… e li chiamano stereotipi

maggio 7th, 2015 | by Elisabetta Gri
…  e li chiamano stereotipi
Erasmus

Una delle peculiari caratteristiche della popolazione del Bel Paese è quella di utilizzare come mezzo di comunicazione ed espressione la gestualità. “Gli italiani parlano con le mani”, chi non lo ha mai sentito dire?! Alcuni potranno pensare non corrisponda a realtà, altri potranno affermare che non sia mai stata detta cosa più vera, e ci sarà anche chi, volendo a ragione condannare ogni stereotipo in quanto erronea induzione, dirà che tutta questa faccenda del gesticolare è puramente soggettiva.

Bè, all’estero, anche il più acerrimo nemico di qualsivoglia generalizzazione non potrà staccarsi di dosso questa etichetta poiché l’evidenza, la realtà dei fatti, avrà la meglio su di lui: se un italiano si esprime solo con i gesti, non viene capito.

Non si tratta di stereotipi, non si tratta di maldicenze, si tratta del fatto che, se ci si trova in un locale affollato con la musica che invade l’intera area del timpano e tutto ad un tratto si fa cenno con la mano di uscire, i propri interlocutori all’estero continueranno a fissare in maniera confusa la mano senza minimamente comprendere il messaggio che si voleva trasmettere. Tutto questo regala alla quotidianità una serie di episodi esilaranti riguardanti la comunicazione. All’estero i bambini non fanno girare l’indice sulla guancia per dire che ciò che stanno mangiando è di loro gradimento, la gente non muove avanti e indietro la mano chiusa a becco, così come non fa battere la mano destra nell’angolo convesso tra braccio e avambraccio. Da qui, poi, si procede nelle tipicità di ogni zona e regione d’Italia, chiaramente ancor più sconosciute, con le quali si è davvero costretti a riflettere sul fatto di poter considerare o meno tutto questo un puro, semplice e banale risultato del processo dello stereotipare.

 

Personalmente ho sempre creduto che la gestualità di noi italiani fosse, in generale, di gran lunga più pronunciata rispetto, se non altro, ai nostri più prossimi vicini di casa; ma venendo qui in Francia ne ho avuto la conferma senza nemmeno averla cercata.

E devo confessare che in questa presa di coscienza c’è del fascino non indifferente. Evidentemente non solo per me ma anche per alcuni di loro che, anziché dire a parole che non gliene può fregar di meno, fanno scorrere decisi l’indice sotto al mento.