In Biblioteca tra musiche e città…invisibili

giugno 23rd, 2017 | by Antonio Elio Caroli
In Biblioteca tra musiche e città…invisibili
Letteratura

Andrea Ruggeri, giovane compositore e batterista sardo accompagnato dall’ARE (Andrea Ruggeri Ensemble), si è esibito lo scorso 21 giugno a Pavia, presentando sette brani tratti dal suo nuovo progetto musicale intitolato Musiche Invisibili. La data scelta per la presentazione ha coinciso con la Giornata europea della Musica, in onore della quale numerosi musicisti si sono esibiti per le strade e i vicoli della città. Ma Andrea Ruggeri ha scelto per la presentazione del suo lavoro un posto speciale che solitamente non ospita eventi musicali: la Biblioteca teresiana dell’Università di Pavia. La scelta non è stata affatto casuale perché Musiche Invisibili è la trasposizione musicale di Città Invisibili, il celebre romanzo di Italo Calvino.  Quando la musica incontra la letteratura, suonare in una biblioteca storica è il modo migliore per creare sinergia tra il pubblico e il messaggio che ha ispirato le note musicali.

Cosa si prova a suonare in una biblioteca e avere davanti più libri che pubblico?

“Non saprei dire di preciso quanti libri ci sono all’interno della biblioteca e nemmeno quanto sia vecchio il libro più antico esposto su quei scafali. I libri rappresentano la storia dell’uomo, però sono oggetti fisici e statici, che contengo nozioni fissate tra le righe. Mentre al contrario la musica è dinamicità, si diffonde attraverso onde sonore, ed è come se restituisse vita ai libri e alle parole immobili.”

 

Anche la scelta di Pavia come prima tappa per esibire il progetto non è una semplice coincidenza, perché la città sembra essere biograficamente legata a Italo Calvino. La madre Evelina Mameli, detta Eva la sarda, vi si trasferì dopo la morte del padre, raggiungendo il fratello maggiore Esifo, docente universitario. Qua conseguì la laurea in Scienze Naturali nel 1915, diventando poi la prima donna italiana a praticarne l’insegnamento universitario.

Nel romanzo di Calvino, un esploratore chiamato Marco Polo incontra il grande imperatore dei Tartari Kublai Khan, e gli racconta dei suoi viaggi fatti per le città del suo sconfinato impero. Il libro possiede una struttura complessa, perché gli undici capitoli di cui è composto sono a loro volta suddivisi in ulteriori classificazioni. Dalle “città e la memoria”, alle “città nascoste”, in totale vengono presentate ben 55 città chiamate con nomi di donna di derivazione classicheggiante.

 

La musica che hai composto ispirandoti a questo testo ha la funzione di catapultare l’immaginario dell’ascoltatore all’interno delle città, come se volessi presentarle?

“Assolutamente no, la musica che ho scritto non svolge una funzione didascalica, ma racchiude la suggestione che ho percepito leggendo le ambientazioni delle città, è stata proprio la suggestione a guidarmi nella composizione. Non ho seguito in modo lineare la trama del libro, alcuni brani sono ispirati alle città citate nel romanzo, altri invece si riconnettono a particolari episodi o dialoghi”.

 

Quest’opera di Calvino appartiene a quella fase della sua scrittura definita “filone combinatorio”, in cui è presente l’influenza dello strutturalismo e della semiotica. Questa fase creativa maturò nello scrittore dopo l’incontro con il circolo degli intellettuali dell’Oulipo a Parigi, dove apprese che l’universo linguistico ha soppiantato la realtà, e il romanzo è un meccanismo che gioca artificialmente con le parole. In Città Invisibili resta aperto il confronto tra letteratura e vita reale, perché le città ipotetiche costruite con la fantasia non sono private della menzogna e delle brutture della società, e Calvino attraverso combinazioni di linguaggi e parole vuole far riemergere questa realtà.

 

L’ossessione di Calvino nella rappresentazione della realtà nella maniera più verosimile possibile quanto ha influenzato la scelta dell’opera?

“Moltissimo; per esempio Calvino era un accanito giocatore di scacchi proprio come l’imperatore Kublai Khan, e pare che la somma dei dialoghi più le città presenti nel romanzo coincida con il numero delle caselle di una scacchiera. Anche in questo romanzo quindi è molto presente la precisione scientifica che Calvino forniva a suoi lavori. Ma ad essere sinceri è proprio la concretezza che caratterizza l’opera ad avermi affascinato. Calvino offre più che soluzioni implicite degli interrogativi su come affrontare e risolvere le contradizioni della società, ho notato questa volontà nella sua scrittura, che in realtà è la missione di ogni artista”.

 

Calvino descriveva il momento dell’ispirazione come “un’immagine che gira per la testa”, nata chissà come, magari diversi anni prima, per poi diventare l’embrione di una storia “con un principio e una fine”.  Importante fase della scrittura era per lui un minuzioso e caparbio lavoro sulle scelte linguistiche, alla ricerca delle parole migliori per far aderire la scrittura con fedeltà ed efficacia all’immagine. Così la scrittura stessa diventa lo stile che guida il processo creativo, seguendo il disegno generale dell’opera che lo scrittore ha in mente. Nello stesso modo Andrea Ruggieri, attingendo dai suoi interessi musicali come il rock, il jazz e la musica da camera, ha realizzato gli spartiti partendo da un semplice accordo oppure un ritmo; spesso ha rielaborato pezzi da lui già composti, così da mescolare le sue vaste conoscenze musicali in un’opera che vale la pena ascoltare.

“Io non scrivo a tavolino, a volte inizia tutto da un accordo oppure un ritmo, poi lascio che sia la scrittura della musica ad ispirarmi.”

L’ARE di Andrea Ruggeri è un gruppo di 12 musicisti, molto variegato sia dal punto di vista stilistico che delle provenienze, composto da Elsa Martin (voce), Mirko Onofrio (flauto, sax tenore, voce), Gabriele Mitelli (tromba, flicorno), Francesco Ganassin (clarinetti, sax alto), Christian Thoma (oboe, corno inglese, clarinetto basso), Francesco Saiu (chitarra classica ed elettrica), Elia Casu (chitarra elettrica, live electronics), Pasquale Mirra (vibrafono), Oscar Del Barba (pianoforte, fisarmonica), Daniele Richiedei (violino, viola), Annamaria Moro (violoncello), Giulio Corini  (contrabbasso). Tra i loro futuri progetti quello di completare la trasposizione dell’intera opera Città Invisibili. Per ora il gruppo sarà impegnato nel montaggio video delle riprese registrate durante l’esibizione dell’ensemble nella Biblioteca teresiana, dalle quali verrà ricavato un DVD.