Basta silenzio, si parli delle Foibe!

febbraio 25th, 2016 | by Federico Mario Galli
Basta silenzio, si parli delle Foibe!
Cultura

In Aula Grande a Pavia, in onore della giornata del ricordo delle vittime delle foibe (10 Febbraio) Azione Universitaria ha organizzato una conferenza sull’argomento, presenti: studenti, cittadini e testimoni dell’atroce storia che ha cambiato per sempre l’Istria, Fiume e la Dalmazia.

Apre la serata Danilo Ciceri, rappresentante degli studenti di Scienze Politiche per Azione Universitaria, che, come organizzatore, ci tiene a ricordare e far ricordare ciò che hanno rappresentato per l’Italia le Foibe e l’esodo di quegli italiani che hanno dovuto lasciare la loro terra per poter continuare a vivere.
<< Orrore contro l’umanità >>, così Ciceri commenta i fatti avvenuti dopo la seconda guerra mondiale e, secondo lui, l’Università è il luogo preposto per parlare di questi fatti e di ciò che gli italiani hanno subito, persino l’ex Presidente Napolitano definì congiura del silenzio l’omertà che offuscò la storia.

Continua Federico Taverna, Consigliere Comunale di Voghera, che definisce la questione di entrambe le parti, sia di destra che di sinistra: la storia è stata censurata per troppo tempo, per nascondere una pagina scomoda a molti, si deve lavorare per far conoscere il dramma degli italiani. Quella delle foibe è stata una persecuzione etnica, la colpa: essere italiani, così il consigliere chiude il suo intervento.

Dal 2004, con la legge 92, il 10 Febbraio è riconosciuto ufficialmente come la giornata del ricordo, per questo, secondo Taverna, abbiamo il dovere di ricordare, come italiani, quello che avvenne.

azioneSpiega brevemente ciò che successe Gustavo Ferrara, dottore in scienze politiche, rivelando che  fare ricerche storiche è molto difficile e consultare gli archivi sul tema non è facile.
Dopo l’armistizio di Badoglio, l’ 8 settembre del ’43, il paese era impreparato e gli alleati divennero nemici, Istria, regione italiana, venne occupata da partigiani croati che diedero il via ad un’ondata di violenze che terminarono con l’eliminazione di personalità italiane influenti, contrarie al regime comunista, nelle foibe, ovvero cavità naturali di quella zona, in cui venivano gettati per essere eliminati.
<Una vendetta personale per ”far sparire” tutti gli italiani, sterminati, violentati e massacrati, con la scusa di essere fascisti, così continua Ferrara, che spiega che, dopo la vittoria contro l’Austria, le terre irredente passarono sotto il governo italiano, ma, dopo la fine della seconda guerra mondiale, divennero teatro di atroci violenze. A Zara, dopo il bombardamento, molti italiani furono gettati in mare, con l’accusa di essere fascisti.
Ferrara spiega che lo scopo era un altro: Tito progettava da tempo l’annessione di quelle terre alla Jugoslavia, e se gli italiani non abbracciavano il comunismo titino dovevano essere eliminati. Le persecuzioni diedero così il via all’esodo di oltre 350000 italiani da quelle terre per tornare in Italia.
Gli esodati che arrivavano in Italia, conclude Ferrara, trovavano rifugio in luoghi mal attrezzati e in condizioni disumane, come il caso, a Tortona, della caserma Passalacqua, che ospitò oltre 10000 di essi.

Prende la parola infine Luigi Del Ton, testimone, esodato a Tortona, durante il dopoguerra. Nato a Dignano in Istria, costretto a fuggire dato il clima di violenze e di anarchia che colpì la sua terra.
Si sente due volte italiano, una per nascita e una per scelta, rivela Del Ton  lieto che oggi si riesca ad aprire il cassetto della verità su quello che è successo, è stata un’epurazione etnica, afferma Del Ton, scappato a 13 anni dopo un viaggio pericoloso, nella più totale disumanità, al freddo e senza un pasto sicuro (ha ritrovato dopo 4 anni la sua famiglia e così è arrivato a Tortona, dove ha poi vissuto per molto tempo alla Caserma Passalacqua). Una città dentro la città, oltre 2000 persone tutte insieme in un unico spazio, divisi da una tenda, ma almeno eravamo vivi e insieme.

<<Questa è stata per me una fondamentale lezione di vita.>> conclude Del Ton <<Il compito degli italiani ora è non dimenticare.>>