NSA, Datagate, sorveglianza di massa e altre storie

dicembre 19th, 2016 | by Claudia Agrestino
NSA, Datagate, sorveglianza di massa e altre storie
Attualità

Sono trascorsi più di tre anni dal fatidico 6 giugno 2013, giorno in cui due testate giornalistiche di fama internazionale, The Washington Post e The Guardian, pubblicarono i primi documenti riservati provenienti dritti dritti dall’intestino della 18q38gyuqtgufjpgNSA, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale Statunitense. Primi di una lunga serie (circa 20mila file in totale) fornita niente “popò” di meno che dall’ex tecnico CIA e consulente della NSA, Edward Snowden, uno che, insomma, a contatto con tutti quei documenti top secret ci aveva avuto a che fare per anni. Anni durante i quali, iniziando a lavorare per il governo statunitense come informatico specializzato nello sventare attacchi terroristici tramite la sorveglianza di soggetti mirati in tutto il mondo (è ciò di cui la NSA si occupa, o perlomeno dovrebbe occuparsi), si è reso conto di essersi cacciato in qualcosa di più grande di lui e che i soggetti strettamente sorvegliati non erano poi così…mirati. Ad essere tenuti d’occhio dall’enorme iride del Grande Fratello americano, non erano infatti solo “quattro talebani” affiliati a gruppi terroristici (ai tempi dell’entrata di Snowden nell’NSA, ovviamente post 2001, la grande minaccia per gli USA era Al-Quaeda), bensì l’intera popolazione mondiale. Sì, anche voi che vivete nel vostro sperduto paesino di provincia e vi svegliate con il gallo che canta anziché con la sveglia del cellulare che usate solo per le chiamate indispensabili e che non ha nemmeno la fotocamera interna. Ebbene, l’Agenzia per la sicurezza nazionale americana, che vi troviate a New York, Londra, Singapore, Roma o Caltanissetta, potrebbe potenzialmente, sempre che le interessi, controllare ogni vostra chiamata, email, chat Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp…ogni vostro profilo e contatto, qualsiasi dato della vostra apparentemente insignificante e anonima vita. Ma perché raccontarvi tutto ciò, perché parlare di un fatto risaputo da anni e su cui il Governo americano ha dapprima messo a tacere ogni fonte di dissenso e poi rilasciato timide dichiarazioni contrastanti? Dopo che Obama ha prima difeso e poi condannato le pratiche scorrette e illegali dell’Agenzia proponendo una riforma restrittiva dei suoi poteri?

Beh, perché il tale che ha permesso a tutto il mondo di entrare a conoscenza della rete di sorveglianza globale messa in piedi dalla NSA con l’aiuto della corte FISA (Federal Intelligence Security Agency) e del tacito assenso del Governo americano, si trova tutt’ora all’estero e non può tornare nel suo paese perché altrimenti subirebbe l’estradizione, verrebbe processato per spionaggio e tradimento e la sua voce, forse, finirebbe di essere ascoltata.

Si dà il caso che proprio qualche giorno fa sia uscito il film, regia di Oliver Stone, che racconta il periodo della vita di Snowden che va dall’entr54d45058e8021_-_snowdenlevittface-1200ata nell’esercito, con un congedo anticipato dovuto a un infortunio, all’ammissione nell’NSA come genietto autodidatta del PC; alla scalata fino ai vertici dell’Agenzia e agli incarichi internazionali di rilievo fino ad arrivare al momento clou, quello del rilascio delle informazioni riservate ai giornalisti del The Guardian, Glenn Greenwald e Laura Poitras, per la pubblicazione di alcuni degli articoli più eclatanti della storia giornalistica moderna. Senza volerne fare una recensione, un film che merita di essere visto, se non solo per la bravura degli attori (Joseph Gordon-Levitt in primis che interpreta con professionalità e profondità il ruolo del protagonista), anche per i fatti narrati, piuttosto fedeli a quelli reali e ricostruiti con precisione.

