Spider-Man: tutti i film dal peggiore al migliore

giugno 12th, 2017 | by Luca Carotenuto
Spider-Man: tutti i film dal peggiore al migliore
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A dirla tutta, Nicholas Hammond non era neanche una cattiva scelta. Si trattava, all’epoca, il 1977, di un attore giovane, con la faccia pulita e un’esperienza pregressa niente male: era egli infatti il piccolo Friedrich von Trapp di Tutti insieme appassionatamente (Robert Wise, 1965).  Ma non ce ne voglia il signor Hammond se non contempliamo lui e il suo serial The Amazing Spider-Man in questa classifica, perché, oltre a essere un prodotto televisivo, si tratta di una produzione scadente e dimenticabilissima, snobbata addirittura da Stan Lee che pure figurava come screen consultant.

No, qui invece classificheremo, dal peggiore al migliore, i film cinematografici del tessiragnatele, i quali, nel bene o nel male, hanno fatto la storia del cinema e al quale presto, (il 6 luglio) si aggiungerà Spider-Man: Homecoming. Partiamo allora dalla…

5° posizione: Spider-Man 3, ovvero il bello di essere brutti

Spider-Man 3 ha un innegabile merito: quello di aver dato al mondo un memento su cosa non fare in un film di Spider-Man. Può sembrare un esercizio di ironia ma non lo è. In parte è grazie a quel disastro che era Batman & Robin di Joel Schumacher, che la Warner nel 2004 si convinse a far rinascere in maniera più matura una saga che 7 anni prima era morta dolorosamente, uccisa dai “bat-capezzoli”. I film brutti hanno sempre questo merito e devono essere ricordati proprio per istruirci su cosa è bene non fare in una data storia. Forse Spider-Man 3 non è così orrendo come il Batman di Schumacher (o la Catwoman di Halle Berry o la Lanterna Verde di Ryan Reynolds), ma poco ci manca. Come spesso capita, i film peggiori sono contraddistinti da buone intenzioni iniziali, le quali lastricano la strada a infernali realizzazioni finali. Tutti eravamo eccitati per l’esordio cinematografico di Venom, e non vedevamo l’ora di assistere al ritorno di un Goblin sulla scena. Qualcuno rimase un po’ perplesso nel constatare la presenza dell’Uomo Sabbia, ma andava bene così, altra carne al fuoco. Nessuno però riuscì a spiegarsi la presenza di Gwen Stacy. Il problema però non era la quantità di carne, ma la ridotta dimensione della brace e la scarsa cottura.  Tobey Maguire alterna a momenti emo, scene imbarazzanti e inspiegabili di disco dance. Kirsten Dunst è brava come sempre ma è la sua scrittura a pesare, oltre al fatto che il suo ruolo nella storia – per la terza volta – è sempre lo stesso: quello di damigella in pericolo. James Franco nei credits è segnalato come New Goblin ma sappiamo tutti che si tratta del Green Ranger. Un pessimo Green Ranger. Se poi sorvoliamo su un inesistente Topher Grace e la sua parvenza di Venom, si salvano solo J.K. Simmons e il suo sempre spettacolare Jameson e Rosemary Harris nei panni di Zia May. La migliore Zia May. Non sto dimenticando Thomas Haden Church o Bryce Dallas Howard. Semplicemente non li menziono.

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4° posizione: The Amazing Spider-Man e il suo complesso di inferiorità

