Comune di Pavia – Verità per Giulio Regeni

gennaio 27th, 2017 | by Barbara Palla
Comune di Pavia – Verità per Giulio Regeni
Attualità

Come abbiamo già avuto modo di ricordare, il 25 gennaio era la prima ricorrenza della scomparsa di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano deceduto al Cairo. I segni di violenze ripetute ritrovati sul suo corpo non corrispondevano già dalle prime ore dal ritrovamento, avvenuto il 3 febbraio, con le rocambolesche “versioni ufficiali” fornite dalla polizia egiziana. Il tentativo di fornire delle verità alternative e la debole reazione della diplomazia italiana hanno convinto l’ONG Amnesty International a promuovere una campagna di richiesta della verità. Una campagna che ha visto l’adesione di molte istituzioni della società civile, tra cui Università, scuole, biblioteche ma soprattutto tantissimi Comuni. Tra di essi anche il Comune di Pavia.

Ieri abbiamo pubblicato l’intervista a Marco Ladera, responsabile delle campagne di Amnesty per la Circoscrizione Lombardia, mentre oggi nel parliamo con Giacomo Galazzo, Assessore alla Cultura, al Turismo e alla Legalità del Comune di Pavia.

A un anno dalla scomparsa di Giulio Regeni, quali sono le motivazioni che vi hanno portato ad aderire alla campagna di Amnesty International?

La vicenda ha colpito moltissimo l’opinione pubblica, credo non solo quella italiana, e quindi penso che tutte le istituzioni della Repubblica debbano fare la loro parte per tenere alta l’attenzione. Credo che queste rivendicazioni diventino tanto più forti nella misura in cui non vengono dimenticate. Questa vicenda è una questione di politica internazionale nella quale la parte più importante la deve fare il governo. Ciononostante tutta la comunità deve chiedere questo momento di giustizia e verità per la Famiglia Regeni. Gli enti più vicini e più prossimi alla comunità sono i Comuni e quindi credo che la mobilitazione di tanti Comuni italiani sia una parte importante di questa campagna e della rivendicazione.

Quali sono i risultati della collaborazione tra il Comune di Pavia e Amnesty Pavia?

Amnesty ci ha chiesto di apporre lo striscione, come segno simbolico, sulla facciata del Comune e questo noi abbiamo fatto. Ovviamente se fossero pensate altre iniziative di sollecitazione civica noi aderiremmo.

Grazie allo striscione, sicuramente tanti cittadini hanno visto che il Comune di Pavia è interessato e si sente parte, per il poco che si può fare, di questa rivendicazione. È stata una manifestazione di solidarietà che siamo stati contenti eseguire e che spero abbia tenuta alta l’attenzione dei cittadini.

La così grande mobilitazione dei Comuni italiani e altre associazioni della società civile per la campagna di Amnesty si è rivelata uno strumento di pressione efficace?

Io penso che sia stato essenziale. Nel senso che, è chiaro che la politica e le istituzioni debbano fare la loro parte, ma è fondamentale che esse siano sollecitate dall’opinione pubblica, dai soggetti associativi all’interno dei quali i cittadini si riuniscono, che a loro volta devono essere sostenuti dalle istituzioni locali. Io credo che, se oggi, come si è potuto sentire al telegiornale nei giorni scorsi, dopo un anno, si vedono alcuni segnali di avvicinamento a quello che può essere considerato una verità su questo caso, se sono stati fatti dei passi avanti, è grazie all’attenzione fortissima dell’opinione pubblica. L’attenzione e l’emozione, che ha suscitato non solo, credo, in Italia, sono stati elementi fondamentali di pressione per un paese (l’Egitto) che ci deve dare delle risposte. Una pressione esercitata anche sulle istituzioni nazionali per tenere alto l’impegno su questo argomento.

Rimanendo sulle istituzioni nazionali, lo scorso 22 dicembre, il Primo Ministro Gentiloni ha annunciato di voler inviare l’Ambasciatore italiano (non più Maurizio Massari ma Giampaolo Cantini) al Cairo. Non pensa che sia questo un segnale fuorviante a fronte di una verità che non è ancora completa?

Io non voglio interpretarla in questo modo e voglio restare alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Gentiloni che ha garantito il massimo dell’impegno del governo su questa vicenda e questa indagine. Non voglio interpretare questo atto in questo senso. Mi fido del Presidente del Consiglio nel momento in cui dice che il governo italiano è in campo per dare delle risposte alla Famiglia Regeni, ma anche a tutto il Paese che, ovviamente, vuole sapere che cosa è successo.

Il Presidente Gentiloni ha appena iniziato un percorso di lavoro su tante questioni, credo che dobbiamo vedere e valutare quello che saprà fare nei prossimi mesi. Mi sembra che le dichiarazioni di ieri siano una spia positiva del fatto, anche in relazione del suo precedente incarico agli Esteri [Paolo Gentiloni è stato Ministro degli esteri dal 31 ottobre 2014 al 31 dicembre 2016 n.d.r] in virtù del quale ha sviluppato una sensibilità particolare per l’argomento.

Sicuramente, è una questione di giustizia sulla quale l’Italia non può veramente soprassedere e mi auguro che l’Europa ci sostenga in questo.

È un fatto che richiede verità, come c’era scritto su quello striscione.

A proposito di striscione, preparando questi articoli e le interviste ci siamo accorti che lo striscione giallo sulla facciata del Comune non c’è più.

Il Sindaco ha voluto dare un segnale esponendolo. Generalmente la gestione di Palazzo Mezzabarba [Il Palazzo del Comune, n.d.r] va a periodi. Se si affigge un simbolo per una campagna, si tiene per un determinato periodo, infatti è rimasto appeso per diverso tempo. Poi il Sindaco l’ha fatto togliere in quanto riteneva che il segnale di adesione alla Campagna da parte del Comune fosse stato dato. La questione comunque dipende alla gestione di Palazzo Mezzabarba.

Lo striscione non è stato messo per caso ma attiene ad un’espressione sincera che ovviamente permane aldilà del periodo in cui il simbolo è stato effettivamente esposto, che è stato comunque significativo.