Ma quali sono questi fatti? Per chi non dovesse conoscerli cercherò di delineare un breve riassunto di ciò che è successo durante l’anno 2013 nei segretissimi uffici dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana. Edward Snowden, mancato soldato dell’esercito non per scelta, decide di servire il Paese che ama e rispetta provando ad entrare in quella che sinteticamente e con una certa dose di superficialità chiameremo la CIA (un po’ come fosse una sorta di organismo astratto e generico, ma che poi specificheremo meglio). In particolare Ed, che ci sa fare con i computer anche se non ha mai studiato informatica, stupisce tutti con le sue doti e riesce ad entrare in squadra. Viene assegnato al reparto della NSA che si occupa di monitorare e bloccare le attività di soggetti stilati nella lista di potenziali terroristi e nemici per il paese. Tutto attraverso l’uso di un computer e di alcuni sofisticati programmi. E fin qui tutto nella norma, anzi, una dimostrazione più che lodevole dell’apprensione del Governo americano nei confronti dei propri cittadini e del desiderio di proteggerli da potenziali minacce. Se non che, a un certo punto, il giovane informatico/hacker, che nel frattempo ha scalato la gerarchia dell’Agenzia assumendo incarichi in giro per il mondo tra Svizzera, Giappone e Hawaii, si accorge che i metodi utilizzati dai suoi colleghi e superiori sembrano applicare in modo abbastanza ambiguo il quarto emendamento della Carta dei diritti americana (“Non sarà violato il diritto dei cittadini di godere della sicurezza personale, della loro casa, delle loro carte e dei loro beni, di fronte a perquisizioni e sequestri ingiustificati; e non si rilasceranno mandati di perquisizione se non per motivi sostenuti da giuramento o da dichiarazione solenne e con descrizione precisa del luogo da perquisire e delle persone da arrestare o delle cose da sequestrare”) e il Patrioct Act, di simile matrice e formulato dopo l’attentato del 2001. Quindi il Governo protegge, con una legge, la security dei cittadini, ma lo stesso What-is-NSA-Prism-Internet-Content-Monitoring-Systemgoverno, pericolosamente in bilico sulla legge stessa, attraverso un suo apparato, la viola. Nonsense? Sì, certo. Nonostante ciò, però, tutti sembrano coprire le pratiche poco ortodosse utilizzate in seno all’NSA, così l’uso di programmi come Prism o Tempora (in grado di raccogliere dati apparentemente inaccessibili), sembra all’ordine del giorno anche se, formalmente, vietato dal direttivo dell’Agenzia (altrimenti la legge verrebbe violata apertamente, in questo modo viene solo aggirata).

Eddie capisce che oltre a tenere d’occhio i terroristi, il suo compito è anche quello di sorvegliare individui comuni di cui l’Agenzia può arrivare a conoscere di tutto, ogni singola attività, conoscenza, corrispondenza. Ed è qui che non ci sta più. Sa perfettamente che in caso spifferasse tutto andrebbe incontro a delle pesanti conseguenze, prima fra tutte il licenziamento da un posto di lavoro che, in fin dei conti non rimpiangerà poi molto visto il livello di responsabilità e pressione esagerato sopportato. Per non parlare del fatto che nel momento in cui farà il grande passo, non potrà più tornare indietro e la sua vita cambierà per sempre. Ma ormai ha preso la sua decisione: scarica tutti i file con cui “incastrare” la NSA su una semplice micro SD e si defila partendo per il Giappone. Lì dà appuntamento ai giornalisti sopracitati e dà inizio al circolo mediatico che più o meno tutti conoscono; scappa dal suo hotel e si nasconde a casa di rifugiati a Hong Kong. Il Governo americano lo cerca e lo accusa di spionaggio e lui si rintana in Russia dove si trova tutt’ora perché tornando negli USA rischierebbe, oltre che di scontare più di 30 anni di carcere, di essere estradato. Per aver rivelato qualcosa che l’opinione pubblica ignorava e che invece meritava di conoscere perché riguardante la vita privata di ciascuno.

L’exploit di Snowden ha aperto ai suoi tempi una grande parentesi su un tema controverso soprattutto per gli Stati Uniti dell’era post 2001: libertà o sicurezza? E’ corretto sacrificare la libertà, e di conseguenza la privacy dei cittadini, per perseguire lo scopo di mantenerli al sicuro, o è proprio il fatto che sia così facile violare la loro privacy che li priva di un’effettiva sicurezza? La NSA proteggeva davvero gli interessi e la vita degli americani da minacce esterne o cercava solo di instaurare una rete di sorveglianza di massa oltre che negli States, in tutto il globo per neutralizzare qualunque potenziale “nemico”? Il quarto emendamento, a questo punto, gioca un ruolo se non ambiguo quantomeno ambivalente: da un lato presuppone l’obbligo di garantire ai cittadini i propri spazi personali e di non violarli, dall’altro sembra volerne tutelare la sicurezza qualubet, fosse anche necessario togliere di mezzo qualche principio di troppo. E fino a che la distinzione tra privacy e security, tra violazione e rispetto del IV emendamento, tra esercizio e “abuso” della legge, non sarà chiara, non lo sarà nemmeno la posizione di Edward Snowden che viene elogiato come eroe della patria da alcuni e denigrato come traditore da altri. Intanto lui è in Russia, e ci rimarrà ancora per un bel po’, a meno che qualcosa non cambi. Noi, nel frattempo, messi al corrente della questione, nomaxresdefaultn avendo nemmeno ben chiaro il modo in cui adesso il Governo americano ha risolto la questione, se lo ha fatto effettivamente (e viste le posizioni del neo eletto presidente si teme di ritornare punto che da capo vanificando i risultati raggiunti in questi tre anni con l’abolizione della sezione 215 del Patrioct Act) cominceremo (se già non lo facevamo), a coprire la fotocamera interna del telefono o la webcam del pc col timore che qualcuno ci stia spiando e dubiteremo sempre e comunque che ciò che di più privato possediamo, non possa essere conosciuto e controllato dall’occhio gigante, e informatizzato, di qualcun altro.