“Fenomeno”… da 25mila copie

maggio 15th, 2017 | by Luca Valtulina
“Fenomeno”… da 25mila copie
Musica

Fenomeno è il titolo del nono album in studio del rapper Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra. L’album, distribuito da Universal, dopo tre settimane in testa alla classifica FIMI degli album italiani più venduti, sfonda il muro delle 25.000 copie vendute, aggiudicandosi il disco d’oro. L’LP si apre subito con un Intro, che riprende i deliri che avevano accompagnato le prime produzioni del rapper marchigiano: congiuntamente alla presentazione dell’album ai discografici che lo perseguitano da “Mr. Simpatia”, l’artista si sente in dovere di giustificare l’approccio di un ultra quarantenne ad un genere considerato adolescenziale come il rap, ma “la roba sua è molto più profonda del rap”. Il primo brano, Red Carpet, che vanta una produzione di Neff-U (producer americano che ha lavorato con Eminem, Dr. Dre e Michael Jackson, tra gli altri), è un “back on the scene”, classico stilema dell’hip hop. Un pezzo dal rap per il rap. Questo suono è Roberto Saviano con in mano un mitra. Segue la title track: Fenomeno. Fibra riprende una hit del ’97 di LL Cool J intitolata appunto “Phenomenon”, riorchestrandola con il duo di produttori Takagi&Ketra (dietro al successo di hit mondiali come “Roma-Bangkok”) sottolineando quanto nell’epoca dei social network sia fondamentale l’apparire e passi in secondo piano il contenuto. Perfino la figura del cuoco, da sempre considerata tradizionale e umile, diventa un fenomeno da osannare in televisione. In questo mondo di ladri e di figli d’arte, i rapper di oggi ti fanno le scarpe Il Tempo Vola… e senza accorgersene è volato un minuto. La strumentale più emozionante del disco è sicuramente quella di Money for Dope 2017, dritta dalle dita di Bassi Maestro. Il pezzo contiene un bellissimo campionamento di Daniele Luttazzi. Poco da dire sul testo, ancora colmo di critica socio-economica. Compriamo cose ma ci servono davvero? O siamo sotto con la pubblicità. Pamplona è il singolo estivo del disco, che vede la partecipazione dei The Giornalisti. Le sonorità pop del brano si contrappongono però a strofe tutt’altro che leggere. Fibra esprime infatti la propria disapprovazione verso la società violenta e in panne. Lavoravo in un ufficio, giuro stavo diventando pazzo, ci pagavo a malapena l’affitto, in Italia non funziona un cazzo. La traccia numero 7 del disco è Equilibrio. Pezzo non particolarmente degno di nota se non per la strumentale di Amadeus, produttore che ha collaborato con 50cent, Busta Rhymes e Chris Brown. Un boom bap sulla falsa riga di recenti successi americani come “Outside” di Travis Scott. Il secondo skit del disco vede un featuring d’eccezione. Roberto Saviano, su un tappeto di bassi maestro, che fa Considerazioni sugli effetti della legalizzazione e della depenalizzazione delle droghe leggere, con relativi vantaggi per lo stato. Cose dette e ridette, ma è ammirevole lasciare uno spazio divulgativo su un disco così mediaticamente importante come quello di Fabri Fibra. Cronico apre la seconda parte dell’album. Suona molto alla “Tradimento”, classic hip hop. Il brano parla semplicemente e meravigliosamente di canne, con ritornelli e bridge cantati e ripetuti più volte. Pezzo evidentemente strutturato per i live. Big Fish firma la base di Stavo Pensando a Te. La canzone suona come una hit degli anni 80. Come in Pamplona, però, l’argomento è particolarmente indigesto. Nella seconda strofa l’artista parla di un coito interrotto finito male, la ragazza rimane incinta. La condizione di stress dell’episodio è esorcizzata solo nei suoi ricordi: si dice tutto fumo e niente arrosto però il profumo mi è rimasto addosso.   “Se ti dicono lascia stare  tu che fai, Lasci stare? “ Fabri Fibra assieme a Dj Shablo non Lascia Stare. Il primo pezzo, dove si sentono i drammi dell’affrontare un mestiere anagraficamente discordante con l’artista, oltretutto su un beat che riprende suoni legati all’infanzia, come i carillon. L’ansia in questo pezzo è palpabile: l’ansia di tenere il palco, di stare al passo coi tempi, delle vendite o più semplicemente del giudizio altrui. Dipinto di Blu vede la partecipazione del duo Nebbia (alla produzione) e Laioung (ritornello e bridge). Primo vero episodio trap del disco. Nonostante la sonorità, Fibra rimane incollato alla sua metrica tradizionale, ricalcando la sua posizione di pietra miliare del rap italiano. Laioung, il principe della trap, dà un contributo apprezzabile nel ritornello, ma nonostante tutto, il pezzo rimane piuttosto piatto. Ho portato sta musica in major, era dieci anni fa. Invece no è un pezzo disilluso, dove il sogno e la realtà si scontrano. Questo genere di pezzi, con uno slogan ripetuto per tutto il testo, è un classico dei dischi di Fibra (Cosa Avevi Capito?; In Italia). Il brano, prodotto da Deleterio, introduce l’argomento dei nemici, la più grande paranoia del rapper. Ogni giorno sento la pressione che mi schiaccia per terra. I nemici prendono forma ogni giorno e per Fabri Fibra i nemici sono quelli che lo hanno reso un mostro, la madre e il fratello. E “tanti nemici, tante rotture di coglioni” Don Joe e Young Snapp (fiore all’occhiello della nuova scuderia del produttore dei Club Dogo) orchestrano Le Vacanze, quindicesima traccia dell’LP. I suoni vaporwave accompagnano un viaggio onirico di Fibra nei suoi ricordi, nelle sue vacanze. Traccia molto piacevole e leggera che si chiude però, nell’ultima strofa, con un riferimento alla sua famiglia e al difficile rapporto con i genitori. Dentro casa non ero sereno, c’era una situazione pesante. Anche i miei litigavano meno ma solo durante le vacanze. Nessun aiuto e Ringrazio sono le ultime due tracce del disco; i brani che hanno fatto più discutere. Produzioni di spessore accompagnano il tema della famiglia. I contrasti con il fratello (Nesli) tormentano Fibra al punto da attaccarne la persona e la musica. “Ringrazio” è totalmente dedicata alla madre. Ho preso tanto e tanto ho dato, ma non sai quanto mi sento odiato.   In Italia si può fare rap a 40 anni? Non solo si può ma si deve. Fenomeno passerà alla storia come il disco della rivelazione del vero Fabri Fibra, la chiave di lettura dell’intero percorso musicale del rapper classe 1976 il quale, ancora una volta, a 41 anni ha cambiato  le regole del gioco.