Taboo – Un atto di fede per la seconda stagione?

giugno 24th, 2017 | by Armando Oscar Rossi
Taboo – Un atto di fede per la seconda stagione?
Birdmen

Leggendo Cuore di tenebra di Joseph Conrad, veniamo trasportati fisicamente all’interno di un’ambientazione macabra, nebbiosa e ostile, a bordo di un vaporetto abitato da indigeni cannibali.

La prima stagione di Taboo racconta invece la lunga preparazione al grande viaggio verso le Americhe, e le acque oscure vengono guadate solo tramite i viaggi mentali del protagonista James Keziah Delaney (Tom Hardy).

L’ottava e ultima puntata differisce dalle precedenti per il ritmo più sostenuto, che trasmette allo spettatore un inaspettato senso di irrequietezza: a poche ore dalla partenza, Delaney è intrappolato in una fitta tela di problemi che sembrano trattenerlo a Londra. Il terzo atto di questo film in 8 parti è costruito attorno ad una grande battaglia che sopperisce alla mancanza d’azione degli episodi precedenti; dopo aver presentato James Delaney come un essere bestiale e pericoloso, mettere in scena una grossa zuffa è una scelta obbligata.

Ad ogni modo, il biglietto da visita della serie è  il paladino di Mad Max: la performance di Tom Hardy è perfettamente credibile, frutto di una ricerca artistica approfondita e appassionata; l’attore inglese ha plasmato una creatura carismatica ma pesantemente introversa (ricorda lontanamente l’Enzo Ceccotti de Lo chiamavano Jeeg Robot), resa ancor più interessante dall’uso di suoni gutturali simili a grugniti e dal twi, la lingua dei nativi del Ghana.

C’è da dire però che dopo 8 episodi sappiamo ancora poco su di lui: nessun flashback infatti è stato usato per approfondirne le origini. Se da una parte questo sia funzionale allo sviluppo di nuove trame, dall’altra indebolisce il legame empatico che, secondo i canoni, deve instaurarsi tra personaggio e spettatore.

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Tirando le Somme, questa prima stagione di Taboo è un’alternativa più autoriale a serie come Vikings o Il Trono di spade, che merita sicuramente attenzioni, nonostante l’ultimo episodio sia privo di un plot twist abbastanza forte da incuriosire il pubblico per la seconda stagione.