Se un padre in una poesia potesse…

giugno 9th, 2017 | by Davide Spinelli
Se un padre in una poesia potesse…
Letteratura

Se un padre in una poesia potesse; se un padre in una poesia di Kipling scrivesse, versi e prosa avrebbero le stesse rughe sul viso.
E questo sarebbe il viso, queste le rughe; tra Se di Rudyard Kipling:

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;

Perché la neve non sia solo la polvere dell’inverno, e la strada non si fermi alle scuse di una mente troppo stanca per pensare. Perché questo vento sfoglia il mio libro, dondola le coperte della tavola e plana sopra la stessa foschia che tra le mie mani trema. E quando vivere sarà mentire, non perdere il controllo. Quando fra le rughe del tuo stesso viso dovrai imparare a disegnare il sentiero della tua vita, perdi il controllo e ciondola tra le tue labbra; fra loro si nasconderà chi saprà perdonare il tuo modo di sbagliare.

Se riesci ad avere fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;

Perché quando non saprai capire, potrai iniziare a scrivere. Quando l’autunno avrà gli stessi colori dell’estate, quando il tuo odore sarà inchiostro, smetti di cercare. Quando sarà passione, prova a morire.

Se riesci ad aspettare e a non stancarti di aspettare,

Perché se fossi soltanto foglie, cadresti lo stesso.

O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

quando non ci sarà più tempo per questa libertà.

O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:

perché non c’è occhio che fermerà il tempo, non c’è lama che taglierà il vento quando sarà solo tempesta. Quando impazzirai, l’odio e il saggio non avranno differenze, se non in quell’occhio. Fermerai il tempo quando non ne avrai più, ma sarà la cosa più grande che farai, se riuscirai ad aspettare.

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone; e imparerai a fare la barba al mattino come le onde al bagnasciuga, e l’amore ai corpi senza anima. Vivrai del tuo sogno allorché il mondo smetterà di succhiare dallo stesso, ma tu non combattere questo mondo, perché combatteresti solamente te stesso. E non c’è virtù in tutto questo, ma calda tristezza.

Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo; perché vedi, vorrei davvero dirti se sarai pietra, acqua, fuoco o vento. Ma quel che so, conosce solamente la dolce distanza fra le mie labbra e quelle di tua madre. Ed in questa distanza c’è ancora spazio per la tua libertà; se corpo e pensiero avranno lo stesso odore; se tu ed io avremmo mani troppo grandi per regalare un fiore, scopo e pensiero non coincideranno, ma avranno volontà e futuro, in unico tempo.

Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
e trattare allo stesso modo quei due impostori;
quando arriverà la domanda sul senso della vita, rimani sotto le coperte e dormi: non c’è nulla da conoscere in una risposta.

Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto Distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante, E piegarti a ricostruirle con arnesi logori, quando non potrai rispondere, ma soltanto parlare.Quando non troverai motivo nella sofferenza, ma sorgerai dal dolore.

[…]

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite […] E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
legando i segni dell’anima dietro i tuoi capelli neri e non pensarci più.

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro […], perché le persone sanno ferire, ma l’amico sa dove colpire. E tu rimarrai lì, in bilico fra dolore e speranza, respirandone i profumi ogni giorno. E quel che è successo non smetterà di dirti chi sei o chi non sei. Penserai che sia stata colpa tua, perché le ferite arrivano dritte, veloci al petto, le spalle nemmeno le guardano. E tu dovrai sapere come si fa.

Se riesci a occupare il minuto inesorabile […]
Tua è la terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è più – sei un Uomo, figlio mio!
Perché cambierai, ma dovrai guardami e dire “I’m old, but I’m happy”. E così cominceremo a cantare e il tempo non avrà minuti per contare i nostri sguardi.

Perché ti sposerai; donna, uomo, libro, ti sposerai. E la tua dimensione sarà costantemente quella del cambiamento; per tutte le volte che piangerai di fronte a nuovi orizzonti e penserai che avessi avuto ragione, capirai quanto sbagliavo.
La fina sarà sempre domani, mai oggi. E io proverò a spiegartelo, sempre con la stessa storia alla sera. Anche quando saprò che dovrai andare.

Perché ricorda “I’m old, but I’m happy”.

E fra le rughe del tempo parte questa canzone, che è un ricordo, o forse una persona. Cat Stevens, Father and Son, colonna sonora di questo viso.
Riproduci.