Yes, we can #1- Daniele De Vecchi: curriculum “spaziale” tra satelliti e app innovative

gennaio 11th, 2017 | by Claudia Agrestino
Yes, we can #1- Daniele De Vecchi: curriculum “spaziale” tra satelliti e app innovative
Università

Noi studenti siamo la vera anima dell’Università, coloro che vivendola tutti i giorni con il proprio chiacchiericcio, la propria presenza a lezione, l’ansia per gli esami, le risate con gli amici, i propri sogni e aspirazioni, danno all’Università il senso di esistere. Ognuno di noi, a suo modo, contribuisce a rendere l’Ateneo un posto speciale ed è giusto che proprio agli studenti, qualcuno dedichi l’attenzione che meritano. Soprattutto in positivo, per le cose belle che sono in grado di realizzare e per i progetti ai quali riescono a dare vita. Ecco da dove nasce l’idea di questa rubrica: Inchiostro, giornale degli studenti dell’Università di Pavia, dedicherà questo spazio proprio a loro, a chi di loro, grazie alla tenacia e alla passione, non ha mai smesso di credere nei propri sogni e ha realizzato qualcosa di bello a cui l’esperienza universitaria ha contribuito in modo particolare. Ragazzi che ce l’hanno fatta. Ecco da dove nasce il titolo della rubrica: Yes, we can. Perché, se ce l’hanno fatta loro, perché non dovreste farcela anche voi?

 

daniele3Protagonista della prima puntata è Daniele De Vecchi, classe 1989, una laurea triennale in Ingegneria Elettronica e Telecomunicazioni conseguita nel 2011; la laurea magistrale in Ingegneria Elettronica del 2013 e il dottorato. Esperienze di tirocinio all’estero e partecipazione a progetti vari, il più importante a settembre 2016 con lo Space App Camp organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea nel quale ha vinto un premio con la sua squadra per l’elaborazione dell’applicazione Saturnalia. Insomma, un curriculum da far invidia a chiunque. Eppure il successo per Daniele non è arrivato dal nulla: l’esperienza universitaria gli è stata fondamentale per acquisire conoscenze, sperimentare e avere accesso a un mondo nuovo di possibilità.

(Intervista risalente a novembre 2016)

Dopo le due lauree, ora stai seguendo il dottorato: di cosa ti occupi?

Per il dottorato lavoro nel Laboratorio di Telerilevamento e Telecomunicazioni che collabora spesso con partner stranieri; ho avuto ad esempio l’opportunità di seguire progetti in Brasile e in Giappone, ma non solo. Il Laboratorio collabora anche con Eucentre, Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica, per progetti europei incentrati per lo più sull’uso dei satelliti per determinare l’esposizione di zone soggette a rischio in caso di fenomeni sismici.

In cosa consiste la valutazione dell’esposizione?

Vuol dire determinare quali possibili danni subirebbe una zona in caso di eventi quali terremoti, alluvioni ecc. e nel momento in cui questi avvengono, attraverso i satelliti si valuta la gravità dei danni provocati. I progetti ai quali ho partecipato in particolare sono Rasor e Sensum, di cui ho sfruttato i risultati per estrarre i danni su Haiti e L’Aquila. Abbiamo elaborato anche un’applicazione che permette di combinare l’utilizzo dei satelliti con i dati raccolti da un semplice smartphone. La persona, come fosse un sensore, scatta una foto con il telefono, ad esempio a una strada, a un parco, e ne dà delle informazioni. I dati, vengono poi combinati con le immagini da satellite e raccolti in un unico servizio.

In quanti siete ad occuparvi di questa attività in Università?

In laboratorio siamo in pochi, due professori e cinque persone tra dottorandi e PostDoc. Per collaborare a progetti di questo tipo servono competenze che si acquisiscono nel tempo: la nostra facoltà ha moltissime diramazioni perciò piano piano ci si specializza in base agli interessi. Grazie a questa opportunità io ho potuto fare cose interessanti che prima non avrei saputo fare, per questo mi piacerebbe che più studenti si impegnassero per seguire progetti di questo tipo.

Come hai fatto a partecipare allo Space App Camp a settembre?daniele4

Come gli altri partecipanti, sono stato selezionato tra un centinaio di domande provenienti da tutta Europa, sulla base di punteggi attribuiti alle diverse capacità. Inoltre nel compilare la candidatura, bisognava specificare a quale topic ci si sarebbe voluti dedicare; io ho scelto l’ambito dell’agricoltura del quale in realtà non sapevo assolutamente nulla. Ho pensato che in questo modo avrei potuto acquisire delle conoscenze in più. Sono stato messo in team con altri tre ragazzi inglesi che ho conosciuto direttamente lì. Anche loro avevano segnato come preferenza l’ambito agricolo ma non ne sapevano molto, esattamente come me. Ci siamo messi alla prova.

