“Provando… dobbiamo parlare”: una commedia borghese

dicembre 4th, 2016 | by Luca Ieranò
“Provando… dobbiamo parlare”: una commedia borghese
Birdmen

Sergio Rubini, attore e regista, porta sul palco (anche del Teatro Fraschini di Pavia nei giorni 25-26-27 novembre) l’adattamento teatrale di Dobbiamo parlare, lungometraggio di genere commedia del 2015 presentato alla decima edizione della Festa del cinema di Roma, di cui è sceneggiatore insieme a Carla Cavalluzzi e Diego de Silva e per l’appunto regista e interprete.

Con un inizio inconsueto, il sipario che non si chiude prima della rappresentazione, è lo stesso Rubini a chiarire che sulla scena si vedrà una sorta di prova generale. Spiega al pubblico che il copione per il film Dobbiamo parlare era stato scritto con una forte impostazione teatrale, pertanto con gli attori sono state fatte delle prove proprio in teatro, ma solamente durante l’effettiva realizzazione del film, chiusi in un appartamento romano, ha maturato la decisione di allestire un vero e proprio spettacolo teatrale. “Provando”, nel titolo, indica che il pubblico vedrà esattamente il processo delle prove fatte per lo spettacolo. Delle strisce di gesso bianco creano la scena dividendo le stanze e ricostruendo l’interno di un appartamento con terrazza. Le luci illuminano di volta in volta gli ambienti in cui si svolge la scena. Con una battuta sfuggente il regista inoltre ci rivela senza alcun clamore, quasi senza farlo notare, il finale con un riferimento allo zaino e quindi alla fuga del personaggio che Isabella Ragonese interpreterà da lì a poco, dandoci in un certo senso, fin da subito, una chiave di lettura.

La commedia, che si svolge in un solo luogo (un attico non senza difetti in pieno centro a Roma) e in una sola notte, ci racconta di due coppie di amici, gli inquilini dell’appartamento Vanni (Sergio Rubini) e Linda (Isabella Ragonese), coppia di sinistra radical chic e progressista e i loro amici, il famoso cardiochirurgo Alfredo detto il Prof (Fabrizio Bentivoglio) e la moglie dermatologa Costanza (Michela Cescon, che sostituisce la precedente interprete Maria Pia Calzone), borghesi conformisti e conservatori che vivono il matrimonio come una società per azioni e che entrano improvvisamente in crisi a causa di un tradimento.

Il salotto, luogo dell’incontro serale che dovrebbe appianare lo scontro e servire per cercare una riappacificazione, diventerà il teatro di una lunga notte passata a combattere una guerra senza esclusioni di colpi coinvolgendo diversi aspetti della vita dei personaggi (e della vita degli stessi spettatori): gli ideali, la politica, il denaro, il costume, il lavoro, i sentimenti. Vengono a galla le trappole, le rivelazioni e tutte le verità nascoste. La grande assente, assente perché volontariamente non invitata, è la sincerità, dichiaratamente evitata dalla coppia borghese come evidenziato da alcune esilaranti battute della commedia, “io sono contrario alla sincerità” asserirà, paradossalmente proprio con genuina e sorprendente sincerità, il prof. Così la crisi di una coppia scatenerà un gorgo distruttivo che trascinerà dentro di sé e coinvolgerà nel caos il rapporto di amicizia tra i quattro protagonisti e persino l’armonia della coppia (apparentemente) più salda in una sorta di tutti contro tutti dagli esiti inaspettati.

Solo Linda riuscirà a salvarsi da questa spirale distruttiva che cambia tutto per non cambiare niente e dalla corruzione di se stessa. Lei non è come gli altri, non vuole essere infelice. Stanca di lottare ogni giorno per far valere i propri piccoli ideali e  le proprie scelte, stanca di nascondersi, lei così giovane che ancora può salvarsi dalla voragine della ipocrisia e della falsità della borghesia, fugge. Fugge per realizzarsi, fugge per vedere altri mondi , fugge mantenendo fede a quanto lei stessa più volte ripete a Vanni:  “se mi accorgessi che tra noi è finita io prenderei le mie cose e me ne andrei in 5 minuti”, fugge per non tornare (non è, insomma, una fuga ambigua come quella di Nora nella scena conclusiva del dramma borghese Casa di bambola di Henrik Ibsen). Così facendo, in un certo senso, salva anche il suo (ex) compagno che al mattino, chiusa la porta dell’appartamento dietro le spalle della coppia di amici riappacificata, ispirato dai due pesciolini rossi ritrova l’estro e torna a scrivere.  E così alla fine inaspettatamente la coppia di innamorati si sfalda, i coniugi in crisi rimangono uniti per interessi e l’unico vero amore è forse quello del pesciolino rosso che finalmente ha una compagna. Il tutto si svolge con il tono della commedia e della satira sui personaggi stessi, la messa in scena è brillante, coinvolgente e assolutamente divertente, si ride spesso anche nelle situazioni più drammatiche.

