#InchiostRio – “Io alla loro età…”

agosto 17th, 2016 | by Luca Tantillo

Si sa, le Olimpiadi sono un evento sportivo atipico: non per forza l’atleta più giovane vince, anzi.

La prova vivente di questo assioma è Michael Phelps, che alla bellezza di 31 anni (età avanzatissima per un nuotatore) è tornato dal suo “esilio volontario” iniziato dopo Londra 2012 e si è ripreso il suo posto nell’Olimpo del nuoto: cinque gli ori e uno l’argento vinti in questa edizione delle Olimpiadi, che lo portano all’incredibile risultato di 23 ori olimpici vinti in carriera e lo fanno diventare lo sportivo più vincente della storia. Praticamente Phelps potrebbe essere una Nazione a sé.Così com’è anche il caso di Tania Cagnotto, che alla stessa età di Phelps, agli ultimi Giochi della sua carriera riesce finalmente a vincere quella tanto agognata medaglia olimpica, riempiendo l’ultimo buco di un palmarès straordinario. Infine, è il caso di Usain Bolt, che a 29 anni resta irraggiungibile per qualsiasi essere umano dotato di una normale capacità motoria.

Ma poi c’è l’altro volto delle Olimpiadi. Un volto più giovane, talvolta ancora sbarbato, che fa sentire tutti noi vecchi già a 23 anni, un po’ come quando, per la prima volta, vengono convocati in Nazionale dei calciatori nati dopo di noi. Quel volto spesso ruba il trono dei “vecchietti”.  Proprio come è successo a Federica Pellegrini scalzata dal podio da Katie Ledecky, un’atleta all’inizio della sua carriera e pronta a cancellare i record tracciati dalla nuotatrice nostrana. L’età? 19 anni: una matricola universitaria, si potrebbe dire.

Ancora più strano, forse, è pensare che alcuni di questi nomi rimbalzano sulla bocca di tutti da tempo ormai, come se fossero sempre esistiti nonostante la giovane età: è il caso di Gregorio Paltrinieri, considerato all’unanimità uno dei maggiori talenti del nuoto mondiale e che ha vinto la medaglia d’oro (data per scontata da gran parte della stampa sportiva) con una prestazione strepitosa, con una bracciata potente e un’intelligenza tattica da veterano. Un veterano all’età di 21 anni; che è poi la stessa di un altro campione Azzurro, quel Fabio Basile che nel judo ha stupito un po’ tutti salendo sul gradino più alto del podio per la 200° volta nella storia olimpica italiana. Senza contare, poi, chei giovani vincono addirittura più di una medaglia d’oro: è il caso di Simone Biles, ginnasta che in America non può ancora bere alcolici avendo appena 19 anni, eppure ha già portato a casa 3 medaglie d’oro in questa edizione dei Giochi, lanciando idealmente un bel guanto di sfida al “fratellone” Michelone Phelps (che di alcolici, invece, se ne intende).

Tuttavia, così come l’atleta “vecchio” non per forza perde, non per forza “giovane” è sinonimo di “vittoria”: è quello che è successo all’ItalVolley femminile, uscita in malo modo ai gironi e composta da diverse giocatrici “piccole”. Tra di loro, per rendimento e coraggio, è spiccata Paola Egonu, che è sì un gran talento della pallavolo, ma non ha ancora la patente avendo 17 anni.

Su tutto ciò però poi si proietta la gigantesca ombra del rischio di sfruttamento e dell’utilizzo di doping sui minorenni, compromettendo non solo la regolarità delle gare, ma anche lo sviluppo e la salute stessa degli atleti. In questo è la Cina a vincere la medaglia d’oro, da sempre accusata di presentare campioni poco più che bambini (specialmente nella ginnastica) falsificandone l’età e somministrando sostanze proibite per migliorarne le prestazioni: scalpore ha fatto l’intervista al nuotatore francese Camille Lacourt, che ha accusato il cinese Sun Yang, oro nei 200m e argento nei 400 stile libero e con in passato una squalifica per doping, di fare «la pipì viola» da quanto è pieno di stimolanti.

Per chiudere, una cosa che farà sentire vecchi tutti voi: la signorina Gaurika Singh, nuotatrice del Nepal, è la più giovane di questo Rio 2016. Lei ad appena 13 anni è alle Olimpiadi: voi, alla sua età, cosa facevate?