#echoes: Brian Wilson

ottobre 17th, 2016 | by Antony Bidzogo
#echoes: Brian Wilson
Musica

Se si pensa alla musica rock o popolare (come dir si voglia) americana degli anni Sessanta, tra i primi gruppi, che unanimemente citeremmo, ci sono i Beach Boys.
La prima grande band americana, raggiunse un successo enorme a livello nazionale ed internazionale con le hit più famose come Surfin’ Usa, Surfer Girl, Misirlou, Let’s Go Trippin.
Un gruppo che per primo ha sperimentato una moltitudine di generi musicali dal surf rock alla psichedelica tipica degli anni ’60 fino al rock n’roll che, nel decennio precedente, aveva completamente rivoluzionato la musica leggera.
I Beach Boys, una delle band più influenti degli anni Sessanta, potevano vantare la partecipazione uno dei più grandi geni della musica del ‘900 che è l’artista di cui voglio parlare oggi, ovvero Brian Wilson.

Nato in California nei primi anni Quaranta, Wilson è cresciuto nell’America degli anni ’50 completamente ammaliato dalla musica di gruppi come i The Four Freschmen o di artisti come George Gershwin (del quale ha reinterpretato l’opera più bella, ovvero Rhapsody in Blue).
Considerato da tutti come il motore creativo dei Beach Boys, Wilson ha raggiunto livelli mai sentiti prima per quanto riguarda le armonie vocali. I cori delle canzoni del quintetto californiano, sono probabilmente i più belli della musica rock del ‘900 (a mio parere assieme anche a quelli dei Queen). Autore e compositore delle maggiori canzoni di successo dei Beach Boys, già negli ultimi lavori con la band, prima di intraprendere la carriera solista, Wilson aveva mostrato una particolarità nella scrittura dei testi, caratterizzati da toni a volte scanzonati o nosense.

Oltre al disco che vorrei consigliarvi oggi, vi esorto ad andare ad ascoltarvi Pet Sounds, a mio parere il più bell’album dei Beach Boys, un saggio della genialità di Wilson, che con questo album è riuscito a creare una sorta di sinfonia pop/rock, dove la armonie vocali si intrecciano perfettamente con i riff delle canzoni. In più va detto che Wilson fu un pioniere nella sperimentazione nella registrazione e nella post-produzione, che ne hanno fatto uno dei migliori artisti “da studio” dell’intero XX secolo. E se volete un motivo in più  per ascoltarvi anche questo disco, vi dico solo che troverete capolavori come Wouldn’t It Be Nice e God Only Knows (il pezzo preferito di Paul McCartney, il quale ha più volte detto che Pet Sounds è l’album che ha ispirato i Beatles nella composizione di Sgt. Pepper’s and The Lonely Hearts Club Band).

Non è però questo l’album di cui volevo parlarvi oggi. La storia di questo è disco è a dir poco travagliata. Il disco  che doveva seguire Pet Sounds e che, nell’idea di Wilson, avrebbe consacrato la sua musica, fu cancellato per ordini della casa discografica e motivo di depressione e di un periodo buio nella vita del musicista americano. Ma dopo più trent’anni, Wilson si decise a completare quell’opera, e questo ha portato all’uscita di Smile.

smile

Oltre alla sua storia travagliata, l’album viene considerato da molti insieme al già citato Pet Sounds, uno dei due capolavori musicali di Wilson, nei quali tutto il suo talento, la sua maestria nell’armonizzazione vocale e il suo genio compositivo, vengono espressi al massimo livello.
Se già con il lavoro precedente, Wilson era riuscito a creare una vera e propria suite pop, con Smile la qualità della composizione è ulteriormente migliorata. Tant’è che il disco è formato da tracce che si susseguono una dopo l’altra, come se fossero un’unica grande traccia, mantenendo anche una continuità delle liriche, contraddistinte dal particolare stile di Wilson.

Un album che non ha punti deboli. È un disco adatto a tutti, dai i più attenti a tutti i particolari compositivi e tecnici, a coloro che vogliono solamente gustarsi un po’ di buona musica. In particolare vi consiglio di prestare attenzione alla traccia Heroes and Villains, pezzo meraviglioso, il più bello del disco, secondo me. Ma perdetevi pure nella bellezza di Surf’s Up, o nella surrealità di Vega-Tables, probabilmente la traccia più divertente del disco.
Inutile che mi dilunghi nel citarvi le tracce: è un disco che va davvero ascoltato attentamente per essere apprezzato.

In quest’ultimo periodo è uno dei dischi che ascolto di più, anche perché solo ultimamente ho saputo riapprezzare il genio di Wilson, che a mio parere resta uno dei migliori talenti musicali del secolo scorso. Spero come sempre di aver stimolato la vostra curiosità, e che la proposta di oggi vi sia di gradimento.

Buon ascolto, alla prossima!