Elle, il magnetismo di Isabelle Huppert tra morale e vendetta

marzo 25th, 2017 | by Chiara Turco
Elle, il magnetismo di Isabelle Huppert tra morale e vendetta
Birdmen

Un gatto in primo piano, poi il buio e uno stupro accompagnato da musica classica: in fin dei conti che il regista Paul Verhoeven (Basic instinct, Atto di forza, Robocop) volesse spiazzare lo spettatore con Elle lo si apprezza dai primi minuti.
Tratto quasi fedelmente dal romanzo Oh… di Philippe Djian, presentato allo scorso Festival del cinema di Cannes e vincitore del Golden Globe come miglior film straniero rappresentando la Francia, Elle ruota attorno alla figura di Michèle (Isabelle Huppert), dall’infanzia segnata da un tragico episodio e ora donna benestante di mezza età a capo di una società produttrice di videogame violenti ma nel contempo anche madre di un ragazzo poco lungimirante, figlia di una cougar innamorata di un toyboy, amica, ex moglie di uno scrittore fallito e amante.

Sarebbe stato facile immaginare un film drammatico incentrato sulla figura della vittima e le conseguenze fisiopsichiche portate dall’aggressione subita ma questo non è il caso di Elle, che rifugge dai canoni prestabiliti – per questo oggetto di critiche da chi non lo ha compreso – ed è sì drammatico ma anche insieme e in equilibrio un thriller, commedia (sì, proprio così) e a tratti un noir dove Isabelle Huppert reagisce alla violenza a modo suo facendo tutto ciò che non ti aspetti e incarnando una donna forte e risoluta, padrona consapevole non solo di sè stessa ma anche degli animi di chi la circonda in un mondo dove i toni apparentemente stonati risultano perfettamente in armonia con le vicende. Nonostante il film sia stato realizzato in Francia e non negli USA semplicemente perché nessuna delle attrici americane a cui si era pensato – tra cui Julianne Moore e Nicole Kidman – era disposta a tale ruolo (eccetto Jennifer Jason Leigh che si propose), la scelta della Huppert è perfetta e non si potrebbe immaginare nessun’altra se non lei nei panni di Michèle; non solo l’attrice transalpina nella sua eleganza è in grado di tenere sotto scacco lo spettatore ma a ben vedere Michèle potrebbe essere l’evoluzione della sua stessa Erika de La pianista di Hanake (2001) cosciente ora che «la vergogna non è sufficiente ad impedirci di fare certe cose».

Al di là della ricerca del colpevole e ciò che ne deriva, in una storia intricata e paradossale quanto lineare costellata da vendette, tradimenti e una bizzarra cena di Natale, ad essere il vero mistero è la figura di Michèle così ambigua e lucidamente borderline sospesa sul filo tra amoralità e moralità, dove la prima finisce per essere la sua personale etica.
Uscito nelle sale italiane il 23 marzo in contemporanea al blockbuster La Bella e la Bestia, Elle è qualcosa di diverso e interessante risultando chiara l’intenzione del regista olandese di portare in scena un film che non ha paura di non essere per tutti, dove nulla (o quasi) viene spiegato ma si vede agire senza filtri la protagonista tra colpi di scena e domande che troveranno una risposta; o forse non riusciranno a trovarla fino in fondo.