Venerdì Profano #31 – L’anno che verrà (nel paese che ingoia)

gennaio 6th, 2017 | by Niki Figus
Venerdì Profano #31 – L’anno che verrà (nel paese che ingoia)
Attualità
Se non ci fosse stato Amadeus, il 31, a dirci che stava per arrivare il 2017, a guardare i principali problemi italiani – disoccupazione, legge elettorale e Mazzarri a rischio esonero – sembrerebbe essere tornati al 2014. Se non che abbiamo un altro Presidente della Repubblica, un bianco (di pelle e di cappuccio) alla Casa Bianca e dei Vip in quella del Grande Fratello.
“Tutto cambia, perché tutto resti com’è”. Gentiloni docet. Paolo Gentiloni è il primo Presidente del Consiglio della storia della Repubblica ad avere una data di scadenza. Quel giorno, giacca e cravatta, pettinata istituzionale, campanella in mano, già puzzava (d’altronde, si sa, che l’ospite come il pesce dopo un po’…). Più che un “premier-fantoccio”, tuttavia, è un “premier-flaffer” (occupazione, quest’ultima, molto diffusa nel porno: è quello che, dietro le quinte, si occupa di mantenere eccitati gli attori tra una ripresa e l’altra), chiamato a faticare mentre l’ex Presidente del Consiglio si diletta sulla neve, tra una foto con i figli e un selfie con delle avvenenti ricche ereditiere: Renzi potrà pure (aereo di stato o no) andare in vacanza, ma lo storytelling no.
Così il Paolone nazionale si deve destreggiare, senza difesa alcuna, tra un Ministro (dell’Istruzione) che millanta un’istruzione universitaria mai conseguita, un Ministro (del Lavoro) che insulta gli emigrati italiani in cerca di opportunità all’estero, e un Ministro, Alfano. Mentre i sindacati si mobilitano in vista di un referendum sul mercato del lavoro, il sistema bancario italiano è al collasso, e Sesto San Giovanni finisce sulle mappe geografiche di mezzo mondo.
Il tutto, come se non bastasse, con la partita (a carte) per la legge elettorale in corso. Dopo il pokeristico bluff Italicum, gentilmente offerto e approvato dall’accoppiata Renzi-Mattarella, infatti, ora la partita è più aperta che mai, tanto che nessuno vuol giocare allo stesso gioco, pur avendo ognuno i propri assi nella manica. Così, mentre la minoranza Dem imbastisce la propria partita a tre-sette (più che mai) col morto (il partito, s’intende), il Pd di governo avrebbe ripiegato sul Mattarellum (un classico, come la scala quaranta a Natale: ci si rompe le palle, ma è l’unico gioco che conoscono tutti). Se non che Berlusconi punta ad un proporzionale (un ruba-mazzetto che gli assicurerebbe, almeno in coalizione, un ruolo assai centrale nella futura stagione politica), i 5-Stelle non fanno alleanze (loro il “socio” mai, nemmeno a briscola chiamata!), mentre a Salvini non frega assolutamente niente: lui vuole le elezioni subito (e che smettano di arrivare altri “black-Jack” in Italia).
Se, però, il 2017 si preannuncia un anno difficile per il Governo, le opposizioni non sembrano passarsela meglio. Il centrodestra, infatti, è più diviso della Confederazione germanica post Congresso di Vienna, oscillante tra un Salvini di lotta, una Meloni in rampa di lancio e un Berlusconi tirato (a lucido). Se è vero che in vista delle elezioni ci si riconcilia più facilmente d’uno Slash con un Axel Rose qualsiasi, e una coalizione di destra in Italia non parte mai sconfitta in partenza, è anche vero che in questo momento un’intesa, dunque una possibile vittoria, non sembrano affatto alle porte. A meno che 1) Bertolaso non insulti tutte le donne incinte italiane, e la Meloni si diletti anche senza l’ausilio del Fertility Day; 2) che i francesi inizino una scalata al Milan o all’Esselunga; 3) che Bello FiGo diventi segretario del Partito Democratico (sarebbe comunque uno dei candidati più credibili tra quelli passati per la segreteria democratica, quindi in ogni caso bisognerebbe fare attenzione). Tuttavia, se Domenico Scilipoti è stato eletto vicepresidente della commissione Scienze, Tecnologia, e Sicurezza della NATO, tutto può succedere.
Il Movimento Cinque Stelle, intanto, dopo l’approvazione del nuovo Codice di Comportamento (un avviso di garanzia non comporterà più le dimissioni automatiche, ma ciò avverrà solo in caso di condanna in primo grado o prescrizione post rinvio a giudizio, oppure se sta sulle scatole a Grillo – praticamente per la Raggi e per gli indagati per le firme false a Palermo rimane tutto com’è adesso), si prepara per l’idea dell’anno: “Giurie popolari per le balle dei media”. A seguire “Miss Democrazia bagnata”, il concorso a premi “Chi vuol essere Muraro?” (vince chi si dimette prima da un incarico ancora non assegnatogli) e il quiz “La ruota dello sfancula” (la seconda parola è il nome dell’interessato, la prima sempre “vaffanculo”). Pare poi si sperimenteranno forme di democrazia diretta nel prossimo anno: il software è già pronto, si chiama “Democrazia Doretta”. A ogni domanda o considerazione invitata dai cittadini, esattamente come l’account Msn, Doretta risponderà, o insultando l’interessato, o fregandosene, o con una risposta a caso che andrebbe bene in qualunque consenso (praticamente funziona come un politico italiano qualsiasi). Sarà messo in commercio non appena Di Maio decifrerà il manuale delle istruzioni inviatogli via mail. Quindi una buona notizia per il 2017 c’è.