Pillole di #EuroInchiostro: Stand up for the Irish fans

giugno 28th, 2016 | by Luca Tantillo
Pillole di #EuroInchiostro: Stand up for the Irish fans
Sport

Per la nostra generazione c’è un’immagine ben precisa che anche il più profano del mondo del calcio ha impressa nella memoria. Un’immagine che affiora ogniqualvolta si sente la parola “ultras“, spesso usata (erroneamente) solo in chiave negativa: è quella di un lontano 6 maggio 2001, si sta giocando Inter – Atalanta e la squadra di casa sta vincendo 3 a 0. Ma ecco che, nel finale, succede qualcosa di mai visto: un gruppetto di ultras interisti, dopo essere riuscito a portare sugli spalti un motorino, lancia il mezzo giù dalla balaustra. È un aneddoto che viene spesso riproposto come “sfottò” proprio contro i tifosi del club milanese, ma ciò non toglie che l’inciviltà del gesto non fece che confermare lo stereotipo del tifoso medio di calcio, rozzo e violento.

Stereotipo che purtroppo sta venendo riconfermato in questo Euro 2016, funestato dal ritorno del fenomeno hooligans, questa volta sì un termine solo negativo ad indicare quella frangia di tifo violenta (ma si può davvero parlare di tifosi di qualcosa?) di origine inglese che tra gli anni ’70 e ’90 trasformarono gli stadi in campi per la loro personale guerra. Dopo le pesanti conseguenze che seguirono la strage dell’Heysel del 1985, da loro causata, sembrava finita quell’era di terrore: ma ecco che gli attuali Europei di calcio ci ricordano che esistono persone che, al sostenere la propria squadra, preferiscono mettere a ferro e fuoco le città che le ospitano.

Ma noi non siamo qui a parlare di loro: altri giornali hanno dato già troppa importanza a certi imbecilli. Noi siamo qui per parlare di quella che purtroppo è solo l’alternativa a simili barbarie, ma che dovrebbe essere invece la realtà dominante. Noi siamo qui per parlare di tifosi che vivono la loro passione per lo sport in modo sano e per i quali l’incontro con i supporters avversari è motivo di grandissima festa, non di stupidi scontri: noi siamo qui per parlare della tifoseria irlandese.

La loro gioia e le loro imprese hanno conquistato gli amanti del calcio di tutto il mondo, trasformando l’Irlanda in una sorta di “seconda Nazionale” per tutti, noi italiani compresi, d’altra parte proprio noi siamo stati i “fautori”, diciamo così, della loro qualificazione agli ottavi perdendo lo scontro diretto. Una sconfitta alla fine dolce, che non ha cambiato nulla nel nostro cammino e che ha regalato agli irlandesi la gioia del passaggio del turno. Un “gemellaggio” nato già prima, per le strade di Lille, dove le due tifoserie hanno condiviso il pre-partita all’insegna della birra, dei canti e di un clima di generale allegria, e cementificato poi allo stadio, quando i Boys in Green hanno accompagnato l’Inno di Mameli battendo le mani a ritmo: un semplice gesto che dà i brividi, soprattutto se si pensa alle numerose volte in cui gli inni nazionali vengono sommersi dai fischi degli avversari.

Ma non solo con noi è nato questo splendido rapporto: l’intera Europa è rimasta rapita dall’allegria e spontaneità della Green Army, in così netta contrapposizione con i “cugini” inglesi, che nel frattempo devastavano le città francesi in un amarcord di guerra fredda contro i russi. Sono gli stessi irlandesi a ribadire, orgogliosamente (e chi può biasimarli?), questo concetto:

«This is the difference between Irish fans and English fans» afferma uno di loro, tra un sorso di birra e l’altro, «We change the wheel of a car».

Ebbene sì, perché un gruppetto di irlandesi si era fermata a cambiare la ruota bucata di un auto di una coppia di anziani francesi, che ringraziano con un quasi commosso «Vive l’Irlande».

Enorme senso civico dimostrato anche in un’altra occasione: è quasi l’alba e la festa dei tifosi, come consuetudine in tornei così, è andata avanti tutta la notte, tra cori, balli e birre. Sempre come consuetudine, le strade e i marciapiedi sono invasi di cartacce, bottiglie e tutti i rimasugli del party notturno. Ma agli irlandesi la consuetudine non piace e così, nonostante l’ora e la stanchezza, si mettono a ripulire, come farebbe qualsiasi ragazzo dopo una festa fatta a casa sua. Il tutto, manco a dirlo, accompagnato da uno dei tanti canti inventati dalla marea verde: «Clean up for the Boys in Green» sulle note di Go West dei Village People, diventata ormai una sorta di secondo inno per i tifosi in trasferta in Francia.

Sì, perché la stessa base viene riutilizzata in moltissime occasioni, ma con parole adattate in base alla necessita: la più amata e diffusa è certamente «Stand up/sit down for the French police», cantata ogni volta che gli irlandesi incrociano una pattuglia francese, riuscendo persino a stemperare la tensione degli agenti dovuta al loro doppio compito di vigilare contro eventuali pericoli di terrorismo e di tenere a bada la marea di supporters venuti da tutta Europa. Il sorriso con cui partecipano, il più delle volte, alle coreografie irlandesi lascia trasparire quanto anche loro vorrebbero che tutti i tifosi fossero così.

Ma i Boys in Green non sono solo dei “pazzi” che cantano il “Padre Nostro” al passaggio di una suora o che esultano totalmente a caso all’uscita sul balcone di un ignaro francese. L’Armata Verde ha anche un cuore e lo ha mostrato in due occasioni: la prima è forse la più famosa, quella che ha fatto innamorare mezza Europa di loro, mentre un tifoso irlandese si innamorava di una bella francese. I suoi compagni non potevano certo lasciar passare inosservata la cosa e perciò la povera ragazza, divertita ed allibita, si è ritrovata circondata da centinaia di ragazzi che le hanno cantato I love you baby.

Sempre di baby si parla, ma stavolta letteralmente, che si stava addormentando su un tram in compagnia dei due genitori: cosa fare quindi se non coprire il piccolino con una bandiera irlandese e cantargli tutti insieme una ninna nanna? E guai a chi alza troppo la voce, perché «We have a baby here»

!

Per la nostra generazione c’è un’immagine ben precisa che anche il più profano del mondo del calcio ha impressa nella memoria. Un’immagine che affiora ogniqualvolta si sente la parola “ultras“. Ma per me, da oggi, quell’immagine sarà quella dei tifosi irlandesi.