LA PENNA D’OCA E LO STOCCO D’ACCIAIO

febbraio 13th, 2015 | by Giorgia Ghersi
LA PENNA D’OCA E LO STOCCO D’ACCIAIO
Cultura

Scoprire, capire e reinterpretare Gian Pietro Lucini insieme a Pier Luigi Ferro

Venerdì 30 gennaio il Teatro Chiabrera di Savona ha ospitato un evento particolare: la presentazione del libro “La penna d’oca e lo stocco d’acciaio” di Pier Luigi Ferro (studioso di italianistica e direttore scientifico di “Resine. Quaderni liguri di cultura”), un’occasione di incontro che segue di due mesi il convegno scientifico svoltosi a Como, dedicato allo scrittore milanese Gian Pietro Lucini, studente presso l’Università di Pavia, in cui si laureò in giurisprudenza, nei primi anni Novanta dell’Ottocento. 

Un convegno dunque per scoprire o meglio riscoprire Gian Pietro Lucini accompagnato da un concerto concepito su brani dell’epoca e da una performance di Giovanni Fontana, uno dei più noti artisti europei nel campo della poesia sonora e visiva. Tutto questo sullo stesso palco, in un’unica, insolita e stimolante occasione culturale che ha permesso di saggiare la feconda interazione tra letteratura, musica, storia e spettacolo che tanta parte ha avuto nella vita e nell’opera dello stesso Lucini: una presentazione non convenzionale per trattare di uno scrittore a sua volta diverso, provocatorio e ribelle.

FOTO PENNA D'OCA E STOCCO D'ACCIAIOPer l’occasione, sono intervenuti Pier Luigi Ferro autore del saggio, Fausto Curi professore emerito all’Università di Bologna, Silvio Riolfo Marengo direttore responsabile della rivista “Resine”, Manuela Manfredini e Stefano Verdino docenti dell’Università di Genova.
Di fronte ai numerosi spettatori di tutte le età intervenuti per assistere alla presentazione la voce della soprano Maria Catharina Smits, accompagnata dalla pianista Federica Scarlino, contribuisce ad entrare nella giusta atmosfera con il concerto “Canzoni amare, galanti e di rivolta”.

L’introduzione all’incontro spetta a Pier Luigi Ferro il quale tratteggia sapientemente la figura di Gian Pietro Lucini e i suoi rapporti con Arcangelo Ghisleri, una delle figure di maggior spicco nell’ambito del repubblicanesimo lombardo, tema su cui verte il saggio presentato, raccontando una storia di politica, giornalismo e letteratura che si dipana dai delicati anni ’90 dell’800 fino alla crisi che prelude allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Si tratta in sostanza, nel volume di Ferro, di una fase che va dagli esordi simbolisti del poeta al 1898, con le stragi di Bava Beccaris e l’uccisione, a Pavia, dello studente Muzio Mussi, figlio del vice-presidente della Camera e futuro sindaco di Milano, il radicale Giuseppe Mussi. Lo studio dà inoltre conto del contemporaneo coinvolgimento del poeta nella direzione della casa editrice Galli, poi Baldini e Castoldi, e quindi del disgusto per le vicende editoriali, oltreché sociali, che porteranno lo scrittore ad accentuare un impegno politico destinato a sfociare nella maggiore poesia luciniana delle “Revolverate”.

La professoressa Manfredini delinea i tratti salienti della maggiore raccolta poetica luciniana, le “Revolverate” di cui il libro di Ferro illustra bene la genesi e la collocazione editoriale. Si tratta di poesie di attualità e storia recente, satira sociale, invettiva sociopolitica, premessa per cambiare le sorti della poesia italiana e dire addio alla poesia del sentimento che guardi solo nell’interiorità del poeta.
Efficace la metafora del professor Verdino che paragona il saggio di Ferro, per la sua esaustività, quasi a una carta geografica in scala 1:1.

Pier Luigi Ferro segue attentamente il personaggio nello scorcio di non molti anni e divide gli avvenimenti in 4 capitoli, il primo sulla vicenda editoriale e gli altri 3 sui fatti del ’98 e seguenti. Nel suo lavoro di scavo lo studioso riporta all’attenzione documenti inediti (tra cui, di notevole importanza un carteggio col coetaneo Luigi Pirandello) e interventi mai più ripubblicati, corredati da un ricchissimo apparato di note, ma restituendo un’opera che, in quanto a difficoltà, non risulta eccessiva ma chiara e appassionante per un lettore accorto e dotato di sensibilità storica. È un libro che si apre in tante dimensioni per rendere conto della poliedricità di un intellettuale che usa la critica come arma principale della sua scrittura giornalistica, ma anche come alimento alla sua poesia.

La precisazione del professor Curi offre alla platea un’ulteriore e inaspettata chiave di lettura. La penna doca e lo stocco dacciaio” può essere considerato i prolegòmeni alle “Revolverate” e il suo autore Pier Luigi Ferro colui che ha assolto il compito di introdurre la poesia realistica di Lucini.
Revolverate”, come ogni testo realista, procede per scelte ed exempla, ciò che Lucini dice e ciò che non riesce a dire viene illustrato dal professor Ferro. Questa funzione anch’essa a suo modo didattica o didascalica non è un aspetto secondario della “La penna doca e lo stocco dacciaio”, ma uno dei più significativi.
La serata è chiusa dalla straordinaria performance dedicata alle “Revolverate” di Giovanni Fontana in collaborazione con  Diego Capoccitti.

Che senso può avere riscoprire e rileggere Lucini oggi?

Fausto Curi precisa che ci può essere un senso che riguarda la poesia, in quanto Lucini è stato molte cose, ma soprattutto un poeta, tuttavia ci può essere un senso anche per quanto riguarda la politica perché, sebbene Lucini non si sia mai occupato direttamente di politica, le “Revolverate” sono poesie politiche in senso preciso e schietto. Se in un primo momento potremmo pensare che la poesia di Lucini ci porti molto vicino ai fatti politici attuali, leggere il libro di Pier Luigi Ferro fa rimanere stupefatti e angosciati al pensiero di ciò che poteva accadere nell’Italia del 1898, quando pure si diceva ci fosse la democrazia. L’invito del professore è ad imparare dalla storia soprattutto le differenze. La realtà sociale che Lucini rappresenta è diversa da quella in cui viviamo oggi, ma non per questo l’autore è meno importante poiché al fondo, accanto a profonde differenze, c’è sempre qualcosa di simile, se non altro il disgusto di fronte a certe iniquità e ingiustizie.

In anni in cui si parla di disaffezione dalla politica una poesia politica di forte impegno e passione come quella di Lucini può ridare un po’ di sangue alle nostre vene ormai debilitate da una politica che non ci piace più, ci ha stancato, non riesce più a persuaderci. Leggiamo o rileggiamo anche per questo Lucini.