Rubini aggiunge allo spettacolo una cornice meta-teatrale dal gusto pirandelliano ottimamente costruita (non unico elemento di questo genere, riferimenti alla teatralità delle azioni o dei ruoli che gli amici interpretano nei rapporti tra loro si susseguono spesso all’interno del testo), il flusso della commedia viene di tanto in tanto interrotto dagli interventi della assistente di regia oppure da (finti) buchi narrativi causati da attori in ritardo o assenti. Nel corso dello spettacolo i confini tra i due livelli, teatrale e meta-teatrale, si confondono fino a dissolversi uno dentro l’altro per giungere al momento in cui viene a ricrearsi una situazione liminale dove lo spettatore non riconosce più la propria posizione, se sta assistendo a un livello o all’altro, e si ritrova catapultato in una sorta di ulteriore sotto-testo che li racchiude entrambi .

La rappresentazione teatrale, e precedentemente il film, partecipa al filone delle commedie ambientate in una sola giornata/nottata e che rinchiudono i protagonisti in pochi metri quadri costringendoli a un confronto. Ricorda Carnage di Roman Polanski del 2011 basato sull’opera teatrale Il dio del massacro di Yasmina Reza (testo rappresentato più volte in Italia, in una versione con la regia di Roberto Andò tra gli attori c’era anche la stessa Michela Cescon che interpreta qui la dermatologa Costanza) ma nel nostro caso abbiamo invece un percorso inverso, dal cinema al teatro, ha tratti in comune anche con Il nome del figlio di Francesca Archibugi del 2015 per modalità di racconto e messa in scena e per le tematiche “politiche” ma anche con altri titoli italiani quali La terrazza, Parenti serpenti, La cena per farli conoscere e il più recente Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese (in particolare l’assenza di sincerità nei rapporti). Per Sergio Rubini, nel cui percorso artistico ricorre spesso il legame con il teatro e la letteratura (Shakespeare in L’anima gemella, Dostoevskij in La terra), Provando… dobbiamo parlare è una sorta di ritorno alle origini: La stazione, film da lui diretto nel 1990, era girato in un unico ambiente ed era versione cinematografica di una rappresentazione teatrale, anche in questo caso si ripresenta il percorso inverso, dal cinema al teatro, della commedia attualmente in tournée.

La composizione drammaturgica, incalzante, ironica, cinica, approfondisce la conoscenza dell’animo e della natura dei personaggi e permette anche allo spettatore di ripensare alla propria identità , allo stesso tempo viene magistralmente mantenuto un tono divertente e leggero coadiuvato dall’ottima interpretazione degli attori, su tutti un Bentivoglio formidabile e straordinariamente brillante e comico nel ruolo del rozzo chirurgo romano. Il clima della commedia è pertanto perfettamente equilibrato e assolutamente piacevole, Rubini fa un ottimo lavoro e senza dare mai giudizi indaga profondamente e abilmente nelle dinamiche relazionali e sentimentali rappresentando i personaggi e i loro rapporti in maniera complessa e vera.

Provando Dobbiamo Parlare 2

 

PROVANDO… DOBBIAMO PARLARE

 uno spettacolo scritto da: Carla Cavalluzzi, Diego De Silva, Sergio Rubini

regia: Sergio Rubini

regista collaboratore: Gisella Gobbi

con Fabrizio Bentivoglio, Michela Cescon, Isabella Ragonese, Sergio Rubini, Federico Fazioli

voce del pesce rosso di Giorgio Gobbi

scene: Luca Gobbi

costumi: Patrizia Chericoni

luci: Luca Barbati