L’Eco del Nuovo – “STORIA DI MIO PADRE ROCCO, GIUDICE UCCISO DALLA MAFIA”

aprile 7th, 2015 | by Giorgia Ghersi
L’Eco del Nuovo – “STORIA DI MIO PADRE ROCCO, GIUDICE UCCISO DALLA MAFIA”
Eco del Nuovo

Nel codice c’è tutto

Giovedì 26 marzo il Collegio Nuovo ci ha dato l’opportunità di incontrare una donna di grande rilievo, il magistrato e parlamentare europeo Caterina Chinnici, in occasione della presentazione del suo libro “È così lieve il bacio sulla tua fronte. Storia di mio padre Rocco, giudice ucciso dalla mafia”, Mondadori, 2013.  A condurre la conferenza il professor Dario Mantovani, ordinario di Diritto Romano presso il nostro Ateneo.

Entrata in magistratura a 24 anni, Caterina Chinnici è stata il più giovane magistrato a essere nominato a capo di un ufficio giudiziario: Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni prima di Caltanissetta poi di Palermo, nel 2012 è stata nominata capo del Dipartimento per la giustizia minorile. Dopo tre anni alla Regione Sicilia, il maggio scorso viene eletta nel Parlamento Europeo.

Caterina Chinnici scrive per fissare nella memoria la storia del padre, il giudice Rocco Chinnici, l’inventore del “pool antimafia” (come lo battezzò Antonino Caponnetto) con Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Giuseppe Di Lello. Nel libro il magistrato ricostruisce la figura di Chinnici nei suoi aspetti pubblici e privati, non solo giudice, ma anche un uomo comune, un padre di famiglia, in un racconto che non si ferma a quel 29 luglio del 1983, a quell’attentato mafioso in cui perse la vita, insieme al maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della sua scorta, e il portiere dello stabile di casa, ma va anche oltre.

La forza che si coglie in queste pagine, biografiche e allo stesso tempo autobiografiche, è che il vero eroismo è l’eroismo della quotidianità: è la storia di una persona che ha preso posizione e ci invita a fare altrettanto, la storia di una famiglia che ha rappresentato per un giudice sempre più esposto alla mafia il luogo in cui trovare quella serenità che progressivamente veniva meno.

Il professor Mantovani ha guidato il pubblico attraverso una serie di domande che dall’infanzia alle esperienze lavorative più recenti, dalla mafia di allora a quella di oggi ci hanno permesso di riflettere sul rapporto tra criminalità organizzata e legalità di cui Caterina Chinnici, in qualità di magistrato e di figlia, si è fatta interprete.

Negli anni ‘70 non si parlava di mafia, si parlava di volgare delinquenza perché la gente non voleva essere coinvolta, dominava il silenzio. La mafia era diventata un sistema con cui tutti avevano imparato a convivere senza rendersi conto che alterasse completamente i valori, plasmando soprattutto i giovani che ancora non si erano assuefatti a quel sistema e che forse più degli adulti avrebbero potuto rendersene conto. Proprio a loro guardava Chinnici affinché aprissero gli occhi e trovassero la forza di reagire. Oggi – dice la Chinnici – i giovani hanno una maggiore consapevolezza, la cultura dà la possibilità di fare le proprie scelte e rende liberi. La mafia non è più quella di 30 anni fa, la struttura è cambiata e le tecniche si sono affinate: se già allora la mafia cercava di agganciarsi alla politica e al potere, oggi questa è una realtà.

Caterina Chinnici conclude chiarendo un passo del suo libro, spiegando cosa significhi per lei appartenere alla categoria degli “uomini duri”. La cosa più difficile da difendere è la normalità, ci vuole impegno e fatica per mantenerla. “Che tu sia uomo o donna devi appartenere alla categoria degli “uomini duri” per tornare alla normalità. La bomba non ha solo devastato i corpi, ma le nostre vite, la nostra famiglia, la nostra sicurezza… bisogna appartenere alla categoria degli uomini duri per continuare a credere in quello in cui credevi prima che quel fatto sconvolgesse la tua vita”.

copertina libro Chinnici

Di Elisa Enrile e Giorgia Ghersi