In cosa è consistita questa esperienza? Cosa ha significato per te?

Il camp è stato organizzato dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, proprio con lo scopo di permettere a noi giovani di acquisire competenze, di stimolare la creatività e trovare nuove idee di business basate sui dati da satellite. Io e gli altri ragazzi abbiamo vissuto insieme giorno e notte per lavorare alla nostra applicazione ed è stata un’esperienza strana e nuova. Eravamo sconosciuti che vivevano insieme 24/24h condividendo un obiettivo. Abbiamo imparato tanto, sia sui temi che abbiamo affrontato sia sulle nostre culture. È stato davvero formativo.

Di cosa tratta l’app che avete elaborato?

Saturnalia è un’applicazione che si occupa di stimare, attraverso dei parametri specifici (ad esempio temperatura, umidità del suolo ecc.) come sarà l’annata per la produzione del vino. È partita come progetto teorico che abbiamo preparato in una settimana, dedicato inizialmente a distributori e importatori, che così potranno valutare in anticipo se investire o meno su una produzione in base alle previsioni fatte, tramite satellite, sulla performance di una coltivazione in un dato territorio. Il vantaggio sta nel risparmiare su costi e tempo: gli imprenditori sono più invogliati a investire e i produttori ricevono i soldi prima della fine dell’annata. Un ulteriore sviluppo sarà dedicare una parte anche ai consumatori che invece potranno, semplicemente scannerizzando con lo smartphone il codice a barre riportato dalla bottiglia di vino, conoscerne il tipo, l’origine, la qualità e ottenere dei suggerimenti sulla migliore annata di quel vino o di uno simile.

Una specie di Trip Advisor dei vini…

Sì, ma con la differenza che applicazioni già esistenti come Vivino si basano sulle recensioni degli utenti, noi vogliamo invece che l’app venga utilizzata per determinare un vino buono secondo parametri scientifici. In futuro ad esempio ci piacerebbe includere commenti professionali di sommelier.

Che progetti hai per il futuro?

Oltre a Saturnalia ho lavorato anche ad un’altra applicazione tramite satellite che permette di monitorare nel tempo l’andamento del prezzo delle case nelle zone costiere, più critiche perché più soggette a rischi naturali e, limitate. In futuro, perciò, spero di poter lavorare a uno spin off di una di queste due applicazioni e nel frattempo sfruttare l’assegno di ricerca per un anno. Penso che rimarrò qui in Italia, mi piacerebbe restare a Pavia. Nonostante molti vogliano andarsene io credo che trascorrere un periodo all’estero sia importante durante gli studi, ma poi, lo so per esperienza, a un certo punto non si vede l’ora di tornare a casa.

Hai partecipato a dei progetti Erasmus?daniele1

Sì, con Erasmus Traineeship ho provato il placement in un’azienda nel Regno Unito. È stato importante, sia dal punto di vista personale che lavorativo. Bisogna aprirsi all’estero e imparare le lingue, l’inglese in particolare e, portarsi a casa più esperienze possibile.

Cosa ha significato per te l’Università?

Per me l’Università è stata un trampolino di lancio che mi ha arricchito di conoscenze ed esperienze. In generale rappresenta un mondo totalmente diverso da quello della scuola: c’è il vantaggio di poter lavorare a stretto contatto con professori validi, preparati e di stabilire con loro un rapporto diretto. Nel mio caso, ringrazio molto il professor Fabio Dell’Acqua grazie al quale ho potuto partecipare a opportunità importanti. È una cosa bella e importante e non scontata, soprattutto in realtà universitarie molto grandi; Pavia forse è avvantaggiata, essendo una città più piccola, e ha molte opportunità per gli studenti. E poi durante il periodo universitario ho conosciuto tantissime persone e creato legami ora fondamentali.

Un consiglio per gli studenti?

Dovete trasformare ogni difficoltà in un’opportunità per crescere senza fermarvi davanti agli ostacoli. Godetevi questo periodo della vostra vita, ma in modo giusto e costruttivo: deve essere formativo sia a livello di studi e lavoro che a livello personale. Non tralasciate le amicizie e i vostri contatti personali, vi aiuteranno nei momenti difficili sostenendovi nella vostra crescita personale. Allo stesso tempo impegnatevi al massimo in ciò che vi interessa e cogliete ogni singola possibilità vi venga offerta, anche da Pavia, una città che in questi anni sarà un po’ anche vostra.