“Animali notturni”: realtà e apparenza

novembre 24th, 2016 | by Luca Ieranò
“Animali notturni”: realtà e apparenza
Birdmen

(Una premessa: se dovessi parlare della sensazione che lascia questo film dovrei parlare del vuoto, se avessi dovuto fare un’analisi istintiva dopo la visione avrei lasciato una pagina completamente bianca, non sapendo minimamente cosa scrivere e in preda ad un momento di confusione alla fine avrei lasciato un’inutile indicazione, come quei corsi di auto-aiuto (di dubbia utilità) che suggeriscono che, per sentire davvero una cosa, è necessario focalizzarla per 6-7 minuti nella propria mente; pensate 6-7 minuti al vuoto e capirete cosa resterebbe dentro di voi dopo la visione di “Animali notturni”. Ma, non essendo un amante di tali tecniche, introduco solamente quanto leggerete (sì, dopo due o tre giorni alla fine qualche parola sono poi riuscito a scriverla) dicendo che ho visto diversi film in una sala di un cinema, diversi generi di film, drammatici, d’azione, thriller, horror, ma mai mi era capitato che finita la proiezione nessuno si alzasse dal proprio posto, che nessuno proferisse parola, che regnasse il silenzio più sordo. Poi se avete 6-7 minuti da spendere, e credete a queste cose, focalizzate il vuoto)

Sette anni dopo lo splendido esordio con A single man, che ha fatto vincere la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile all’ attore protagonista Colin Firth, lo stilista Tom Ford si presta nuovamente al cinema con Animali notturni che, dopo aver raccolto ancora un premio alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ovvero  il Leone d’argentogran premio della Giuria della 73ª edizione –, è approdato dallo scorso 17 novembre sul grande schermo, distribuito da Universal Pictures Italia. Come il primo film, tratto da Un uomo solo di Christopher Isherwood, anche la seconda opera dello stilista-regista è un adattamento cinematografico di un romanzo: Tony & Susan del 1993 scritto dal newyorchese Austin Wright (edito in Italia da Adelphi).

Il film racconta di Susan, una gallerista interpretata da Amy Adams che, nonostante il successo professionale, vive un momento difficile perché insoddisfatta, stanca del proprio lavoro, stanca di vivere in un mondo dell’apparenza (“Il nostro mondo è meno doloroso di quello reale” le dirà un fantastico Micheal Sheen freak rivelando la chiave di lettura di tutto il film) e in una relazione improvvisamente infelice. Inaspettatamente riceve un libro, un manoscritto, a lei dedicato dal suo ex marito (lasciato spietatamente perché giudicato debole per poi unirsi al rassicurante Walker che finirà per tradirla). Quando Susan apre il pacco si taglia il dito, è una sorta di presagio. Il racconto è  violento e brutale. Il romanzo si intitola Animali notturni, come il soprannome datole dall’aspirante scrittore quando erano ancora sposati, per via della sua insonnia cronica.

Animali Notturni2 Mentre Amy Adams legge, attraverso l’atto estremamente intimo della lettura che ci mostra i  suoi pensieri i suoi sentimenti e la sua esperienza, la storia del libro si materializza davanti ai  nostri occhi diventando un film nel film. La storia di Susan si intreccia con la storia del libro, il  piano del reale si collega con il piano dell’immaginario attraverso il montaggio in un  intrecciarsi di situazioni, posizioni, forme, colori che si fanno eco da un piano all’altro,  evidente nella risonanza tra i cadaveri posti su un divano rosso (come se fossero un’opera d’arte  della galleria di Susan) nel piano del romanzo e il corpo della figlia viva e vegeta di Susan steso,  nella stessa posizione, in una stanza dai contorni sfumati nel piano della realtà, oppure nel  continuo parallelismo tra i turbamenti del padre/marito del manoscritto e quelli della lettrice.

Ai due livelli si intersecherà in seguito un ulteriore piano, lo sguardo sul passato, i flashback della protagonista dove rivivremo il suo rapporto e le cause della rottura con l’ex marito Edward, interpretato da Jake Gyllenhaal (interprete anche del consorte protagonista della storia del libro), ex coniuge che in realtà, di fatto, non vedremo mai.

Nel romanzo-film dentro il film vediamo la tragica sorte di una famiglia, marito moglie e figlia adolescente, per mano di tre criminali. La storia (che ricorda un po’ Non aprite quella porta per le ambientazioni texane, un po’ L’ultima casa a sinistra di Wes Craven) ci tiene in bilico perché non riusciamo mai a comprendere pienamente quanto vi sia di reale e quanto di inventato, inizialmente siamo quasi portati a pensare che sia un fatto realmente successo nel passato della coppia Edward-Susan. Un fatto straziante e angosciante.

