Sole di notte

dicembre 14th, 2014 | by Camilla Rossini
Sole di notte
Attualità

Ci parlano di parità. Di parità, capite? Dicono: «Siete uguali agli uomini, avete gli stessi diritti e le stesse possibilità. Dovete averli, è giusto così.» E noi, sciocche, ci crediamo.

Sciocche, perché è falso.

E non parlo di opportunità di lavoro, di scelte di vita, di tutele in materia di figli. Parlo della vita di tutti i giorni.

Ci sono donne che non prendono il treno da sole dopo le sei di sera. Donne che non guidano in luoghi isolati se in macchina con loro non c’è un uomo. Donne che “andrebbero a correre, ma sul Ticino…”

 

E poi ci sono donne che, giustamente, se ne fregano. Che esercitano il proprio diritto di parità in ogni ambito, anche nei più piccoli, anche nelle fatidiche e inquietanti ore in cui il sole cala.
Una di queste donne tornava da una serata con gli amici, aveva fatto mattina come si fa a vent’anni, la notte dell’undici novembre. È stata stuprata. Non era in periferia, non era nemmeno in minigonna (come quella “troia” della nostra redattrice, leggete qui). Era in pieno centro, e aveva la pretesa di tornare a casa da sola.

 

Come per l’orribile incidente di Elena Madama, ci sono alcune notizie in particolare che danno brividi sulla schiena. Brividi che denotano l’assurda, inesplicabile casualità dei ruoli (lei in ospedale, noi a leggerne sui giornali e a parlarne), che solo per una qualche combinazione aleatoria non sono ribaltati. Poteva essere chiunque di noi.

Perché quando accadono episodi tragici, si cerca sempre una ragione, un motivo rassicurante che spieghi “perché è accaduto a quella persona e non sarebbe potuto succedere a me”: e in caso di stupro tornano in auge i grandi classici, era buio, girava da sola, non si era fatta accompagnare.

Per gli stupri, ogni “conversatore/trice da bar” adduce i suoi motivi: la scelta di un certo vestito, la scelta di un certo orario, la scelta di un certo luogo, la scelta della solitudine. Sempre motivi -è risaputo- che hanno la vittima come soggetto.

E, tra donne e uomini che pensano che lo stupro sia -se non giustificato- quantomeno agevolato da comportamenti NORMALI, nessuna di quelle che tentano di fregarsene è al sicuro.

 

Ma poiché a quest’ultima categoria, che ad esempio la sera rifiuta di essere accompagnata fin sotto casa come se l’essere donna fosse una qualche forma di minorità (salvo accelerare il passo ogni volta che una presenza maschile si avvicina), poiché a quest’ultima categoria apparteniamo anche io e la maggior parte delle femmine che conosco, quel brivido sulla schiena è il brivido di tutte. Cosa dobbiamo fare, mi domando? Arrenderci? Viaggiare e camminare soltanto con la luce del sole, sempre con un uomo a fianco? Facile rispondere di no, che abbiamo il diritto e anche il dovere di vivere la nostra vita con naturalezza.

 

Ma anche questo, credo, è falso. È una facile semplificazione. La naturalezza ci viene strappata nella prima adolescenza, alla prima molestia velata o meno, al primo commento sgradevole cui tutte siamo state soggette.

Non c’è soluzione a breve. Continuerà a succedere. È ingiusto, è orribile, ma è l’unica verità. Possiamo solo scegliere se vivere questo stato di allerta da minorate che necessitano di tutela o  da indipendenti che sanno di correre un rischio.

 

E ogni sera, all’uscita dal locale, tirare la monetina e chiederci se domattina saremo lettrici del giornale o una notizia fra le sue pagine.