Se è vero che l’imitazione sfrontata e pedissequa è sintomo di una scarsa fiducia in sé stessi, allora The Amazing Spider-Man, di Marc Webb, è uno dei meglio riusciti manifesti sul complesso di inferiorità. E non che i piani della Sony non fossero chiari fin dal principio. Bastava una rapida occhiata alla prima e più nota foto di produzione rilasciata a fine 2011, per capire che le intenzioni erano quelle di imitare i toni di Batman Begins. Sorpresa: Spider-Man non è Batman. Il primo approccio di Webb al personaggio Marvel è confuso, impacciato, timido negli svolti di trama più importanti, ma pomposo in quelli più banali e faciloni. Il film vuole imitare Batman Begins in tutto, dalla fotografia, più sfocata e tendente al cupo dei precedenti film, ai dialoghi che si sforzano, malamente, di avere una parvenza di credibilità scientifica ed etica. Andrew Garfield è un buon Peter Parker nella sua versione più nerd di sempre, ma è Emma Stone la vera anima del film e la chimica (all’epoca naturale) tra i due è piacevolissima. Per il resto è tutto un decrescendo poco convincente: dalla sotto trama dei genitori, passando per una Zia May non all’altezza della precedente, fino al villain, potenzialmente interessante ma in fin dei conti banale. The Amazing Spider-Man era un film dalle molte promesse: poche realizzate, ma bene (non vedremo mai più una Gwen Stacy all’altezza di Emma Stone), molte rinviate (uno Spidey più aderente ai toni scanzonati e leggeri del fumetto) e troppe disattese. Non un film da buttare ma neanche di cui vantarsi.

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3° posizione: The Amazing Spider-Man 2. Più di tutto.

Lo confesso. All’epoca, quando andai a vederlo in sala, ne rimasi estasiato: «il più bel film di Spider-Man di sempre!» ricordo di aver detto. Ma allora ero giovane e stupido. A riguardarlo adesso mi rendo conto che si tratta di un film un po’ ingenuo (un po’ tanto) e con leggerezze di sceneggiatura imbarazzanti (sul serio Harry non riconosce la voce del proprio amico da sotto la maschera?). Eppure The Amazing Spider-Man 2, con tutti i suoi difetti, ha una sua coerenza estetica invidiabile. Se infatti le pecche sono peggiori del film precedente, i meriti sono ancora di più e migliori. In altre parole The Amazing Spider-Man 2 peggiora quanto di cattivo c’era nel precedente e allo stesso tempo migliora quanto c’era di buono. La relazione tra Peter e Gwen, per esempio, è un capolavoro di puro e sincero romanticismo. Andrew Garfield è perfettamente a suo agio nella parte, ma mai quanto Emma Stone, energica e radiosa come non mai. Gli effetti speciali questa volta sono di altissima qualità, merito anche della fotografia più luminosa e piacevole di Daniel Mendel (si comprende bene come abbia fatto la sua fortuna con Star Trek). Di questo film bisogna solo sopportare i grandi sprechi. Come Jamie Foxx e il suo Electro inutilmente complesso, e Dane DeHaan e il suo Harry Osborn, stucchevole e insopportabile. Ma il finale è impeccabile, spettacolare e giustamente commovente. Probabilmente il film non rende interamente giustizia alla storia originale della morte di Gwen Stacy, ma indubbiamente ne riporta la stessa carica drammatica. Ad accompagnare il tutto, una colonna sonora di ottima fattura del sempre grande Hans Zimmer, coadiuvato da Junkie XL. The Amazing Spider-Man 2 fa di tutto per essere un film su Spider-Man completo e appagante. Lo sforzo si vede ed è encomiabile. Peccato solo sia arrivato troppo tardi e con troppa fretta.

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2° posizione: Spider-Man 2 e le 50 sfumature di Peter

