nostra e di chi ci sta vicino), ma la paura di sopravvivere. E di non riuscire a trovare il modo giusto per andare avanti.