Cos’è e cosa è stato il fenomeno Twin Peaks, a pochi mesi dal ritorno della serie televisiva

gennaio 16th, 2017 | by Luca Ieranò
Cos’è e cosa è stato il fenomeno Twin Peaks, a pochi mesi dal ritorno della serie televisiva
Birdmen

“Ci rivedremo tra 25 anni”, così diceva Laura Palmer all’agente dell’FBI Dale Cooper nell’ultima puntata di Twin Peaks trasmessa nel 1991. La promessa è stata sostanzialmente mantenuta anche se con un po’ di ritardo (gli anni passati sono ormai 26), il ritorno della serie televisiva ha finalmente una data ufficiale: il 21 maggio 2017.

La terza serie sarà composta da 18 episodi e ambientata venticinque anni dopo le vicende precedenti.

Twin Peaks, realizzata nel 1990 dal geniale cineasta americano David Lynch  (il suo Mulholland Drive è stato eletto, nell’agosto del 2016, miglior film del secolo secondo la BBC) e prodotta da Mark Frost, può sicuramente essere considerata delle migliori e più innovative mai realizzate, ma il ruolo fondamentale di Twin Peaks sta soprattutto nell’aver aperto e segnato la strada per una svolta nella storia delle serie tv, permettendo la nascita di una nuova generazione di prodotti.

Ciò che della serie tiene incollati allo schermo è il mistero attorno agli eventi, il tentativo di fare luce nell’oscurità che circonda, sostiene e trascende la trama. L’elemento mistero sarà il fondamento e pilastro di tutte le serie a venire, il costituente sul quale fondano gran parte del proprio fascino. È con Twin Peaks che si avvia questa tendenza che prosegue fin dall’immediatamente successiva X-Files continuando poi, per esempio, con Lost, fino ad arrivare ai giorni nostri a Stranger Things o all’ultima OA.

La serie di Lynch innesta, all’inizio del decennio degli anni ’90, un’oscurità inquieta che contaminerà in maniera irrimediabile molte ricorrenze della televisione del periodo che vedeva il proprio palinsesto dominato dalla leggerezza e felicità di prodotti quali sit-com e comedy, possiamo citare una su tutte I Robinson di Bill Crosby. Twin Peaks inserì il mistero, l’oscuro, l’omicidio nel contesto spensierato di serenità e prosperità negli Stati Uniti d’America di quel momento storico, nel benessere contrapposto e derivato dal progressivo crollo del grande nemico, l’Unione Sovietica. Twin Peaks è per il sereno mondo delle serie tv americane coeve quello che l’omicidio di Laura Palmer è per la cittadina di Twin Peaks stessa, lo scoperchiamento di un vaso di pandora che rivela segreti, misteri, sorprese e che risveglia inquietudini, turbamenti e angosce.

Twin Peaks rimane tutt’oggi straordinaria per la capacità di influenza sulla cultura pop e fondamentale per la creazione e diffusione di caratteri quali (1) lo sviluppo di un plot orizzontale che prosegue per tutta la serie e di un plot narrativo verticale che si esaurisce all’interno di ogni puntata (2) la creazione di un’atmosfera totale che circonda storia e luoghi (3) una profonda costruzione della psicologia dei personaggi, tutti elementi che sono oggi indispensabili nella narrazione televisiva moderna.

Ma il ruolo di “maestro” di Twin Peaks non si esaurisce nell’influenza diretta o indiretta per le serie successive, eccezionale è l’insegnamento e la rivelazione delle straordinarie potenzialità e delle possibilità del prodotto seriale. Importante non è solo la narrazione ma anche l’estetica, la cura sensibile di elementi quali fotografia e montaggio, importante è la capacità di saper interloquire e dialogare con una varietà di spettatori dissimili coinvolgendoli  e interessandoli attraverso livelli di lettura diversi, e ultimo ma non meno considerevole, l’attenzione e l’importanza riservata alla colonna sonora, memorabile la sigla iniziale composta da Angelo Badalamenti che introduce il racconto e partecipa al contesto.