Eco del Nuovo – L’arte di rubare storie (per milioni di lettori). Incontro con lo scrittore Andrea Vitali

giugno 3rd, 2016 | by Giorgia Ghersi
Eco del Nuovo – L’arte di rubare storie (per milioni di lettori). Incontro con lo scrittore Andrea Vitali
Eco del Nuovo

Autore bestseller di oltre tre milioni e mezzo di lettori, laureato in Medicina, insignito di numerosi e prestigiosi riconoscimenti, scrittore che fa rivivere il lago di Como (e soprattutto la natia Bellano) con storie fortemente ancorate alla realtà dei luoghi e dei personaggi che ci vivono.

Il 25 maggio Andrea Vitali approda al Collegio Nuovo, che ancora una volta dà l’opportunità alle sue studentesse e ai numerosi ospiti accorsi per l’evento di incontrare un personaggio di spicco nel panorama letterario contemporaneo. L’occasione è l’uscita del nuovo romanzo Le mele di Kafka (Garzanti, 2016), ma la conduzione di Anna Modena (Università di Pavia) assicura anche che il discorso si allarghi alla copiosa e diversificata produzione letteraria di Vitali, rintracciando anche suggestioni e modelli letterari meno citati.

Dopo aver raccontato della sua esperienza di vita e della sua carriera divisa tra la professione di medico e quella di scrittore, con particolare attenzione ai temi trattati tra le pagine del suo ultimo libro, è stato possibile porre allo scrittore alcune domande.

  • C’è qualche aspetto della professione di medico che ha influenzato ed è stato utile per la sua attività di romanziere?

Certamente essere un medico mi è utile dal punto di vista tecnico. Per esempio sfruttando gli studi di Medicina si tende a evitare l’“omicidio romanzesco”: se un personaggio non è più utile, la finzione narrativa prevede più che la morte un periodo di malattia che spesso si conclude con la guarigione. Inoltre la professione medica è banco di prova per la creazione dei caratteri dei personaggi, 25 anni di lavoro sono un serbatoio di storie!

  • Qual è il suo legame con il Lago di Como e perché ambienta lì la maggior parte delle sue storie?

Con il Lago di Como ho un forte legame affettivo. Sin da giovane mi sono sentito legato e radicato a questo luogo: è un posto tranquillo, non c’è la movida ma io non sono mai stato un tipo mondano, quindi è il luogo ottimale per le mie esigenze quotidiane.

Per le mie storie non ho inventato niente, ho preso tutto da lì. Ho descritto le vie, la piazza, il lungo lago di Bellano… c’è tutto quello che serve dal punto di vista urbanistico e paesaggistico. Ne Le mele di Kafka forse c’è meno il “senso del lago”, ma di solito i miei lettori sono affascinanti dalle atmosfere fiabesche che riproduco. Nel romanzo che sto chiudendo, il lago torna, eccome!

  • Il suo ultimo romanzo si intitola Le mele di Kafka, cosa c’entra lo scrittore praghese?

Kafka si lega all’episodio che mi ha portato a scrivere questo romanzo. Si dice che Kafka soggiornando in un albergo a Lucerna, lo stesso che compare nel libro, avesse litigato con il direttore perché gli era stata servita della frutta scadente. Il direttore in ricordo tiene delle mele a disposizione dei clienti nella hall dell’albergo. Una tradizione che si perpetua ancora oggi, come ho potuto verificare. Nel romanzo ho cambiato qualcosa: le mele non sono disponibili, sono solo per bellezza… A un certo punto il protagonista le prende e… ma non vado oltre, non voglio raccontarvi tutto!

  • La maggior parte delle sue storie sono ambientate negli anni ’50, ha mai pensato di poter scrivere un romanzo ai giorni nostri?

Sì, mi era venuto in mente, ma Bellano è cambiata e un tempo era più vivace di quanto non sia oggi. Bisognerebbe raccontare il momento di passaggio, ma non credo che riuscirei a farlo perché mi mancherebbe una visione diretta.

  • Qual è il suo metodo di lavoro? Ci racconti una sua giornata tipo.

Non ritengo che la mia occupazione sia davvero definibile come “lavorativa” in senso faticoso.

Al mattino scrivo perché ho maggiore lucidità, mentre al pomeriggio mi dedico alla lettura di libri di narrativa e di storia del ‘900 e dell’800, ma ora che ho più tempo sto cercando di recuperare anche la lettura dei classici. Inoltre mi interessano moltissimo anche la psichiatria e le neuroscienze.

Correggo poco, arrivo con le idee chiare al momento della scrittura. Non ho mai avuto l’angoscia della pagina bianca perché penso le mie storie molto prima, me le racconto e poi le scrivo.

Elisa Enrile, Giorgia Ghersi con la collaborazione di Arianna Pizzotti, Barbara Schiaffonati e Sara Carta