La colonna sonora, i tagli delle inquadrature, le luci, i colori, tutto aumenta esponenzialmente la tensione e l’angoscia. Il film è brutale fin dall’inizio con dei pingui corpi di donne che ballano davanti a uno sfondo rosso (sembra di veder danzare Jabba the Hutt) che sembrano inizialmente extra-diegetici (forse risposta di Tom Ford alle critiche mosse da coloro che avevano ritenuto A single man estremamente discutibile nella sua raffigurazione della Los Angeles dei primi anni ’60 come un luogo popolato solamente da individui esemplari di forma fisica perfetta) e che sono invece, lo scopriamo ancora attraverso il montaggio, delle installazione esposte della galleria d’arte contemporanea della protagonista.

Feroce è anche la scena, della storia nella storia, che ci mostra l’aggressione all’autovettura guidata da Jake Gyllenhall lungo una strada buia e deserta praticamente dispersa nel nulla. È una scena lunghissima, l’ansia porta all’attesa spasmodica di una fine, solo per capire cosa succederà, come si risolverà, se si risolverà. E invece la narrazione prosegue senza tagli, seguendo il reale scorrere del tempo e degli eventi, caricandosi di tensione. Ricordando esattamente la lettura di un libro che racconta gli eventi e la scena parola dopo parola.

IAnimali Notturni3l libro, il manoscritto non è solo una vendetta ma è anche la storia del dolore e della difficoltà di Edward che prova a dimenticare una persona di cui era innamorato, la sua ex moglie, e a superare le sue debolezze, è anche la storia della violenza che esiste nella fine di un amore. Tom Ford riesce a ricreare e a rendere percepibili sul corpo degli spettatori le stesse emozioni che prova Susan leggendo il libro, la durezza di una vendetta che non ha atti fisici brutali (anzi regalare un libro è un atto “elegante”). Il film è feroce esattamente come il manoscritto, ma è una brutalità che risiede nelle sensazioni non è esplicitata dalla visione. Non vediamo la scena dello stupro e dell’assassinio della moglie e della figlia, ma attraverso il marito e la sua ricerca dei colpevoli,  abbiamo lo stesso strazio che possiamo percepire guardando la scena dell’abuso di Lisbeth Salander in Uomini che odiano le donne.  Anche il colpo sul viso dello “scontro finale” non si vede, anche gli spari non lasciano quasi tracce suoi corpi.

Siamo completamenti immersi nella storia, seguiamo col fiato sospeso i passi dello sceriffo, magistralmente interpretato da Michael Shannon, certezza assoluta di qualità, che aiuta Edward nel romanzo alla ricerca dei tre aggressori fino all’atto conclusivo del confronto con il “capobanda” interpretato dal sorprendentemente e mostruosamente (in tutti i sensi in questo caso) bravo Aaron Taylor-Johnson, a dimostrazione , inaspettata, di una raggiunta maturità artistica.

Ma se questo trattenere lo spettatore, questo coinvolgerlo, questo destabilizzarlo è la forza del film diventa anche la sua stessa debolezza nel momento in cui l’ordine dei plot narrativi si deforma in modo tale che la storia della protagonista viene completamente dimenticata, la sua stessa presenza diventa, in un certo senso, inutile. Nulla viene esplorato fino in fondo di quanto ci viene mostrato o meglio accennato della vita di Susan: la storia con l’ex marito, la crisi col compagno attuale, il mondo dell’apparenza in cui lei vive e la sua voglia di conoscere il vivere “reale”. È la storia del libro, l’inquietudine della storia, che diventa la vera protagonista.

Possiamo, per consolazione, considerare la storia di Susan che si perde e svanisce come una sorta di annullamento dell’identità della protagonista spaesata tra i suoi errori e tra le violenze dei suoi uomini passati o attuali (entrambi, il tradimento del secondo marito è anch’esso una violenza), oppure possiamo credere di trovarci di fronte a un dramma borghese dove in realtà non succede nulla, dove l’unica svolta è un libro (una seconda realtà) che non porterà a nessun cambiamento, che non porterà a niente e la società borghese continuerà a essere intrappolata in sé stessa. Ma alcune scelte e i modi in cui vengono svolte e risolte alcune situazioni fanno dubitare che queste possano essere le idee e la volontà del regista.

Sebbene efficace ma imperfetto, Animali notturni è un ottimo passo avanti nel percorso cinematografico di Tom Ford, che dimostra grandi capacità e vasti margini di miglioramento sia narrativo che tecnico .