Sarebbe facile dilungarsi sugli effetti visivi e speciali che hanno valso nel 2005 a John Dykstra il suo terzo meritatissimo Oscar (chi è John Dykstra? Un signore di Long Beach che nel ’78 vinse l’Academy Award per gli effetti speciali di un filmetto di nome Star Wars). Potremmo parlare a lungo del magistrale montaggio sonoro o della splendida performance di Alfred Molina. Ma è stato scritto abbastanza sulla grandiosità di Spider-Man 2 e rimane ben poco di non detto. Personalmente ritengo Spider-Man 2 il film più erotico della saga. C’è qualcosa di inesplicabile, nel film di Raimi, che ha che fare con l’erotismo. Sarà forse la calzamaglia attillata ricoperta di ragnatele di gomma, o forse la sensualità incarnata di Kirsten Dunst. È come se i protagonisti, schiacciati come sono dall’ingerenza delle loro vite, reprimessero i loro primordiali istinti amorosi per poi esplodere violentemente in scene apparentemente prive di qualsivoglia doppio senso carnale. Ma cosa sono in fondo Peter e MJ distesi sulla ragnatela dopo un’estenuante battaglia finale, se non due giovani innamorati che per la prima volta si scoprono nella loro più pura intimità? Un’intimità così travolgente che lega i due innamorati ben più di quanto non faccia la ragnatela. Ma ancora, che dire della breve ma intensa parentesi tra Octavius e Rosie? Non è forse la morte di Rosie a innescare la trasformazione da uomo a mostro. molto più di quanto non faccia l’incidente in laboratorio? Si pensi poi se un mostro a otto braccia non abbia in sé qualcosa di perversamente erotico. Per il resto, credetemi, è difficile mettere Spider-Man 2 in seconda posizione. La critica lo considera generalmente il miglior film sul personaggio e probabilmente ha ragione. Per me Spider-Man 2 è un film perfetto con un’unica pecca: quella di essere un (ottimo) sequel di una storia già iniziata.

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1° posizione: Spider-Man is the new Superman

La storia inizia qui. Non solo la storia di un timido ragazzo del Queens morso da un ragno e messo di fronte alle responsabilità che il maggior potere comporta. Inizia qui, o ricomincia da qui, la storia di un genere, quello dei cinecomics di supereroi, che sarà destinato negli anni successivi a dominare le sale cinematografiche. Così come Richard Donner nel 1978 aveva, per la prima volta, fatto volare Superman nelle sale cinematografiche, così Sam Raimi porta sullo schermo un nuovo mito moderno. Non un paladino della libertà, della giustizia e della democrazia, ma un avventuriero solitario che cela dietro una maschera totale la propria insicurezza. Non a caso le citazioni all’Uomo d’Acciaio di Christopher Reeve si sprecano: dai grossi occhialoni di Peter al cambio d’abito durante la parata. Proprio in questi giorni Geoff Johns e Kevin Feige hanno ricordato che è proprio il film di Donner ad ispirare tutte le loro produzioni. Ma solo lo Spider-Man di Raimi può dirsi il vero erede di quel Superman. Poiché, così come tante sono le somiglianze, altrettante sono le differenze che lo rendono ancora oggi un film fresco e innovativo. Sam Raimi e Laura Ziskin rendono straordinario l’ordinario, stabilendo un nuovo canone nella narrazione superomistica: non la celebrazione di grandi imprese, ma la contemplazione della forza del quotidiano e lo stupore della scoperta del sé. Si pensi alla scena in cui Peter si guarda allo specchio, e alla meraviglia – nostra e sua – nello scoprirsi nuovo e migliore. Si pensi a Kirsten Dunst e alla sua Mary Jane dalle gote arrossate, il sorriso radioso e i capelli purpurei (e se vi sembra che stia parlando della MJ di John “Jazzy” Romita, è solo perché nel film le hanno reso giustizia). Come non celebrare la grandiosità comica di J.K. Simmons mentre interpreta (interpreta? Lo vive!) un James Jonah Jameson semplicemente eccelso? E ancora, Rosemary Harris, la Zia May che tutti vorremmo. James Franco, convincente e commovente, in quella che con ogni probabilità è l’interpretazione che l’ha lanciato. E Willem Dafoe? A suo tempo Kit Kiefer disse di lui «la follia incarnata in un dolce guscio croccante».[1] E niente, va benissimo così.

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Bibliografia

Jonathan Couper-Smartt, S. B.-h. (2004). Marvel Encyclopedia vol. 2. Modena: Panini Comics.

[1] (Jonathan Couper-Smartt, 2004)