#echoes: Fugazi

novembre 14th, 2016 | by Antony Bidzogo
#echoes: Fugazi
Musica

Oggi vorrei iniziare con una domanda, che può sembrare anche provocatoria: è un attributo positivo considerarsi indipendente, anti-conformista nella musica? Cioè, non accettare le regole, gli interessi economici e di marketing che ci stanno dietro e crearsi una strada alternativa, per vivere di musica. E ancora, questo può portare a proporre un prodotto musicale migliore di quello che si sarebbe prodotto seguendo il percorso canonico dell’industria discografica?
Beh, i sostenitori del DIY (Do It Yourself) direbbero che è assolutamente possibile. E a giudicare dal successo ottenuto da varie realtà indipendenti nel decennio scorso, e in quello attuale, ci fanno pensare che hanno ragione. Tra tutti i gruppi che hanno fatto del DIY il loro tratto distintivo, ce n’è uno che ha segnato e influenzato una miriade di gruppi, che magari hanno avuto anche più successo di loro e, che è tra i miei preferiti in assoluto. Sto parlando dei Fugazi.

Band nata dall’alveo della scena post-rock/hardcore emo-punk degli anni Ottanta americana, annoverava come suoi membri Ian MacKaye (ex membro dei Minor Threat), Guy Picciotto e Brendan Canty (ex Rites Of Spring, una delle prime band emo, genere che negli anni Novanta spopolerà con artsiti come Sunny Day Real Estate o i Texas Is the Reason) e Joe Lally.
Picciotto e MacKaye entrambi alle voci e alle chitarre sono una delle coppie migliori, a mio parere, degli ultimi vent’anni a livello compositivo. Se ci aggiungete l’energia del basso di Lally, e l’incredibile talento di Brendan Canty (uno dei miei batteristi preferiti), il risultato non può che essere eccezionale. Una band a cui tanti si sono ispirati, o dalla quale sono stati influenzati, ma della quale mai nessuno ha saputo replicare il mix di punk, post-rock, emo e noise. Un gruppo unico, divenuto leggendario per tutto quel substrato che è l’alternative rock. E questa fama derivava anche dal fatto, che i Fugazi erano una band totalmente svincolata dai processi dell’industria discografica. Prezzi dei biglietti popolari, nessun tipo di merchandising e la ricerca di contesti affini al loro pensiero politico, dove poter suonare e portare la loro musica.
Debuttarono con la pubblicazione dell’Ep Fugazi nel 1988, a cui seguì un altro ep Margin Walker. I due ep, furono uniti e formarono l’album 13 Songs, che è considerato ufficialmente come primo lavoro della band. Ma con gli album Repeater e Red Medicine, il gruppo di Washington D.C delineò definitivamente il proprio sound e acquistò sempre più popolarità.

L’album che voglio consigliarvi oggi uscì nel 1998 e secondo me è la concentrazione di tutto il percorso artistico che i Fugazi hanno compiuto nei 15 anni di carriera assieme. L’album in questione è End Hits.
E’ il loro disco definitivo, il loro apice compositivo, dove tutte le atmosfere che li hanno contraddistinti, si incontrano armoniosamente. Una pietra miliare dell’alternative rock degli anni Novanta. Anche in questo, come in molti altri album dei quattro, sta la loro grandezza: ogni pezzo tenta – spesso riuscendoci – di essere l’elogio di una singola idea. Che poi le idee tra loro e i pezzi conseguenti siano contrastanti, è un valore aggiunto: coi Fugazi il valore della coesione interna dei brani interni ad un album diventa più elastico che in altre band. Ogni pezzo fa storia a sé, ma ognuno porta acqua allo stesso mulino, che è quello di cui sopra: la libertà, che nel loro caso non è solo un fatto di diritti, ma soprattutto di doveri.
L’album si apre con l’esplosione di Break  dove la batteria libera di scatenarsi viene spalleggiata da una linea di basso compulsiva e potente, perfetta base per i continui giochi tra le due chitarre di Picciotto e MacKaye. Segue la cavalcante Place Position che come tutti i pezzi dei Fugazi è un tracimare di energia nodosa e vertiginosa dai percorsi tortuosi, e Recap Modotti, notturno urbano che sembra suonato da un collettivo jazz in preda ad una fissa per il post-rock. Ci sono attacchi anti-sistema come Five Corporations e le quasi-ballate trasfigurate come No Surprise, le architetture rock’n’roll trascinanti (Foreman’s DogGuilford Fall) che si spezzano in break emotivi clamorosamente toccanti e sperimentazioni subacquee come Pink Frosty.  C’è, inoltre, e più di tutto, un modo di essere contro che non ha forse eguali nella storia della musica: umanistico, espressionistico, che pone l’accento non sul fatto collettivo ma sull’importanza delle scelte individuali, sul voler essere se stessi senza dover essere speciali e competitivi a tutti i costi. Un modo per dire a chi ascolta che l’unico modo per combattere è cambiare continuamente e sfuggire a qualsiasi categoria. O, quantomeno, provarci.

Purtroppo nel 2002 i Fugazi hanno deciso di interrompere il progetto dopo la pubblicazione dell’album The Argument, ma il loro sound è come sempre inimitabile.
Spero sia stata di gradimento la mia proposta e vi auguro un buon ascolto. Alla prossima!